«Varese la trovo la città più sottovalutata d’Italia, per me è tra le città più belle d’Italia, ma la gente non lo sa». Michele Brambilla, residente a Luino, non usa mezzi termini quando si parla del suo rapporto con il territorio. «Mi piace tantissimo, mi piace la provincia, mi piace questa dimensione tra il lago, la Valganna, la Valcuvia. Ho scelto di vivere qua». Un legame che nel suo ultimo romanzo, ambientato tra la Brianza e la Milano degli anni Ottanta, si respira eccome, tanto che tra i nomi dei paesi citati compare anche Orino, «ovviamente», scherza l’autore.
Lo incontriamo, seppur in video, mentre sta passando le ultime ore di vacanza a Stromboli in casa di un caro amico, anche lui amante della Valcuvia. Michele Mozzati è stato ospite di Materia qualche mese fa per presentare il suo libro ambientato proprio sull’isola di fronte alla Sicilia.
Un successo nato al primo colpo
Il percorso narrativo di Brambilla è partito nel migliore dei modi: il romanzo d’esordio Non è successo niente di grave ha vinto subito il premio «Ceresio in Giallo». Una storia che l’autore aveva in mente da quarantacinque anni, ispirata a un fatto vero seguito da giovane cronista nel 1980 insieme a un collega dell’«Unità». Era il periodo in cui, racconta, si scriveva ancora con la Lettera 22 e si dettavano gli articoli agli stenografi. Il libro nasce da un’indagine su un caso di cronaca in Brianza, con interrogatori condotti di notte per non far trapelare in paese sospetti di infedeltà coniugale legati al delitto. Scritto in una pausa tra due direzioni di quotidiano, il romanzo è stato pubblicato da Elisabetta Sgarbi e ha vinto anche il primo Premio Vigàta, nato in Sicilia per il centenario di Camilleri.
La Milano da bere sullo sfondo di Mani Pulite
Il nuovo romanzo, spiega Brambilla, è ambientato dieci anni prima dell’inchiesta di Mani Pulite, nel 1981, e racconta la Milano che l’ha preceduta. Una città che dopo i cupi anni Settanta di bombe e terrorismo viveva una stagione di euforia senza freni, la «famigerata Milano da bere», fatta di serate esclusive e spese sfrenate. Il protagonista Mombelli, dice l’autore, è un mix di personaggi realmente conosciuti in quegli anni, tra tifosi da gradinata interistae spacconi milanesi poi diventati, con il tempo, quello che oggi chiameremmo il milanese imbruttito. Per Brambilla quel mondo covava sotto la cenere come un vulcano prima dell’esplosione che sarebbe arrivata proprio con Mani Pulite.
Il giornalismo che non c’è più
Un altro filo conduttore del libro è la nostalgia per un modo di fare giornalismo scomparso. Brambilla ricorda i suoi inizi alla cronaca di Milano del «Corriere della Sera», quando su 36 giornalisti in redazione solo tre restavano a impaginare e 33 stavano fuori a raccogliere notizie, un rapporto che con l’arrivo dei computer si è completamente ribaltato. Racconta anche la stagione dei giornali del pomeriggio, arrivati a vendere anche 250mila copie, e di come la tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino abbia segnato la fine di quella stagione, aprendo l’era della cronaca in diretta televisiva.
Una verità che resta sospesa
Al centro del nuovo romanzo c’è la scomparsa della signora Gisa, personaggio che pur non comparendo mai direttamente nel libro ne resta la presenza dominante. A differenza del primo romanzo, qui la trama è interamente inventata, anche se innestata su luoghi e figure reali: il nome della protagonista richiama quello di Adelaide Lampugnani, storica proprietaria della villa di Montevecchia legata alla famiglia Agnesi, tra i fondatori del Pio Albergo Trivulzio. Il libro, spiega l’autore, è soprattutto una riflessione sul limite umano nel raggiungere la verità giudiziaria, un tema che Brambilla collega, senza entrare nel merito processuale, alla difficoltà della giustizia di arrivare a certezze definitive in casi complessi.
Un autore che conosce il territorio da dentro
Non è un caso che le parole di Brambilla parlino di «luoghi del cuore». Nato a Monza nel 1958, ha diretto per quattro anni, dal 2002 al 2006, il quotidiano «La Provincia di Varese», prima di passare a «Libero» e a «il Giornale». Oggi vive tra Genova, dove dirige «Il Secolo XIX», e Luino, sul Lago Maggiore. Nella sua carriera ha lavorato vent’anni al «Corriere della Sera» e sei a «La Stampa», ha diretto anche la «Gazzetta di Parma» e il «QN Quotidiano Nazionale» (La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino e Il Telegrafo). Nel 2007 il Comune di Milano lo ha premiato con l’Ambrogino d’oro per la sua attività di giornalista e scrittore.
Dal premio al nuovo romanzo
Dopo il successo di Non è successo niente di grave, Brambilla è tornato in libreria con «La signora Gisa è improvvisamente scomparsa» (Baldini+Castoldi, collana I Lupi), un giallo ambientato nella Brianza degli anni Ottanta che ruota attorno alla misteriosa sparizione di una ricca signora dalla sua villa di Montevecchia. Anche in questo caso il romanzo nasce da un fatto di cronaca rielaborato con gli strumenti della narrativa, la cifra che lega i due libri e che affonda le radici nella lunga esperienza di Brambilla come cronista di nera.
Un giallo che affonda le radici nella provincia lombarda Brianza, estate 1981. Nella villa di Montevecchia la signora Gisa Lampugnani scompare senza lasciare traccia. Nessun segno di effrazione, nessun corpo, solo silenzi e contraddizioni che si accumulano attorno al marito Artemio Mombelli, primo sospettato per la freddezza e la rapidità con cui denuncia la sparizione. Attorno al caso si muovono due giovani cronisti che, mentre l’inchiesta ufficiale si arena, seguono piste parallele fatte di testimonianze ambigue, auto avvistate di notte, depistaggi e voci sussurrate in carcere. Più si scava, più il mistero si allarga a scenari inaspettati, tra denaro occulto, identità nascoste ed estremismo politico. Fuga, truffa o delitto perfetto? Il romanzo, come recita il claim scelto dall’editore, si regge su un’idea tanto semplice quanto efficace: «la verità è l’unica a non avere un alibi».
L’appuntamento a Materia
Il libro sarà presentato martedì 28 luglio a Materia Spazio Libero.
L’ingresso è libero.
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