C’è stato un tempo in cui bastava confrontare due listini prezzi. Se un componente costava meno dall’altra parte del mondo, la scelta sembrava quasi obbligata. Oggi quella certezza si è incrinata. Dazi, tensioni geopolitiche, ritardi nelle consegne e catene di approvvigionamento sempre più fragili hanno insegnato alle imprese che il costo di un prodotto non coincide sempre con il suo prezzo. A volte il vero risparmio è avere un fornitore che risponde al telefono, consegna in tempo e aiuta a risolvere un problema quando il tempo stringe.
FILIERA CORTA È UNO STRUMENTO DI COMPETITIVITÀ
È attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato a Materia il nuovo incontro del ciclo “Il valore del vicino“, organizzato da Confartigianato Imprese Varese e Materia Imresa Lab, dedicato alle filiere corte e alla prossimità territoriale delle imprese. Un confronto che ha lasciato sullo sfondo ogni tentazione nostalgica, nessuno ha sostenuto che il futuro sia chiudersi nel proprio territorio. Al contrario. La sfida è continuare a vendere nel mondo, costruendo però vicino a casa quella rete di relazioni che rende un’azienda più veloce, più affidabile e, quindi, più competitiva.
È questo il messaggio lanciato dal presidente di Confartigianato Imprese Varese Paolo Rolandi che ha aperto la serata ribaltando un luogo comune: la filiera corta non è un’ideologia, ma uno strumento di competitività.
«Comprare vicino e vendere lontano» è diventata la sintesi di un approccio che guarda ai mercati internazionali senza perdere di vista il territorio. Perché oggi il fornitore non è più soltanto chi vende un componente, ma un partner strategico che contribuisce alla qualità del prodotto, alla velocità delle risposte e alla capacità di affrontare un mercato sempre più instabile.
LA FIDUCIA COME VANTAGGIO COMPETITIVO
Le testimonianze degli imprenditori hanno dato sostanza a questa visione. Per Mauro D’Oronzo, responsabile dei sistemi di gestione di RM Italia, tutto parte da quella che definisce una “fiducia lunga“. Un’espressione che racconta rapporti costruiti negli anni, ben prima dei contratti. Anche dopo l’ingresso dell’azienda in un gruppo multinazionale svizzero, la rete di fornitori del territorio è rimasta uno degli asset più preziosi. La vicinanza permette di risolvere un’urgenza in poche ore, ma soprattutto favorisce l’innovazione. Una visita in azienda, un confronto davanti a una macchina o il suggerimento di un fornitore possono trasformarsi in una modifica capace di migliorare il prodotto e rendere più efficiente il lavoro.
Per Simone Pasqualotto, fondatore e amministratore di Setecs Engineering, il patrimonio più importante ha invece un nome preciso: reputazione. Nel suo settore anche pochi giorni di ritardo possono bloccare una linea produttiva. Per questo puntualità, affidabilità e capacità di affrontare insieme i problemi finiscono per pesare più del prezzo. Il partner giusto è quello che mantiene gli impegni e, quando nasce una difficoltà, non sparisce ma contribuisce a trovare una soluzione.
La stessa logica attraversa il racconto di Fabrizio Severgnini, che parla di un vero e proprio “chilometro zero industriale“. Non una rete costruita con contratti e statuti, ma una collaborazione nata spontaneamente tra aziende che negli anni hanno imparato a conoscersi e a rispettarsi. C’è una regola non scritta che vale più di molte clausole: ci si aiuta senza sottrarsi i clienti. È così che imprese diverse riescono a mettere insieme competenze complementari e consegnare al mercato un prodotto completo, trasformando quella che potrebbe essere concorrenza in una forma di collaborazione intelligente. Ed è stato proprio il pubblico a confermare quanto queste relazioni siano reali. Chiamato in causa durante il dibattito, uno dei fornitori di Severgnini ha raccontato un rapporto che dura da circa venticinque anni. «Non ci siamo mai lasciati e non abbiamo mai pensato di scavalcarci per un cliente», ha spiegato, ricordando come, nel tempo, le due aziende abbiano imparato ad alternarsi nell’aiutarsi a vicenda, condividendo opportunità e competenze senza mettere in discussione un patto di lealtà mai scritto, ma sempre rispettato.
UN TERRITORIO CHE FA SQUADRA
Poco dopo è intervenuta anche un’altra imprenditrice, che ha allargato lo sguardo al territorio. Per lei la provincia di Varese dovrebbe essere considerata «una grande azienda virtuale», nella quale ogni impresa mette a disposizione una specializzazione diversa. La reputazione, ha osservato, è un capitale costruito negli anni e l’etica non ha bisogno di essere codificata in un contratto: «Bisogna averla dentro». Un richiamo che si è intrecciato con un’altra delle grandi questioni emerse durante la serata: il futuro delle imprese manifatturiere, il ricambio generazionale e la difficoltà crescente nel trovare giovani disposti a intraprendere professioni tecniche.
DAL PREZZO AL VALORE
A dare una lettura più ampia del tema è stato Federico Visconti, che ha invitato a guardare oltre la contrapposizione tra locale e globale. I distretti industriali italiani, ha ricordato, sono cresciuti tenendo insieme cooperazione e concorrenza. Collaborare non significa rinunciare a competere, ma creare un ecosistema nel quale le imprese si aiutano a crescere senza smettere di innovare. Oggi la sfida più difficile è conservare quel patrimonio di conoscenze diffuse che vive nelle officine e nelle piccole imprese, rendendo nuovamente attrattivi i mestieri tecnici e coltivando una cultura dell’apprendimento continuo. Perché il vero vantaggio competitivo non nasce soltanto dalla tecnologia, ma dalla capacità delle persone di imparare, adattarsi e trasferire competenze.
LA FILIERA CORTA VIVE DI FIDUCIA
Nelle parole degli imprenditori è emerso un filo comune. La filiera corta non è semplicemente una questione di chilometri. È un modello economico che vive di fiducia, reputazione, velocità, conoscenza reciproca e responsabilità condivisa.
Un patrimonio costruito nel tempo e difficile da replicare. È stata questa anche la sintesi proposta nelle conclusioni da Davide Ielmini, che ha descritto la filiera come una trasformazione del modo stesso di fare impresa. La fornitura diventa collaborazione. Il prezzo lascia spazio al valore. La distanza si trasforma in relazione. E forse è proprio qui che si nasconde il significato più attuale del “valore del vicino”: non accorciare soltanto le distanze tra aziende, ma costruire legami capaci di rendere più forte un intero territorio.
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