Il presidente del consiglio Carvalho indagato per 26 diversi reati presumibilmente commessi quando era sindaco della capitale Praia
L’accusatore Moreira a Nigrizia: “Gestiva la città a sua immagine e somiglianza”
Pochi giorni fa, presso l’università della Terza età di Praia, si è svolto un dibattito sulle elezioni che nel maggio scorso hanno rimesso alla guida del governo il Partito africano dell’indipendenza di Capo Verde (PAICV), all’opposizione per i dieci anni precedenti.
Nodo centrale della discussione, le ragioni dell’alto tasso di astensione registrato alle urne, che ha superato il 50%.
Un’ipotesi sulle origini di questo dato l’ha formulata Roselma Évora, una delle maggiori politologhe dell’arcipelago, secondo cui i due principali partiti del paese sono così simili, nei loro programmi, da renderli quasi indistinguibili. Per questo molta parte dell’elettorato avrebbe disertato i seggi.
È in questo clima politico, non particolarmente polarizzato e rispettoso dell’avversario fino quasi alla monotonia, che nei giorni scorsi è deflagrata quella che potrebbe essere una vera e propria bomba per una delle democrazie più in salute d’Africa, almeno stando ai maggiori indici che classificano la governance nel continente.
Il caso
Si è davanti a una prova inedita per il sistema politico-istituzionale dell’arcipelago: Francisco Carvalho, primo ministro appena nominato ed ex-sindaco della capitale Praia, fresco di creazione del nuovo governo, è stato formalmente accusato dalla Procura generale della Repubblica di 26 crimini risalenti a quando era primo cittadino della capitale capoverdiana, tra il 2020 e la sua designazione a capo del governo lo scorso maggio.
Oltre all’ex primo cittadino, tra gli accusati ci sono tre suoi consiglieri e anche alcuni imprenditori legati al settore dell’edilizia. Questi ultimi saranno giudicati da un tribunale ordinario mentre i quattro rappresentanti politici dovranno passare per la Corte d’appello di Sotavento.
L’accusa ha chiesto a Carvalho e ai tre consiglieri di rimborsare lo stato del danno erariale provocato dalle loro politiche con 370mila euro.
Le confessioni di Moreira
Le accuse verso l’ex sindaco sono legate soprattutto al modo con cui Carvalho ha gestito i rapporti col proprio esecutivo e col consiglio comunale durante il suo mandato. Lo ha confermato in esclusiva a Nigrizia Samilo Moreira, uno degli estensori della denuncia da cui è partito il caso.
All’epoca dei fatti, Moreira faceva parte sia del PAICV che dell’esecutivo della capitale, in cui ha anche ricoperto l’incarico di assessore ai trasporti. Il politico ascoltato da Nigrizia è entrato in forte attrito con Carvalho fin dal 2021 però, lasciando il PAICV l’anno successivo.
Moreira ha anche provato a candidarsi con una sua lista alle municipali del 2024, senza riuscirci.
Secondo l’ex assessore, l’obiettivo iniziale di Carvalho era formare una giunta a sua immagine e somiglianza. Il sistema elettorale per le comunali di Capo Verde, infatti, prevede l’elezione popolare non soltanto del primo cittadino (come capolista del partito vincitore), ma anche dei componenti della giunta.
Così, secondo Moreira, il neo sindaco avrebbe cercato di costringere lo stesso Moreira, oltre ad altri due assessori, a rassegnare le dimissioni per sostituirli con delle figure a lui più fedeli.
Una ricostruzione in linea con le accuse poi formulate del pubblico ministero, così come ricostruite dall’agenzia portoghese Lusa a partire da un documento della Procura generale.
Secondo quanto emerge da questo testo, Carvalho avrebbe a un certo punto iniziato a modificare la struttura del governo per agire con maggiore libertà politica. Ma anche per commettere degli atti illeciti, sempre secondo quanto affermato da Moreira e dall’accusa. Atti illeciti che sarebbero stati coperti dal PAICV.
Tra questi si annoverano la redistribuzione degli incarichi senza passare né per la giunta né per il consiglio comunale e l’approvazione del bilancio municipale anch’esso senza alcuna votazione.
La Procura generale ha segnalato inoltre degli abusi che trascenderebbero il perimetro dell’illecito amministrativo, per sfociare nel penale. Ad esempio il trasferimento di proprietà alla ditta locale Evolution Engenharia di alcuni lotti di un complesso in una delle zone più turistiche della capitale dal valore di due milioni di euro.
Questo blocco sarebbe stato consegnato all’azienda a titolo di risarcimento per dei vecchi contenziosi, nonostante il complesso fosse già stato assegnato al patrimonio pubblico.
Fra le altre accuse spicca inoltre la falsificazione di un documento che il comune avrebbe firmato congiuntamente col Tribunale amministrativo, il cui presidente nega però di avere mai siglato.
Moreira afferma di aver sottoposto la questione di questi abusi a quello che era ancora il suo partito, lamentando una gestione delle istituzioni comunali autoritaria e del tutto inadeguata da parte di Carvalho.
Moreira era anche arrivato a chiedere al partito di non candidare il sindaco alla carica di primo ministro. “Ma il partito era lo specchio di Francisco Carvalho”, ha ricordato Moreira, cosicché l’unica soluzione era stata uscire dal PAICV e, insieme agli altri due ex-assessori coinvolti nella vicenda e ad un alto dirigente del comune, denunciare gli abusi alla magistratura.
Una magistratura che, istruito il processo e raccolte le prove, pochi giorni dopo la formazione del nuovo governo ha messo nero su bianco, formulando un atto di accusa di 99 pagine contro l’attuale primo ministro.
Cosa può succedere
Gli scenari sono, al momento, incerti. Il primo ministro ha immediatamente risposto alle accuse, evidenziandone la presunta natura politica. Carvalho è arrivato a definire le accuse a suo carico “un tentativo di colpo di stato mascherato da opposizione”.
Secondo il presidente del governo, passare per via giudiziaria è un modo delle opposizioni per raggiungere “con altri mezzi ciò che non sono riusciti a ottenere” alle urne.
“Coloro che insistono nell’alimentare instabilità, sfiducia e conflitti permanenti stanno rendendo un pessimo servizio al popolo capoverdiano”, ha aggiunto Carvalho, che ha comunque riaffermato il “massimo rispetto per la giustizia” e la volontà di rispondere alle accuse “come ho sempre fatto: con serenità, trasparenza e totale fiducia che la verità prevarrà”.
Nel frattempo il presidente della Repubblica, José Maria Neves, tace. Anche se l’ordinamento di Capo Verde non permette al capo dello stato di licenziare il primo ministro, che può decadere soltanto attraverso il voto di sfiducia del parlamento, un pronunciamento della più alta carica dello stato sarebbe quantomeno opportuno, vista la complessa situazione istituzionale venutasi a creare.
Nel frattempo, dal presidente si è recato Eurico Monteiro, leader del principale partito di opposizione, il Movimento per la democrazia (MPD).
Monteiro ha premesso di credere nel principio di presunzione di innocenza rispetto al premier ma ha anche ma affermato che l’accusa formale contro il capo del governo “mette in discussione l’immagine e la credibilità delle istituzioni” e che quindi Carvalho debba dimettersi.
Il massimo dirigente dell’MPD ha chiarito di non considerare necessarie le elezioni anticipate ed evidenziato come la soluzione vada trovata all’interno del PAICV, visto che il partito “ha vinto le elezioni e ha legittimità a governare”.
L’attrito con Bissau
Alla situazione interna, già complessa, si aggiungono tensioni che provengono anche fuori dal paese. La Guinea-Bissau ha infatti congelato le relazioni diplomatiche con Capo Verde dopo che il PAICV ha espresso la sua condanna sull’arresto del leader delle opposizioni guineane Domingos Simões Pereira, ricondotto in carcere dopo mesi agli arresti domiciliari nei giorni scorsi.
Nel rendere nota la postura contro Praia, la giunta militare guineana ha fatto subito riferimento al caso giudiziario relativo a Carvalho, esortando il governo capoverdiano a curarsi delle sue questioni controverse prima di intervenire in quelle altrui.
Il PAICV è nato nel 1981 da una scissione del PAIGC, il partito guineano in cui milita Simões Pereira. Questo movimento aveva infatti guidato la lotta di liberazione contro lo stesso dominatore coloniale portoghese in entrambi i paesi.
Un premier “ingombrante”
A fronte di tutte le pressioni però, restano alcuni punti fermi. Il prossimo 15 novembre a Capo Verde ci sono le elezioni presidenziali e Neves avrà bisogno di tutto il sostegno del proprio partito, il PAICV, controllato da Carvalho, per essere rieletto. Appare quindi improbabile che Carvalho presenti le sue dimissioni già adesso, visto il suo ruolo dominante all’interno del partito.
I prossimi mesi rappresenteranno allora il test più difficile per la democrazia capoverdiana. Da una parte la giustizia, che sembra decisa ad andare avanti col processo e chiarire i capi di imputazione per Carvalho e le altre figure coinvolte.
Dall’altro il potere esecutivo, appena costituitosi, che nasce azzoppato e che dovrà affrontare le ire dell’MPD oltre che la società civile, per quanto i movimenti sociali si siano mostrati finora abbastanza silenti.
Sullo sfondo, uno scontro fra i vari poteri dello stato, che rappresenterà la prova del nove della democrazia capoverdiana, chiamata a un esame di maturità, da monitorare con grande attenzione e curiosità. E non senza qualche preoccupazione per possibili fughe in avanti da parte di uno dei poteri dello stato, esecutivo in primo luogo.
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