Per concludere nel migliore dei modi questa edizione del Giffoni Film Festival 2026, è stato presentato come Evento Speciale, il biopic Je so’ pazzo dedicato alla vita di Pino Daniele. A presentarlo in Sala Truffaut, di fronte a una platea gremita di giurati e fan, sono intervenuti, il protagonista Massimiliano Caiazzo, lo sceneggiatore Filippo Valsecchi e il regista Nicola Prosatore.
Nel film viene raccontata la prima fase della vita e della carriera di Giuseppe Daniele, in arte Pino Daniele. A partire dall’eta della giovinezza, alle creazione di canzoni che sono diventate immortali, fino al grande concerto a Piazza del Plebiscito nel 1981.
Dalle parole delle persone che hanno lavorato a questo progetto, dietro e davanti la macchina da presa, si percepisce un grande entusiasmo e desiderio di portare sul grande schermo, un uomo che ha scritto pagine meravigliose e poetiche, della musica italiana. Je so’ pazzo uscirà al cinema il 15 ottobre 2026 nelle sale cinematografiche italiane.
Il lavoro per diventare Pino Daniele
Aver avuto l’opportunità di interpretare un ruolo imponente come quello di Pino Daniele ha rappresentato una grande prova d’attore per Massimiliano Caiazzo. Il giovane attore, noto per serie come Mare Fuori e Storia della mia famiglia, con questo film ha dovuto studiare e plasmare su se stesso, il talento e le caratteristiche fisiche del Pino Daniele degli anni ’70.
A parlarne, insieme al regista e allo sceneggiatore, è stato proprio Caiazzo, rispondendo alle domande dei giurati e regalando alcuni aneddoti, intervallati da alcune clip in anteprima del film.
Le insicurezze di Massimiliano Caiazzo
Massimiliano Caiazzo:“Era molto chiaro il senso, il racconto dell’essere umano dietro a questa icona e di conseguenza, questo approccio non doveva essere un’imitazione ma un’interpretazione. Pino c’è già stato. Io non ero interessato a imitarlo. C’è stato un lavoro di preparazione, di caratterizzazione ma con l’intento di andare a cercare quella verità che è dietro a questo artista, dietro alla sua voce e dietro al suo bisogno di essere ascoltato e di libertà di espressione che sarà rivoluzionario in quegli anni. Mi sono sentito fortunato ad aver avuto la possibilità di esplorare la vita di questo artista, cosa lo ha ispirato e il suo modo di approcciare alla creatività”.
L’attore ha continuato dicendo:”Quando ho preso la decisione di fare questo film, ho fatto un patto con me stesso: mi sono preso la responsabilità e dovevo dare tutto me stesso. Alla fine di questa esperienza non voglio avere rimorsi, qualsiasi sia l’esito, così la notte posso dire. Io non ho rimorsi. Anzi, mi sento di essere cresciuto moltissimo come artista e come uomo e già questa è una vittoria”.
Ed infine, si è lasciato andare a una confessione: “La cosa più difficile è stato avere a che fare con le mie insicurezze che bloccano la mia creatività. Ovviamente tutto ciò che a che fare con la ricerca della verità della sua voce e da dove nasce, non è stato un percorso semplicissimo. Il mio approccio è cambiato e sento molto più personale questa musica e il rapporto con le sue canzone. Io sono stato il primo a riascoltare Pino in questa chiave e di riscoprirlo e di andare in profondità e ha detto qualcosa anche in più su di me ed è la matrice dei grandi artisti”.
Le polemiche contro il film
Chiaramente, quando ci si mette a confronto con un personaggio molto amato dal pubblico, i paragoni non mancano mai. Un esercizio che a volte però, tende a sminuire un lavoro sostenuto con rispetto e impegno, da chi – come nel caso di Massimiliano Caiazzo – non ha fatto altro, che mettere tutto se stesso, a disposizione del film Je so’ pazzo.
Alla domanda, su come è arrivato a decidere di accettare questo ruolo, nonostante il rischio di prendersi delle critiche feroci, Massimiliano Caiazzo ha risposto: “Le critiche sono state un punto sul quale ho ragionato da solo e con le persone di cui mi fido, insieme a Nicola e Filippo. la cosa che mi ha fatto dire “ok prendiamoci questa responsabilità”, è stata l’intenzione del progetto quando ci siamo fatte le prime chiacchierate con Filippo.”
Ad allacciarsi al discorso, ci ha pensato anche il regista Nicola Prosatore, rispondendo a una domanda di una giurata, che ha tirato in ballo le critiche mosse da Claudio Poggi, dopo l’uscita del trailer del film: “A me è dispiaciuto tanto ricevere quelle critiche, perché conosco benissimo la storia di Claudio Poggi e di Pino Daniele ed è anche intercettata nel film. Ma a parte il dispiacere, vorrei chiedere pazienza a Claudio Poggi, che io personalmente rispetto tantissimo e gli direi di guardare il film”.
“Giudicarlo guardando il trailer è stato scioccante anche per noi che lo abbiamo fatto. Io quando ho visto il trailer la prima volta ho dato dei feedback, ma discutere di un inquadratura completamente estraniata dalla scena è un po’ bizzarro per me. Spero che lui possa cambiare idea e ne sono piuttosto sicuro, perché lo conosco e lo rispetto tantissimo”.

La triade di Napoli: Troisi, Maradona e Daniele
Come dichiarato in diverse occasioni, il film si concentra sulla Napoli degli anni ’70 e ’80, nella quale regnavano Massimo Troisi nel mondo della recitazione e Diego Armando Maradona, per quanto riguarda il calcio. Pino Daniele invece, stava diventando il rappresentante della musica, trattando argomenti complessi ed estremamente moderni, con i testi delle sue canzoni.
Nicola Prosatore: “Pino si è trovato a dover confrontare con questi altri due personaggi, che insieme formano una triade, in effetti. Nel film viene affrontato quanto è stato difficile per Pino farsi strada tra i miti. Era una Napoli che non era come la conosciamo ora. Se oggi abbiamo questa musica è per merito suo”.
Massimiliano Caiazzo:”Pino Daniele è un’artista che aveva una sensibilità accompagnata da un bisogno molto forte di essere ascoltato, amato e riconosciuto. Quello che ha toccato di più è stato scoprire la dedizione che questo ragazzo aveva per la cosa che amava più di ogni altra cosa al mondo: la musica. Era un uomo che dedicava almeno 6 ore al giorno alla musica. La cosa che a me è piaciuta tanto è stato raccontare cosa c’è dietro alla vita di un’artista di successo. Viviamo in una retorica stupida, nella quale il talento basta, ma non è così. Per arrivare a un certo livello, un certo tipo di intelligenza emotiva, c’è molto lavoro”.
Il coinvolgimento della famiglia di Pino Daniele
Filippo Valsecchi: “Sono venuti a trovarci sul set e c’è stato un bel momento, molto caloroso mentre stavamo girando. Sono venuti Sara, Sofia e Alex e la figlia, ci siamo ritrovati sul set vedere il girato ed è stato un incontro molto emozionante per tutti”.
Nicola Prosatore: “Le fonti principali sono state prese dalla biografia di Pino Daniele, nella quale sono raccolte tante testimonianze e biografie, con persone di famiglia e non e che hanno vissuto quegli anni con Pino”.
Il regista ha parlato anche della figura di Dorina Giangrande, interpretata da Mariasole Pollio nel film. Per il cantautore napoletano, questa donna ha rappresentato un faro, nella vita e all’inizio della sua carriera. “Dorina è stata la prima moglie di Pino Daniele e per noi è stata una musa, perché abbiamo fatto delle lunghe chiacchiere con lei, che hanno ispirato tantissimi momenti del film. Dorina è colei che in qualche modo deve filtrare e aiutare pino a trovare se stesso. Nel film attraversa tanti dubbi ed è anche una persona posseduta dall’artte e come accade per i grandi artisti, può perdere la traiettoria e la strada. Dorina invece, prima di lui, vede le cose ed è la persona con cui lui si confronta. È un ruolo tutt’altro che passivo e per Pino, rappresenta una famiglia ritrovata.
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Leila Cimarelli
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