Padova, 22 luglio 2026 – «Un giacimento difficile ma importantissimo», esordisce Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, ai microfoni di insidertrend.it riferendosi alla controversia che oppone ormai da tempo lo Stato del Kazakistan alla North Caspian Operating Company (NCOC), consorzio che raggruppa, tra le altre, big company del settore Oil & Gas del calibro di Eni, ExxonMobil e Shell, che assieme alla kazaka KazMunayGas sono da anni impegnate alla messa in produzione del mega giacimento caspico di Kashagan, il secondo del Paese centrasiatico per dimensioni, fonte di estrazioni che, in virtù del completamente della sua Fase 2, dovrebbero attestarsi a 450.000 barili al giorno.
UN PAESE CHE GALLEGGIA SUGLI IDROCARBURI
Anche a fronte di un orientamento dei suoi decisori politici in direzione di una diversificazione economica del Paese, il Kazakistan continua comunque a beneficiare ampiamente delle sue risorse energetiche fossili, seppure in un contesto caratterizzato da alcune apparenti contraddizioni. Come la prevalenza del petrolio sul gas naturale mentre, in un mondo che si vorrebbe in via di decarbonizzazione, sull’olio combustibile (teoricamente) si dovrebbe ridurre il ricorso. Ma soprattutto i deficit infrastrutturali e di gestione, ad esempio manutentiva dei tubi, con l’elevato contenuto di zolfo nel greggio che comporta una elevazione dei costi di produzione, ma anche i tempi morti dei fermi delle perforazioni. Nonostante le entrate (blocchi dei terminali e attacchi alle petroliere permettendo) Astana si affanna dunque a cercare di attrarre investimenti esteri diretti, in particolare dalle grandi compagnie del settore energetico con i loro capitali e le loro tecnologie.
PROIEZIONI, POTENZIALITÀ, CRITICITÀ
Attualmente, i cinque maggiori operatori del settore delle materie prime energetiche in Kazakistan ne controllano all’incirca il 65% della capacità produttiva. Si tratta della società di stato JSC KazMunayGaz, della Chevron, della Karachaganac Petroleum Operative BV, di PJSC Gazprom e di Eni. Del consorzio NCOC si è detto in precedenza, ora al riguardo va rilevato l’ampio orizzonte di indirizzo dei vertici di KazMunayGaz, che nel marzo dello scorso anno hanno deciso di entrare in partnership con la cinese CNOOC International per quanto concerne, almeno per il momento, le attività di esplorazione. Ora, le proiezioni di mercato al 2031 indicavano per il settore kazako degli idrocarburi un trend positivo, ma ovviamente queste previsioni sono soggette a revisioni continue a causa del critico combinato composto generato dalle situazioni conflittuali che incidono direttamente su aree chiave della produzione delle materie prime energetiche e del loro transito in direzione dei mercati di consumo.
Michele Marsiglia
CONTROVERSIA CON LA NCOC
E veniamo dunque alla controversia tra la Repubblica del Kazakistan e la North Caspian Operating Company (NCOC), che verte sul pagamento, preteso da Astana ma finora non soddisfatto dal consorzio di imprese impegnato nello sviluppo del mega giacimento di Kashagan, dell’ingente importo (cinque miliardi di dollari) comminato a seguito della multa comminata da un tribunale del Paese centrasiatico per «danni ambientali». Formalmente, il Ministero della Giustizia di Astana, valendosi del termine da esso stesso stabilito per il pagamento della sanzione (20 luglio 2026) , che a suo avviso estinguerebbe la sanzione, mette sull’avviso i destinatari del provvedimento che, a questo punto potrebbero venire adottate misure di natura esecutiva a carico del consorzio di imprese, unitamente all’applicazione di una mora del 10% dell’importo. In disaccordo con le altre società consorziate in NCOC, soltanto KazMunayGas si è resa disponibile al pagamento.
L’ANALISI DEL PRESIDENTE DI FEDERPETROLI ITALIA
Al riguardo, però, NCOC eccepisce che una corte arbitrale internazionale, la Commissione Onu per il Diritto commerciale (UNCITRAL) ha emesso a sua volta un ordine restrittivo che inibisce al Kazakistan di esigere il pagamento della multa oltreché di adottare qualsiasi misura mentre l’arbitrato è in corso. Parallelamente è in corso un altro arbitrato presso il Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative agli investiment (ICSID). Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, è intervenuto oggi ai microfoni di insidertrend.it per fare il punto della situazione riguardo a questa controversia che si trascina ormai da tempo (registrazione audio A798-22LUG26), egli ha inoltre analizzato le potenzialità e i possibili scenari con particolare riferimento al Kazakistan, alla sua produzione di idrocarburi e ai mercati delle materie prime energetiche in questa particolare critica fase.
A798 – ENERGIA, KAZAKISTAN: CONTENZIOSI E ARBITRATI, Astana richiede a NCOC il pagamento della maxi multa da cinque miliardi. Il Ministero della Giustizia di Astana ha minacciato il ricorso a un procedimento penale qualora il consorzio NCOC non estingua la pendenza mediante il pagamento dell’importo della multa comminata per danni ambientali.
L’intimazione è stata rivolta all’amministratore delegato del consorzio nella persona di Giancarlo Ruiu, ponendolo di fronte alla «responsabilità amministrativa e penale per inadempienza». Tuttavia, dal punto di vista del diritto internazionale questo non è possibile perché sono in corso degli arbitrati nelle sedi deputate, cioè al Centro Internazionale per il regolamento delle controversie relative agli investimenti (ICSID) e presso la Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale (UNCITRAL), che ha per altro emesso un provvedimento cautelare che congela la riscossione. Cosa sta succedendo? La controversia si ripercuoterà sulla produzione del secondo giacimento petrolifero kazako per volumi estrattivi? Sull’annosa questione ai microfoni di insidertrend.it è intervenuto MICHELE MARSIGLIA, presidente di Federpetroli Italia.
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Redazione Insidertrend
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