Massa, 9 luglio 2026 – A seguito del grande successo riscontrato con la mostra “Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro: Conversazione sulla natura”, allestita lo scorso anno presso il Museo Gigi Guadagnucci, l’Amministrazione comunale di Massa torna a intraprendere iniziative ispirate alla progettualità di lungo termine al fine di rendere alla cittadinanza un elevato livello di qualità dell’offerta culturale.
LA TEMPERIE CULTURALE NELLA QUALE AVRÀ LUOGO L’EVENTO
È in questa temperie che il Museo e Villa Rinchiostra consolidano il proprio ruolo di riferimento nazionale e internazionale attraverso una nuova esposizione che, negli intenti degli artefici, vuole approfondire la scultura del secondo Novecento. Si tratta di “Astratto Organico”, evento curato da Mirco Taddeucci, che si è avvalso del fondamentale corredo di testi critici di Kevin McManus, che avrà luogo nella città toscana in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore.Un progetto che vedrà in mostra le opere di Henry Moore, Agustin Càrdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska, fruibile dal pubblico a partire da venerdì 31 luglio alle ore 18:30.
MASSA BARICENTRO DI PROGETTUALITÀ INTERNAZIONALE
Al riguardo si è ovviamente espresso il Primo cittadino di Massa, Francesco Persiani, che ha sottolineato come «con Astratto organico prosegua quel percorso che l’Amministrazione comunale ha avviato allo scopo di porre a sistema il Museo Gigi Guadagnucci e Villa Rinchiostra, luoghi centrali della vita culturale della città e non solo, dato il richiamo ben più ampio. Dopo la mostra dello scorso anno, la nostra consapevolezza sull’importanza di una programmazione di qualità si è cementa, poiché essa è in grado di far convergere su Massa progettualità di respiro internazionale e di valorizzare, allo medesimo tempo, la profonda vocazione artistica del nostro territorio. Infatti, il museo non è soltanto uno spazio di conservazione, bensì un luogo vivo aperto ai cittadini, alle scuole e a chi viene da fuori, capace di generare conoscenza, partecipazione e nuove occasioni di crescita culturale».
ALPI APUANE STORICO CROCEVIA DI TRADIZIONE E MODERNITÀ
La selezione di questi grandi artisti non è casuale, dato che prima in Francia e poi in Italia Gigi Guadagnucci venne in contatto con alcuni dei più grandi maestri a lui contemporanei. Fu una stagione di grande vitalità per la scultura mondiale, spesso ritrovatasi ai piedi delle Alpi Apuane, da sempre crocevia di tradizione e modernità. Ciò che li accomuna non è esclusivamente la relazione con il territorio toscano, ma anche una concezione della forma che rinviene nella natura la propria origine. Una forza generatrice dalla quale derivano volumi, tensioni, cavità e ritmi che conducono, appunto, la scultura verso l’astrazione. Henry Moore, che nel 1956 ricevette la commissione per Reclining Figure destinata alla sede Unesco di Parigi, approdò in Versilia l’anno successivo, inaugurando un rapporto profondo con la Toscana.
NEL SOLCO DI HENRY MOORE
Da Henraux al Bisonte di Firenze, fino alla storica mostra del Forte Belvedere del 1972, questo legame avrebbe accompagnato alcuni dei momenti più significativi della sua presenza in Italia. Eppoi Antoine Poncet, che trovò nei marmi apuani il materiale ideale per una scultura fondata sull’equilibrio tra astrazione e purezza delle forme. Per non parlare di Alicia Penalba, che con una ricerca dinamica attraverso la quale i volumi ispirati dal mondo vegetale si aprirono allo spazio, generò slanci e strutture in continua trasformazione. Alberto Viani ebbe la capacità di condurre la figura verso forme essenziali e biomorfe, sospese tra corpo e astrazione. Augustín Cárdenas si applicò nei laboratori della Versilia a una ricerca scultorea in cui natura e immaginazione si fusero in forme archetipiche e vitali. Maria Papa Rostkowska, esponente della Nouvelle École de Paris, tra le prime donne ad affermarsi nel mondo della scultura in marmo del dopoguerra in Versilia, sviluppò una ricerca fondata sulla sintesi organica delle forme.
LE OPERE, ALCUNE INEDITE
L’esposizione si sviluppa attraverso trentaquattro opere, delle quali quattro inedite, dei se scultori di fama internazionale, tracciando un percorso in cui i volumi tornano a respirare in un’esperienza concreta e poetica. Essa pone nelle condizioni di osservare il rapporto tra forma e spazio quale nucleo poetico della scultura di matrice astratto organica del secondo dopoguerra, nella maturazione di un’esperienza che pone artisti di origini e culture diverse: dal Regno Unito all’Argentina, dalla Svizzera alla Francia, dall’Italia a Cuba e infine alla Polonia. Altrettanto variegati sono i materiali attraverso le quali sono state realizzate le opere in mostra: pietra e bronzo, oltre a bozzetti in gesso, pittura, collage e disegni preparatori, che affiancano la scultura al suo disegno ed evidenziano il processo creativo dell’opera nel suo divenire. Tutte quante convergono attorno al pensiero riassunto nel titolo della mostra: l’astrazione che restituisce la vita in forma essenziale, laddove le curve, le cavità, le carezze di luce e ombra divengono il linguaggio di una natura interiorizzata, con la forma scultorea che si spoglia del proprio peso e sembra appartenere a una geologia poetica tanto moderna quanto ancestrale.
LA SCULTURA DEL NOVECENTO
Il curatore dell’evento, Mirco Taddeucci, al riguardo sostiene che «la scultura del Novecento non procede soltanto per rotture formali, ma attraverso una lenta trasformazione del concetto stesso di figura. Dopo la crisi del monumento e della rappresentazione mimetica, il corpo, la natura e l’oggetto non scompaiono: vengono ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a presenze sospese tra astrazione e riconoscibilità. Astratto organico indaga questo passaggio attraverso le opere di Henry Moore, Agustín Cárdenas, Alicia Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa Rostkowska. Nel titolo convivono due spinte apparentemente opposte: l’allontanamento dalla figura e la persistenza del vivente. È proprio da questa tensione che nasce una parte decisiva della scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi, ma dalla capacità di riconoscere nel corpo umano, nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali, nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una sorgente di energia formale. L’astrazione non nega il reale: lo concentra, lo porta a una soglia più essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di una curva, l’apertura di una cavità, il peso di una massa che si fa organismo, memoria attiva del vivente dentro la forma».
Antoine Poncet, Fugue Lacustre, 1964 (marmo rosa aurora), Atelier Antoine Poncet
IL PERCORSO ESPOSITIVO E GLI ARTISTI
Il circuito espositivo si articola attorno alle principali fonti visive e formali che nel corso del Novecento hanno alimentato la scultura di matrice astratto organica, quindi il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le strutture naturali, il rapporto tra massa, superficie e lo spazio interno. Esso prende avvio dall’esterno, con Fugue Lacustre, scultura monumentale realizzata in marmo rosa di Antoine Poncet, collocata come soglia ideale della mostra e posta in dialogo cromatico con la facciata di Villa Rinchiostra. Si tratta di un’opera che introduce alcuni dei temi centrali dell’evento, quello della riduzione della forma naturale a struttura plastica essenziale, la continuità delle superfici oltreché, il rapporto tra peso materiale e slancio dinamico. Una volta all’interno il percorso non si sviluppa secondo un ordine rigidamente cronologico, bensì per nuclei tematici.
Maria Papa Rostkowska, Poisson, 1985 (onice verde di Persia); foto: Diane De Polignac
NUCLEI TEMATICI
Le prime sale mettono in evidenza il passaggio dalla suggestione naturale alla forma autonoma: dalle strutture vegetali ascensionali e alate di Alicia Penalba, esemplificate da Cinq Ailes, fino alla sintesi animale di Maria Papa Rostkowska in Poisson. Nel primo caso, il riferimento all’ala non ha valore descrittivo, ma diventa un principio plastico costruito su spinte verticali che si articolano nello spazio. Nel secondo, la forma animale è ricondotta a una presenza plastica essenziale e compatta. Tra le opere esposte figurano anche un collage e un piccolo bronzo inediti di Alicia Penalba. Accanto a lei, Maria Papa Rostkowska, che nell’Apuania ha incrociato il percorso di Guadagnucci, testimoniando un differente rapporto con la natura; La presenza di una tela mai esposta permette, per altro, di ampliare la lettura del suo lavoro oltre la scultura.
NUDI: IL TEMA DEL CORPO UMANO ESPLORATO DA VIANI
La sala dedicata ad Alberto Viani introduce il tema del corpo umano come nucleo di una progressiva sintesi plastica. Nei suoi nudi e nei suoi torsi, la figura non viene negata dall’astrazione, ma trasformata in un organismo formale autonomo. Nudo al sole esprime con particolare chiarezza questa tensione: un corpo non riprodotto attraverso il dettaglio anatomico, ma attraverso la continuità delle superfici, l’equilibrio dei volumi e il rapporto diretto con lo spazio. Il nucleo più ampio della mostra è dedicato a Henry Moore, la cui presenza costituisce uno dei momenti centrali del percorso. Attraverso studi su carta e sculture, come Draped reclining figure, la mostra documenta alcuni dei temi fondamentali della sua ricerca, che furono la figura umana, la tensione tra massa e cavità, il dialogo tra anatomia, paesaggio e forme naturali.
Henry Moore in Henraux, accanto all’opera “Reclining Figure”, realizzata per la sede Unesco di Parigi; foto: Ilario Bessi
HENRY MOORE
Il motivo di Reclining figure non è soltanto un tema iconografico ricorrente, ma un dispositivo attraverso cui l’artista esplora la relazione tra corpo, spazio e struttura plastica. Nella sala, gli studi su carta permettono di seguire il processo attraverso cui le forme prendono corpo prima della loro traduzione scultorea a fianco a diversi bronzi. Le opere e i documenti esposti ricordano l’artista a quarant’anni dalla scomparsa e sottolineano il suo rapporto con la Toscana e con l’area apuo-versiliese: un legame che ebbe inizio nel 1956 ai tempi della commissione dell’opera Reclining Figure per la sede Unesco di Parigi, della quale ricorrono i settant’anni, consolidato poi dal successivo lavoro presso Henraux e Il Bisonte.
Agustín Cárdenas, Le Couple, 1989
DIMENSIONE ARCAICA E TOTEMICA
Il percorso si conclude quindi con Agustín Cárdenas, artista cubano formatosi all’Avana e attivo a Parigi dalla metà degli anni Cinquanta. La sua presenza conduce il tema dell’organico verso una dimensione più arcaica e concentrata: corpi, segni totemici e memorie naturali si traducono in profili essenziali e slanciati, nei quali cavità e aperture partecipano alla costruzione. I gessi esposti, tra cui un bozzetto mai presentato al pubblico, permettono di leggere il momento in cui l’idea si precisa prima del passaggio a marmo, bronzo o legno. La conclusione che egli si affida (o, gli venne affidata) rende così esplicito un ulteriore esito del percorso: non più la natura come modello riconoscibile, ma quale principio generativo di presenze sintetiche e animate.
INFO
Astratto Organico, evento a cura di Mirco Taddeucci: Massa, Museo Gigi Guadagnucci, Villa Rinchiostra in Via dell’Acqua 175 dal 31 luglio al 7 ottobre 2026; ingresso gratuito per categorie specifiche;
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Redazione Insidertrend
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