ecco quanto costa ogni anno agli italiani


Trenta-sessanta giorni di caldo intenso possono costare all’economia italiana tra 6 e 12 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,2-0,4% del PIL. La stima, contenuta in un approfondimento dell’Ufficio economico di Confesercenti, comprende maggiori consumi energetici, investimenti sugli immobili, perdita di produttività e minori ricavi nei settori più esposti. L’analisi arriva durante una fase di allerta sanitaria diffusa, con 16 città entrate nel livello rosso previsto dal sistema del Ministero della Salute.

Scomporre il conto da 6 a 12 miliardi

La voce più alta riguarda gli interventi che famiglie e imprese devono affrontare per rendere abitazioni, negozi e strutture più adatti a estati prolungate.

Confesercenti valuta tra 2 e 4 miliardi gli investimenti in impianti di climatizzazione efficienti, pannelli fotovoltaici, schermature solari e riqualificazione energetica. Si tratta spesso di spese non rinviabili, soprattutto negli immobili con scarso isolamento o apparecchi ormai inefficienti.

Seguono i maggiori costi dell’energia, stimati tra 2 e 3 miliardi. Il periodo di utilizzo dei climatizzatori si allunga e aumenta il numero di ore nelle quali negozi, uffici, alberghi e ristoranti devono mantenere temperature compatibili con lavoro e permanenza dei clienti.


La perdita di produttività viene quantificata tra 1,5 e 3 miliardi. Altri 1-2 miliardi derivano dal fatturato ridotto in edilizia, agricoltura, logistica, commercio ambulante e attività all’aperto.

Voce economica Stima annuale Effetto principale
Adeguamento di impianti e immobili 2-4 miliardi Maggiori investimenti
Energia per il raffrescamento 2-3 miliardi Bollette più alte
Produttività ridotta 1,5-3 miliardi Meno ore efficaci
Fatturato perso 1-2 miliardi Minori vendite e attività
Impatto totale stimato 6-12 miliardi Fino allo 0,4% del PIL

La spesa aggiuntiva per le famiglie

La climatizzazione estiva pesa già in media per circa 150 euro, secondo l’elaborazione dell’associazione. Nel giro di pochi anni la cifra potrebbe arrivare fino a 400 euro.

Alla bolletta vanno aggiunti acquisto, manutenzione e sostituzione dei condizionatori. Entrano nel conto anche il maggiore consumo d’acqua e le spese sanitarie collegate allo stress da calore.

L’impatto non è uguale per tutti. Una famiglia con reddito basso destina alla climatizzazione una quota più alta delle proprie risorse rispetto a un nucleo con entrate elevate. Gli anziani affrontano un rischio ulteriore perché possono avere bisogno di raffrescare l’abitazione per più ore e per periodi più lunghi.

Il problema cresce negli edifici poco isolati, dove l’aria condizionata deve funzionare più a lungo per ottenere lo stesso risultato. In questi casi il costo dell’energia si somma alla difficoltà di finanziare lavori di riqualificazione.


Il peso sulle microimprese

Un bar o un piccolo negozio che spende oggi circa 3 mila euro l’anno per raffrescare i locali potrebbe arrivare a sostenerne tra 5 mila e 6 mila.

L’aumento incide su attività con margini spesso contenuti e costi fissi difficili da ridurre. Il commerciante non può spegnere l’impianto nelle ore di apertura senza peggiorare le condizioni di lavoro e l’esperienza dei clienti.

Alla bolletta si aggiungono gli interventi sugli immobili. Un nuovo impianto, le schermature o l’isolamento possono ridurre i consumi negli anni successivi, ma richiedono liquidità immediata. Per molte microimprese la spesa iniziale diventa una barriera finanziaria.

Il rischio è un divario crescente tra operatori capaci di sostenere gli adeguamenti e attività collocate in edifici vecchi, locali in affitto o zone nelle quali i lavori risultano più complessi.

Ridurre il lavoro nelle ore oltre i 35°C

La produttività diminuisce quando le temperature elevate restano stabili sopra i 35°C. Aumentano errori, assenze per malattia e difficoltà nello svolgere attività fisiche.


I lavoratori più esposti operano nell’edilizia, nell’agricoltura, nella logistica, nelle manutenzioni e nel commercio ambulante. Anche mercati, pubblici esercizi con spazi esterni e servizi turistici all’aperto subiscono gli effetti del caldo persistente.

La perdita non dipende soltanto dalle ore formalmente sospese. Un turno può proseguire con ritmi più bassi, pause più frequenti e minore capacità di movimentare carichi o svolgere compiti che richiedono attenzione.

Se le giornate ad alto stress termico aumentano, le ore lavorate ma poco produttive possono diventare migliaia. Il costo ricade sull’impresa attraverso tempi più lunghi, ritardi e necessità di riorganizzare i turni.

Lo spostamento degli acquisti

Durante le ore più calde le strade si svuotano. I consumatori scelgono luoghi chiusi e climatizzati oppure rinviano l’acquisto.

I grandi centri commerciali e le piattaforme online possono intercettare questa domanda. Mercati, negozi nei centri storici ed esercizi di vicinato perdono invece una parte del passaggio pedonale.


Il caldo si aggiunge così alla concorrenza dell’e-commerce e allo spostamento delle vendite fuori dai centri urbani. Per un’attività che vive di ingressi spontanei, anche poche ore senza clienti possono ridurre sensibilmente l’incasso giornaliero.

Cambiano inoltre i prodotti acquistati. Il settore moda registra minore interesse verso capi invernali pesanti, penalizzati da stagioni fredde più brevi. Per negozi e produttori diventa più difficile programmare collezioni, scorte e saldi.

Ristorazione e spazi esterni

Nella ristorazione l’estate non porta automaticamente più posti utilizzabili.

Quando l’afa diventa intensa, i clienti evitano i dehors nelle ore serali ancora calde e preferiscono sale climatizzate. Un ristorante può quindi disporre di tavoli esterni formalmente aperti ma poco richiesti.

La capacità potenziale si riduce proprio nei mesi in cui molti operatori contano sugli spazi all’aperto per aumentare i coperti. Chi dispone di aree ombreggiate, ventilate o protette dal calore parte da una posizione migliore rispetto a locali esposti al sole o inseriti in piazze con pavimentazioni che rilasciano calore.


Nebulizzatori, tende, ventilatori e sistemi di raffrescamento possono migliorare la permanenza, ma comportano nuovi consumi e investimenti.

Turismo che si sposta

Le temperature elevate modificano anche il calendario dei viaggi.

La domanda tende a distribuirsi maggiormente nei mesi di giugno e settembre, mentre le settimane più calde di luglio e agosto diventano meno attraenti per città d’arte e itinerari urbani.

Le località montane possono beneficiare della ricerca di temperature più basse. Al contrario, destinazioni che richiedono lunghe visite all’aperto rischiano una riduzione delle presenze nelle ore diurne e una concentrazione delle attività al mattino o alla sera.

Lo spostamento verso i mesi di margine può allungare la stagione, ma costringe le imprese turistiche a ripensare turni, aperture, personale e promozione. Alberghi, guide, ristoranti e trasporti devono adattarsi a flussi meno concentrati nel tradizionale cuore dell’estate.


Trasformare gli edifici per contenere i costi

Confesercenti collega la riduzione del conto economico alla riqualificazione termica degli immobili e alla trasformazione degli spazi urbani.

«Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica. Il fenomeno ha smesso di essere un’emergenza meteorologica per diventare una variabile economica strutturale, che incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche. Una sfida che non si vince lasciando il problema all’iniziativa delle singole famiglie e imprese», commenta Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti.

Il presidente dell’associazione aggiunge:

«Serve un cambio di paradigma, con interventi strutturali. La soluzione nel lungo periodo probabilmente risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese».



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