L’osservatorio nasce con l’obiettivo di offrire alle istituzioni, alle imprese e alla società calabrese uno strumento stabile di conoscenza e confronto. Il primo approfondimento affronta una domanda decisiva per il futuro della regione: la crescita del turismo si sta trasformando in sviluppo stabile per le imprese, i territori e le comunità calabresi? La Calabria cresce nei flussi. Ora deve crescere nel valore.
Turismo in accelerazione, ma l’aumento degli arrivi non basta
Il turismo calabrese ha accelerato. Nel 2025 sono aumentati gli arrivi, le presenze, i visitatori internazionali e il traffico aeroportuale. La regione è diventata più accessibile e più presente sui mercati rispetto al passato. Si tratta di un risultato positivo, ma non ancora sufficiente per parlare di un traguardo pienamente raggiunto. Contare quanti turisti arrivano non consente, da solo, di capire quanto il turismo si trasformi in economia.
Occorre valutare quanto tempo i visitatori trascorrono sul territorio, in quali mesi arrivano, come si spostano, quali imprese incontrano e quanta parte della loro spesa rimane effettivamente in Calabria. Il punto centrale del Focus è netto: più turismo non significa automaticamente più sviluppo.
I numeri del turismo calabrese nel 2025
Secondo i dati provvisori regionali, nel 2025 la Calabria ha registrato 2.070.887 arrivi, con un incremento del 15,8% rispetto al 2024. Le presenze hanno raggiunto quota 9.113.532, aumentando del 9,7%. Particolarmente significativo è il risultato del turismo internazionale: le presenze provenienti dall’estero sono state 2.160.042, in crescita del 28,5%. Nello stesso periodo, gli aeroporti calabresi hanno movimentato complessivamente 4.367.864 passeggeri.
Sono risultati importanti, coerenti con il miglioramento dell’accessibilità e con una maggiore capacità di attrazione della regione. Gli indicatori devono però essere interpretati correttamente. Gli arrivi misurano il numero delle persone, le presenze indicano i pernottamenti, mentre il traffico aeroportuale comprende anche residenti, studenti, lavoratori e persone in viaggio per visitare familiari. Nessuno di questi valori, considerato singolarmente, misura il reddito generato, la qualità del lavoro o la diffusione dei benefici tra le imprese.
Nota metodologica: i dati regionali relativi al 2025 sono provvisori e soggetti ad aggiornamento. La base utilizzata nella sintesi indica una crescita delle presenze del 9,7%; la Banca d’Italia, sulla base di una precedente estrazione dell’Osservatorio regionale, riporta invece un incremento dell’11,6%.
La durata dei soggiorni non è la principale debolezza
Uno dei risultati più interessanti del Focus riguarda la permanenza dei turisti. Nel 2024 la durata media dei soggiorni in Calabria è stata di 4,65 notti, contro le 3,34 notti della media italiana. Il valore calabrese risulta superiore anche a quello delle principali regioni meridionali utilizzate come confronto. La permanenza media è diminuita rispetto al 2014, ma non appare come la principale debolezza del sistema turistico regionale.
La domanda da porsi, quindi, non è soltanto quanto tempo rimanga un turista, ma che cosa incontri e quanto valore generi durante i giorni che già trascorre in Calabria. Un soggiorno lungo può determinare ricadute economiche limitate quando la spesa rimane interamente all’interno di una sola struttura. Al contrario, anche un soggiorno più breve può coinvolgere ristorazione, commercio, cultura, trasporti, guide turistiche ed esperienze locali.
Il vero punto debole è il calendario turistico
La principale criticità del turismo calabrese è rappresentata dalla forte concentrazione stagionale. Nel 2024 il 58,8% delle presenze si è concentrato nei soli mesi di luglio e agosto. La percentuale sale all’85% considerando l’intero periodo compreso tra giugno e settembre. Secondo Eurostat, la Calabria occupa il primo posto in Italia e il terzo posto tra le regioni dell’Unione europea per concentrazione dei pernottamenti nei due mesi centrali dell’estate. La specializzazione balneare spiega una parte del fenomeno, ma non è l’unica causa. Regioni come la Puglia e la Sardegna dimostrano che anche una destinazione prevalentemente costiera può distribuire meglio la domanda durante l’anno.
La stagionalità non riguarda soltanto gli alberghi. Incide sulla continuità dell’occupazione, sull’utilizzo degli investimenti, sulla capacità delle imprese di trattenere competenze e sulla sostenibilità dei servizi. Nel comparto dell’ospitalità, l’incidenza del lavoro a tempo parziale tra gli addetti dipendenti raggiunge in Calabria il 70%, contro il 62% del Mezzogiorno e il 52% della media italiana. Il dato, preso singolarmente, non permette comunque di attribuire il divario esclusivamente alla stagionalità. Il problema non è avere un’estate forte. È avere un resto dell’anno troppo debole.
La crescita dei turisti stranieri può allungare la stagione
Nel 2024 le presenze dei clienti residenti all’estero rappresentavano il 19,7% del totale regionale, una quota ancora distante dal 41,5% del Mezzogiorno e dal 54,5% registrato complessivamente in Italia. Nel 2025, secondo i dati provvisori, la percentuale è salita al 23,7%, mentre le presenze straniere sono aumentate del 28,5%. Il dato assume un valore strategico perché la domanda internazionale è meno concentrata nei mesi di alta stagione. Nel 2024 soltanto il 39,5% delle presenze estere si è concentrato in luglio e agosto, contro il 63,5% delle presenze italiane.
L’apertura verso nuovi mercati, quindi, non serve soltanto ad aumentare il numero complessivo dei visitatori. Può contribuire concretamente ad allungare la stagione, a condizione che collegamenti aerei, attività promozionali, servizi e prodotti turistici siano progettati in maniera coordinata.
Aeroporti in crescita, ma muoversi in Calabria resta difficile
Il sistema aeroportuale calabrese ha superato nel 2025 i 4,37 milioni di passeggeri. L’aeroporto di Lamezia Terme ha oltrepassato i tre milioni di transiti, Reggio Calabria ha sfiorato il milione e Crotone ha superato quota 340 mila. Le principali porte d’ingresso della regione si sono quindi rafforzate. La difficoltà, però, comincia spesso dopo l’atterraggio. Nell’ultimo confronto territoriale omogeneo disponibile, l’offerta di trasporto pubblico locale nei capoluoghi calabresi è pari a 1.583 posti-chilometro per abitante, contro i 2.085 del Mezzogiorno e i 4.623 dell’Italia.
Una destinazione non può essere considerata realmente accessibile soltanto perché è facile raggiungerla dall’esterno. Deve essere anche semplice attraversarla: dall’aeroporto alla struttura ricettiva, dalla stazione al centro storico, dalla costa ai borghi, dai musei alle aree commerciali.
La sfida è trasformare il turismo in economia diffusa
Il turismo non termina alla reception di un albergo. La filiera analizzata da Osserva Calabria comprende complessivamente 26.084 imprese: 15.252 appartenenti alla componente diretta e 10.832 inserite nella componente estesa. La ristorazione e il commercio selezionato rappresentano quasi l’80% del totale. Si tratta di una base economica ampia, ma anche fortemente frammentata. Il numero delle imprese indica quante attività potrebbero beneficiare della domanda turistica, ma non consente di stabilire quante riescano realmente a intercettarla.
Il valore aumenta quando ricettività, ristorazione, commercio, trasporti, cultura, guide, artigianato e produzioni agroalimentari smettono di procedere su percorsi paralleli e diventano parti integrate della stessa esperienza turistica.
La spesa turistica vale l’11,5% dei consumi interni regionali
Un primo indicatore della rilevanza economica del settore arriva dai dati della Banca d’Italia. Nel 2024 la spesa turistica ricostruita rappresentava l’11,5% dei consumi interni della Calabria, contro il 10,2% registrato a livello nazionale. Il saldo tra la spesa effettuata in regione dai non residenti e quella sostenuta fuori dalla Calabria dai residenti era positivo e pari al 7,4% del PIL. Il dato conferma il peso economico del turismo, ma non permette di misurare in che modo il valore prodotto si distribuisca tra i diversi territori e tra le imprese.
I dati evidenziano come la Calabria non sia una destinazione omogenea, ma un insieme di cinque sistemi turistici con caratteristiche profondamente differenti. Una politica identica per tutti i territori rischierebbe quindi di produrre risultati diseguali.
I dati Regione per Regione
La provincia di Cosenza ha registrato 3.329.526 presenze, pari al 40,9% del totale regionale. La permanenza media è stata di 4,82 notti, mentre la quota di turisti stranieri si è fermata al 9,6%. È il principale sistema turistico calabrese per dimensione e riunisce costa, parchi nazionali, borghi e città d’arte. La priorità consiste nell’integrare queste componenti, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e distribuire meglio i flussi tra costa, entroterra e aree montane.
Vibo Valentia ha totalizzato 2.463.657 presenze, equivalenti al 30,3% del totale regionale. La permanenza media ha raggiunto 5,55 notti e la quota estera, pari al 37,5%, è la più elevata della Calabria. La forte specializzazione della Costa degli Dei sostiene l’intero sistema, ma tende a concentrare domanda e benefici in poche località e nei mesi di maggiore affluenza. La priorità è estendere le ricadute al resto del territorio, collegando strutture ricettive, commercio, cultura e produzioni locali.
La provincia di Reggio Calabria ha registrato 491.759 presenze, pari al 6% del totale regionale. La permanenza media, pari a 2,42 notti, è la più bassa tra le province calabresi, mentre la quota estera raggiunge il 23,6%. L’aeroporto e gli attrattori culturali ampliano il potenziale della domanda. La sfida è trasformare la mobilità e le visite di breve durata in soggiorni più strutturati, aumentando al tempo stesso la diffusione della spesa sul territorio.
Catanzaro ha raggiunto 1.188.987 presenze, pari al 14,6% del totale regionale. La permanenza media è stata di 4,09 notti e la quota estera del 15,5%. Il profilo provinciale combina turismo balneare, patrimonio culturale, servizi e funzioni amministrative. La priorità è rafforzare i collegamenti tra costa, città e aree interne, costruendo un’offerta più integrata e riconoscibile, capace di prolungare i soggiorni e ampliare le ricadute economiche.
Crotone ha registrato 670.041 presenze, equivalenti all’8,2% del totale regionale. La permanenza media è stata di 5,54 notti, mentre la quota estera si è attestata al 9%. Le risorse ambientali, archeologiche e costiere si confrontano con una domanda ancora contenuta. La priorità consiste nell’aumentare i flussi attraverso una migliore accessibilità, una promozione più efficace e una maggiore integrazione territoriale, preservando gli elementi ambientali sui quali si fonda la destinazione. Le cinque province condividono l’obiettivo di rafforzare il turismo, ma partono da condizioni molto diverse. Servono quindi strategie regionali comuni e strumenti calibrati sulle specificità di ogni territorio.
- Prima priorità: allungare la stagione turistica
La prima priorità indicata da Osserva Calabria è la costruzione di una domanda turistica più consistente durante la primavera e l’autunno, attraverso collegamenti, eventi, turismo culturale, naturalistico, sportivo ed enogastronomico, oltre a prodotti territoriali concretamente acquistabili. La destagionalizzazione non può essere ottenuta attraverso una campagna pubblicitaria isolata. Richiede servizi aperti, trasporti funzionanti, imprese disponibili, calendari coordinati e motivazioni reali per scegliere la Calabria anche al di fuori del mese di agosto.
Il target sperimentale individuato è ridurre entro tre anni la quota delle presenze concentrate in luglio e agosto dal 58,8% al 52%, aumentando parallelamente la domanda nei mesi primaverili e autunnali.
- Seconda priorità: consolidare e diversificare i mercati esteri
La crescita del turismo internazionale deve essere trasformata in una strategia stabile. Rotte aeree, promozione e prodotti turistici devono rivolgersi agli stessi mercati e seguire il medesimo calendario. Non basta attivare un nuovo collegamento se il territorio non mette a disposizione servizi, informazioni ed esperienze coerenti con le esigenze della domanda intercettata. Il successo non deve essere valutato soltanto attraverso il numero degli arrivi, ma anche considerando le presenze straniere generate al di fuori dei mesi di luglio e agosto.
- Terza priorità: rendere semplice l’intero viaggio
Aeroporti, stazioni ferroviarie, trasporto pubblico, servizi di transfer, noleggio, ultimo miglio e informazione digitale devono funzionare come parti di un unico sistema. La qualità di una destinazione si misura anche attraverso il tempo necessario per raggiungerla, la facilità con cui è possibile acquistare un biglietto e la possibilità di spostarsi sul territorio senza difficoltà.
- Quarta priorità: portare la spesa fuori dalle strutture
Il turismo produce sviluppo quando riesce a coinvolgere un numero maggiore di imprese e territori. Servono itinerari commerciali ed enogastronomici, esperienze prenotabili, reti tra operatori, collegamenti con musei e attrattori culturali, mercati, botteghe artigiane e produzioni locali. L’obiettivo deve essere aumentare il numero delle imprese effettivamente coinvolte e dei prodotti integrati realmente venduti, non soltanto il numero dei protocolli sottoscritti.
- Quinta priorità: politiche territoriali differenziate e una governance stabile
Il turismo non può essere governato attraverso iniziative scollegate, bandi occasionali e attività promozionali che cambiano a ogni stagione. Sono necessari strumenti permanenti di coordinamento, programmazione e monitoraggio, come le Destination Management Organization, sviluppate alla scala più coerente con i diversi sistemi turistici, in particolare su base provinciale o metropolitana. Le DMO devono integrare promozione, mobilità, ricettività, commercio, cultura, eventi e produzioni locali, attraverso una cooperazione stabile tra Regione, enti locali, imprese, infrastrutture e istituzioni culturali.
Crescere senza creare nuovi squilibri
Il turismo rappresenta una grande opportunità, ma non è un fenomeno neutrale. Una crescita non governata può concentrare il reddito, aumentare la pressione sulla mobilità, sulla gestione dei rifiuti e sui servizi, generare picchi occupazionali di breve durata e lasciare fuori una parte dell’economia locale. Una quota della spesa può inoltre uscire dal territorio attraverso l’intermediazione, la presenza di proprietà esterne e il ricorso ad approvvigionamenti non locali, un fenomeno richiamato anche dalla letteratura internazionale dell’OECD.
Dagli indicatori regionali analizzati non emergono condizioni paragonabili al sovraffollamento delle principali destinazioni europee. Proprio per questo la Calabria ha la possibilità di costruire un modello più equilibrato prima che eventuali squilibri diventino strutturali. Governare la crescita non significa frenarla. Significa scegliere dove indirizzarla, quali benefici produrre e attraverso quali indicatori misurarli.
La Calabria deve passare da più turismo a più sviluppo
La Calabria dispone oggi di condizioni più favorevoli rispetto al passato. I flussi sono in crescita, i collegamenti migliorano e la domanda internazionale è tornata ad aumentare. Il prossimo risultato, tuttavia, non dovrà essere soltanto un nuovo record statistico. Dovrà tradursi in una stagione più lunga, in una mobilità più efficiente, in un’occupazione più stabile, in una filiera maggiormente integrata e in una quota più elevata della spesa trattenuta nei territori. La sfida della Calabria non è passare da più turismo a ancora più turismo. È passare da più turismo a più sviluppo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Consolato Cicciù
Source link






