di Loredana Ligabue*
I recenti dati Istat sul caregiving familiare confermano la necessità di una riforma che non si limiti al caregiver convivente ma riconosca e sostenga le reti di cura, osserva Loredana Ligabue, segretaria dell’Associazione CARER. In considerazione del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge di iniziativa governativa per disciplinare la materia del caregiving, i dati Istat fanno emergere con forza un elemento che non può essere sottovalutato: il caregiving oggi non coincide con la sola figura del caregiver convivente, dunque una riforma moderna deve riconoscere la pluralità delle forme di assistenza e valorizzare il contributo di tutti coloro che partecipano in maniera continuativa e significativa al progetto di cura.
I recenti dati Istat sul caregiving familiare [Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà – Anno 2024, pubblicato il 21 luglio 2026, si veda il box in calce, N.d.R.] restituiscono con chiarezza la fotografia di un Paese che si regge, ogni giorno, sul lavoro silenzioso di 12,3 milioni (24,9%) persone che prestano assistenza a familiari e persone amiche a favore di persone anziane, non autosufficienti o con disabilità. Una realtà che rende ancora più urgente il percorso di definizione di una normativa nazionale sul riconoscimento e il sostegno dei caregiver familiari.
In considerazione del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge presentato dalla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli per disciplinare la materia del caregiving [Atto Camera: 2789, visibile a questo link, N.d.R.], i dati della ricerca confermano con forza un elemento che non può essere sottovalutato: il caregiving oggi non coincide con la sola figura del caregiver convivente. La cura è sempre più spesso esercitata attraverso reti relazionali articolate, nelle quali convivono caregiver conviventi e non conviventi, figure amicali e di vicinato che condividono responsabilità, tempi, competenze e carichi assistenziali.
Limitare il sistema delle tutele ai soli caregiver conviventi rischierebbe di non intercettare una quota significativa di persone che garantiscono quotidianamente accompagnamento, gestione sanitaria, supporto amministrativo, coordinamento dei servizi e presenza affettiva, pur non vivendo sotto lo stesso tetto della persona assistita.
I dati confermano infatti come il lavoro di cura sia distribuito all’interno di famiglie sempre più frammentate geograficamente e caratterizzate da una crescente complessità organizzativa che si avvale di molteplici forme di aiuto informale. Per questo motivo, una riforma moderna del caregiving deve riconoscere la pluralità delle forme di assistenza e valorizzare il contributo di tutti coloro che partecipano in maniera continuativa e significativa al progetto di cura.
Occorre pertanto affiancare alle misure di riconoscimento individuale un investimento strutturale sui servizi territoriali. Il sostegno economico, pur importante, non è sufficiente se non viene accompagnato da interventi capaci di alleggerire concretamente il carico assistenziale delle famiglie.
Servono servizi di sollievo accessibili, supporto psicologico, formazione, orientamento, strumenti di conciliazione tra lavoro e cura e percorsi di presa in carico integrata che mettano realmente al centro il nucleo familiare. Parallelamente è necessario promuovere la costruzione e il consolidamento di reti di caregiving, favorendo il coordinamento tra familiari, persone amiche, servizi sociali, servizi sanitari, Terzo Settore e comunità locali.
La vera innovazione non consiste nel riconoscere una singola figura, ma nel sostenere l’ecosistema della cura che si sviluppa attorno alla persona fragile. Il futuro delle politiche sul caregiving passa dalla capacità di rafforzare queste reti, renderle visibili e accompagnarle con strumenti adeguati.
I dati Istat rappresentano quindi non soltanto una conferma dell’importanza sociale ed economica del lavoro di cura familiare/informale, ma anche un invito al legislatore a costruire una normativa inclusiva, capace di riconoscere il valore dei caregiver conviventi e non conviventi e di investire sullo sviluppo di servizi e comunità di supporto. Solo così sarà possibile rispondere ai bisogni reali delle famiglie e affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento della non autosufficienza.
La sfida non è individuare chi cura di più, ma garantire appropriatezza e sostenibilità della cura, nella consapevolezza che la cura non è un atto individuale ma una responsabilità condivisa.
* Segretaria di CARER ETS (Associazione Caregiver Familiari)
Box sull’Italia che aiuta (2024)
(Fonte: Istat, Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà – Anno 2024) |
Ultimo aggiornamento il 26 Luglio 2026 da Simona
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