Le due “zone rosse” di Gallarate fotografano i problemi irrisolti e da affrontare



Due aree distinte, entrambe legate a problemi di sicurezza e degrado che non nascono oggi.
La mappa delle “zone rosse” di Gallarate
finisce per fotografare due criticità di lungo corso: la zona della stazione ferroviaria, e il quadrilatero che si sviluppa intorno a piazza Risorgimento e via Puricelli.


Il decreto firmato dal prefetto Salvatore Pasquariello è entrato in vigore il 10 luglio e resterà efficace per sei mesi, fino al 9 gennaio 2027.
Il termine tecnico è “zone a vigilanza rafforzata”: non si tratta di aree chiuse o interdette ai cittadini, ma di perimetri nei quali le forze di polizia possono disporre l’allontanamento di persone con precedenti o misure di prevenzione che tengano comportamenti molesti, violenti o tali da compromettere la tranquillità pubblica. L’inosservanza dell’ordine può portare a un successivo divieto disposto dal questore e a conseguenze penali.

L’assessore alla Sicurezza Germano Dall’Igna inserisce il provvedimento nel percorso seguito dall’amministrazione comunale negli ultimi anni. «Per Gallarate questo provvedimento rappresenta un ulteriore tassello di un percorso già avviato. In questi anni abbiamo investito nel potenziamento della Polizia Locale, nell’incremento dei servizi di controllo del territorio, nello sviluppo della videosorveglianza, nei servizi serali, nei progetti di sicurezza integrata, nella collaborazione costante con le forze dell’ordine e nel rafforzamento del presidio delle aree più sensibili della città».


«Non siamo di fronte a una risposta a un’emergenza, ma a un’azione di prevenzione che rafforza la presenza dello Stato nei luoghi maggiormente frequentati, aumentando la capacità di intervento delle forze di polizia e offrendo ai cittadini una maggiore percezione di sicurezza» dice ancora Dall’Igna.

A Gallarate l’istituzione delle due zone rosse assume inevitabilmente anche un significato politico. La sicurezza della stazione, del centro e dei quartieri era già uno dei temi utilizzati dal centrodestra per criticare l’amministrazione di Edoardo Guenzani, in carica dal 2011 al 2016. A dieci anni di distanza, dopo due mandati dell’amministrazione Cassani, le criticità non sono scomparse. Sono invece cambiate le modalità di controllo, sono aumentate le telecamere e sono stati introdotti servizi specifici, compreso il presidio della Polizia Locale alla stazione, mentre a livello nazionale sono stati introdotti  nuovi strumenti comprese – appunto – le “zone rosse”.

Dalla piazza stazione a Sciarè

 La zona rossa non coincide infatti con la sola piazza Giovanni XXIII, come potrebbe far pensare una lettura sommaria del provvedimento.
L’area sottoposta a vigilanza rafforzata si sviluppa soprattutto oltre i binari, sul lato del quartiere Sciarè (via Venegoni, via Cattaneo, via Bergamo) : è un po’ la sanzione del fatto che i problemi si sono estesi anche all’area “dietro ferrovia”, che dieci anni fa era più tranquilla. Sono comparse saltuarie occupazioni di edifici dismessi e ci sono stati episodi specifici piuttosto violenti (come nel giugno 2025).


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Controlli con unità cinofila della Polizia Locale, nella piazza rinnovata nel 2021

Una distinzione significativa, perché nel dibattito pubblico si tende spesso a identificare tutti i problemi con piazza Giovanni XXIII e con l’ingresso principale. La mappa individua invece un’area più ampia e spostata verso Sciarè.


Piazza Risorgimento e la zona adiacente

La seconda zona comprende piazza Risorgimento e le vie adiacenti, via Puricelli e piazzale Europa.
Anche qui: piazza Risorgimento è ormai al centro delle attenzioni da più di dieci anni. Era stata terreno di battaglia nell’anno di campagna elettorale prima del voto del 2011: sindaco e assessori di centrosinistra avevano persino usato una parte del loro stipendio per creare giochi per bambini e dare un segnale alla zona.

Dopo il “cambio della guardia” a Palazzo Borghi si era cambiato approccio, più securitario e volto a disincentivare la permanenza in piazza: in questo era stata simbolica la decisione del sindaco Cassani di eliminare le panchine in piazza, considerate un richiamo per persone sgradite (in particolare per un noto gruppetto di persone con dipendenze da alcol).

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La zona con i giochi, prima delle rimozione della panchine


Anche qui però la “zona rossa” fotografa un po’ l’estendersi delle aree problematiche, con l’inclusione di via Puricelli e piazzale Europa, dove peraltro i residenti hanno richiamato non solo problemi legati alla sicurezza in sé (risse) ma anche a fenomeni di degrado, ad esempio nella gestione dei rifiuti di un paio di esercizi commerciali.

piazza risorgimento gallarate

Intervento di 118 e forze dell’ordine, 2021


Va anche detto che in dieci anni compaiono anche dinamiche nuove.
Per esempio: piazza Risorgimento – soprattutto i portici verso via 20 Settembre – è diventato il punto di ritrovo dei rider, i lavoratori in bici e scooter che corrono ai ristoranti e locali per ritirare gli ordini e consegnarli nelle case dei gallaratesi.
È un fenomeno evidente, se si passa in zona a determinati orari, prima della “fascia” delle consegne: è un uso legittimo dello spazio pubblico, ma che ha aumentato quelle presenze in strada che possono creare una percezione di sicurezza sbagliata.

 






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