Vincent e Nicolas Poylo sono i co-founder di Moëhr, Maison di profumeria nata nel 1881 all’interno del Grand Hôtel de Monte-Carlo e che i due fratelli hanno riportato in vita dopo un lungo lavoro d’archivio. Nati e cresciuti in un albergo gestito dalla madre, i due fratelli francesi hanno trasformato i ricordi d’infanzia, la passione per il design, l’haute cuisine e l’ospitalità. Il risultato è una collezione di sei fragranze che guarda al passato con uno sguardo estremamente contemporaneo. Le loro composizioni si nutrono di alta cucina: poche materie prime d’eccellenza, selezionate con rigore e valorizzate senza inutili artifici, come un piatto firmato da un grande chef.
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Incontrandoli si capisce subito che Moëhr non nasce esclusivamente come progetto imprenditoriale, ma da dal dialogo continuo di due fratelli che condividono ricordi, curiosità e una visione comune. Vincent porta l’esperienza maturata accanto allo chef tre stelle Michelin Mauro Colagreco, Nicola quella del mondo del design e della ricerca storica al fianco di Ramdane Touhami. Due percorsi professionali diversi che hanno trovato un punto d’incontro in Moëhr.
Vincent e Nicolas Pylo: dall’infanzia alla nascita di Moëhr
Li incontro nel lounge bar di un elegante hotel milanese e la scelta della location non è casuale. Gli alberghi, per Vincent e Nicolas Poylo, non sono semplicemente dei luoghi di passaggio, ma luoghi in cui si vive. I loro occhi di bambini osservavano tutto con gran stupore, come se si trattasse di un albergo maestoso: l’idea del Grand Hotel. E proprio questa stretta connessione con ciò che rappresenta, i due fratelli hanno deciso di riportare in vita Moëhr, storica Maison di profumeria del Grand Hôtel de Monte-Carlo. Durante la nostra conversazione emerge continuamente il loro affiatamento. Si completano le frasi, si correggono a vicenda, ridono ricordando episodi dell’infanzia e trasformano ogni risposta in un dialogo. È proprio questo equilibrio tra due personalità diverse, ma profondamente complementari, ad aver dato forma all’identità della Maison.
Entrambi provenite da mondi diversi dalla profumeria. Come è nato il progetto Moëhr?
Vincent e Nicolas Poylo: In realtà il punto di partenza non è stato il profumo, ma il desiderio di creare qualcosa insieme. Fin da bambini sapevamo che prima o poi avremmo costruito un progetto comune. La profumeria è arrivata dopo, quasi come conseguenza naturale, perché è un linguaggio straordinario per raccontare un universo creativo.
Rosa, buro d’iris e pepe rosa. Jadis, Moëhr.
Siamo cresciuti in un piccolo hotel gestito da nostra madre. Non era un Grand Hotel, ma con gli occhi di due bambini lo sembrava. Nostro padre, invece, era architetto navale. L’ospitalità, il design e l’attenzione per i dettagli hanno sempre fatto parte della nostra quotidianità. Più tardi Vincent ha lavorato con Mauro Colagreco, mentre io ho collaborato con Ramdane Touhami, occupandomi di branding, retail e hotellerie. Sono stati percorsi diversi, ma complementari. È stato proprio studiando gli archivi di un antico hotel svizzero che abbiamo scoperto la figura di Nestor Moëhr, profumiere del Grand Hôtel di Montecarlo alla fine dell’Ottocento. Più leggevamo la sua storia, più ci rendevamo conto che quel mondo aveva qualcosa di incredibilmente vicino a noi.
Recuperare un marchio storico: tra ospitalità e alta cucina
Perché recuperare un marchio storico invece che crearne uno nuovo?
Vincent: Perché ci siamo innamorati del contesto in cui Moëhr è nato. Quella era l’età d’oro della grande ospitalità europea. Gli hotel erano piccoli mondi autosufficienti abitati da artigiani, fioristi, cuochi e persino profumieri che realizzavano fragranze su misura per gli ospiti. In quel periodo César Ritz e Auguste Escoffier stavano rivoluzionando il concetto di ospitalità e alta cucina. La loro filosofia era sorprendentemente moderna: togliere il superfluo e valorizzare pochi ingredienti straordinari. Per noi la gastronomia non è una semplice ispirazione estetica, ma un metodo di lavoro. Come uno chef costruisce un piatto partendo da pochi ingredienti eccellenti, allo stesso modo costruiamo una fragranza attorno a poche materie prime selezionate con cura.
È questo il motivo per cui parlate di gourmet fragrance universe?
Vincent: Esatto, anche se spesso il concetto viene frainteso. Non vogliamo creare profumi che sappiano di dessert o di piatti da mangiare. Ci interessa l’approccio dell’alta cucina: trovare accostamenti inaspettati per sublimare gli ingredienti.
Nicolas: La gastronomia ci offre anche un linguaggio universale. Parlare di consistenze, colori e ingredienti permette alle persone di immaginare una fragranza con maggiore immediatezza rispetto al lessico tradizionale della profumeria, che a volte può risultare elitario.
Le vostre formule sono volutamente essenziali: è questa l’idea di lusso di Vincent e Nicolas Poylo?
Vincent: Preferisco parlare di originalità più che di lusso. Una formula corta obbliga ad essere estremamente precisi. Non ci si può nascondere dietro decine di materie prime. Ogni ingrediente deve avere un motivo.
Nicolas: Lo stesso principio si trova anche nel design del flacone. Tutto nasce da elementi realmente appartenuti alla Maison, come il tappo ispirato all’originale del 1891. Abbiamo eliminato qualsiasi dettaglio superfluo, perché crediamo che la vera eleganza nasca dalla coerenza.
Avete detto di non aver costruito Mohër partendo da analisi di mercato. Oggi il pubblico vi sta dando ragione?
Vincent: È una delle soddisfazioni più grandi. quando una fragranza arriva finalmente nelle mani delle persone, il giudizio non appartiene più a te. Ricevere commenti positivi e sapere chi chi indossa i nostri profumi riceve complimenti è la prima vera vittoria. Ci sorprendono anche alcune reazioni. Jadis, per esempio, è costruito attorno alla rosa. Se lo presenti come un “profumo alla rosa”, molti pensano subito a qualcosa di femminile. Ma quando le persone lo scoprono senza etichette, succede il contrario: piace moltissimo anche agli uomini. È la dimostrazione che oggi le categorie tradizionali contano sempre meno. Un profumo deve emozionare, non rientrare in uno stereotipo.
Courtesy Press Office
Lavorare tra fratelli è sempre così semplice come sembra? Come sono i Fratelli Vincent e Nicolas Poylo sul lavoro?
Vincent: Siamo molti diversi, anche nei gusti. Io adoro Bénédicte, con il suo cacao affumicato, mentre Nicolas preferisce Saint Clair, più luminoso e fresco. Eppure entrambe le fragranze condividono la stessa anima. In fondo è quello che succede anche tra noi: personalità diverse, ma una visione comune. Naturalmente discutiamo. Abbiamo aspettative alte l’uno nei confronti dell’altro e ogni tanto ci scontriamo. Ma sono discussioni sane, perché alla base c’è una fiducia assoluta.
Nicolas: Credo che il nostro vero punto di forza sia essere cresciuti nello stesso modo. Condividiamo gli stessi valori, la stessa educazione e lo stesso modo di affrontare i problemi. Poi ciascuno porta competenze diverse. Vincent è più intuitivo, io sono molto più testardo e perfezionista. Tendo a soffermarmi sui dettagli e a cercare sempre ciò che si può migliorare. Alla fine però, sono proprio queste differenze che ci completano. Un’azienda è fatta soprattutto di relazioni. Con i collaboratori, i fornitori, i clienti. Poter costruire tutto questo da un rapporto di fratellanza è un privilegio enorme. Molti imprenditori affrontano questo percorso da soli. Noi abbiamo sempre qualcuno con cui condividere dubbi, responsabilità e successi.
Dall’infanzia a un futuro tutto da comporre
C’è un profumo d’infanzia che ricordate?
Nicolas: più che un singolo ricordo, direi un’atmosfera. Nel piccolo hotel dove siamo cresciuti c’era un armadio pieno di giochi da tavolo. Tra questi ce n’era uno dedicato agli odori: bisognava riconoscere le materie prime annusandole. Vincent ne era completamente affascinato.
Vincent: È vero, ci passavo ore. Ancora oggi penso che quella curiosità sia rimasta la stessa.
Quanto conta la curiosità nel vostro processo creativo?
Nicolas: Credo che la curiosità sia la qualità più importante per chi vuole creare qualcosa di nuovo. Significa continuare a chiedersi “perché?”. Perché una materia prima viene coltivata in quel luogo? Perché un’estrazione è diversa da un’altra? Chi la produce? Come cambia il risultato? Molte volte le risposte sono sorprendenti, altre volte sono deludenti. Ma il processo creativo nasce proprio da quella continua ricerca. Se smetti di fare domande, smetti anche di imparare.
Dietro Moëhr ci sono tre anni di lavoro. Qual è stata la sfida più grande?
Nicolas: Ricostruire una storia di cui sembrava essere rimasta pochissima traccia. Quando abbiamo iniziato non esisteva praticamente nulla di facilmente consultabile. Abbiamo trascorso mesi tra archivi pubblici e collezioni private, ricostruendo pezzo dopo pezzo la storia della Maison. Ogni scoperta apriva una nuova porta. Un documento portava a un altro, una bottiglia trovata da un collezionista permetteva di comprendere un dettaglio del design, fino a costruire un patrimonio coerente da cui partire. Parallelamente abbiamo coinvolto creativi, designer e artisti che hanno condiviso la nostra visione. Quando si avvia un progetto indipendente, senza grandi investitori alle spalle, la vera forza è riuscire a trasmettere un’idea capace di entusiasmare le persone e convincerle a farne parte.
Che cosa vorreste diventasse Moëhr tra dieci o vent’anni?
Vincent: Il nostro sogno è che Moëhr venga riconosciuta come la Maison che ha restituito una voce alla storica profumeria di Monte Carlo. Vorremmo che il nome tornasse ad essere un punto di riferimento, proprio come lo era un tempo.
Nicolas: Il progetto va oltre il profumo. Ci piace pensare a Moëhr come a un universo creativo ispirato all’età d’oro dell’ospitalità. Oggi realizziamo fragranze, domani potrebbe essere una boutique, un luogo di accoglienza o un’esperienza completamente diversa. L’importante è continuare a raccontare quello stesso modo di vivere la bellezza. Allo stesso tempo vogliamo essere sempre più presenti lungo tutta la filiera, dalla selezione delle materie prime fino all’esperienza in boutique. È una visione di lungo periodo, ma rappresenta perfettamente ciò che immaginiamo per il futuro del marchio.
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Emanuela Ghislotti
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