di Domenico Massano, in collaborazione con Francesco Picucci
Con una sentenza passata in giudicato, la Corte d’Appello di Bologna scrive una pagina storica di Diritto Vivente. Cronaca di un’indagine solitaria e del trionfo della Costituzione contro mezzo secolo di oblio burocratico. La vicenda di Francesco Picucci, che ha scelto di farsi “Sopravvissuto e Messaggero di Giustizia”.
Ci sono storie in cui il tempo non è una sequenza di giorni, ma una barriera burocratica eretta per nascondere i corpi. C’è un uomo, a Parma, che ha deciso di non accettare lo statuto passivo di “vittima” per farsi autentico Sopravvissuto e Messaggero di Giustizia. Quel nome è Francesco Picucci. Chi ha seguito su queste pagine le tappe della sua instancabile battaglia – prima con la denuncia dei diritti negati e poi con l’urlo civile del “Tutti devono sapere cosa fu esattamente la tragedia della Talidomide“ [testo del 15 novembre 2022, N.d.R.] – sa che la sua non è una vicenda personale, ma un’indagine scientifica e civile che ha ridefinito i confini della tutela della persona nel nostro Paese.
Oggi quella marcia civile ha raggiunto il suo traguardo definitivo. Con una storica sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Bologna, passata ufficialmente in giudicato, la magistratura ha sancito il trionfo della Costituzione sulla cecità dei Ministeri, riconoscendo il diritto inalienabile all’indennizzo per i danneggiati da Talidomide nati nel 1957. Una vittoria totale, cristallina, che ha spento sul nascere le resistenze dello Stato, il quale non ha potuto fare altro che arrendersi all’evidenza dei fatti d’archivio, evitando a Francesco il ricorso al terzo grado di giudizio in Cassazione.
L’ombra del Reich e l’omertà ministeriale
Per comprendere la portata di questo successo giudiziario, occorre squarciare l’oblio che ha avvolto questo disastro farmaceutico nel nostro Paese per quasi mezzo secolo: dalla revoca ufficiale dei brand commerciali nel 1962 fino al parziale riconoscimento legislativo della sindrome nel 2005. Durante questo lunghissimo silenzio, le vicende dei danneggiati sono rimaste sepolte sotto una fitta coltre di indifferenza istituzionale.
La Talidomide affondava le sue radici più spettrali nella chimica bellica del Terzo Reich, sviluppata come antidoto al gas nervino Sarin ed esperimentata sui prigionieri nei campi di concentramento. Una perversa eredità totalitaria riciclata sul mercato civile del dopoguerra. Il farmaco veniva somministrato per curare principalmente i disturbi mattutini della gravidanza e, a seconda della quantità ingerita e del periodo della gestazione, causava malformazioni più o meno gravi agli arti e agli organi interni, aborti e morti fetali.
Lo “Stato” italiano, ovvero, l’Ufficio ministeriale, aveva eretto arbitrariamente un muro anagrafico invalicabile rispetto al disposto della Legge 160/2016, fissando la nascita del danno solo a partire dal 2 aprile 1958, anno di registrazione del primo marchio industriale. Ai nati nel 1957 veniva imposta una probatio diabolica: esibire ricette mediche cartacee risalenti a settant’anni prima per flaconi che all’epoca venivano distribuiti sfusi e come preparati da banco, e che per questo non necessitavano di alcuna ricetta medica.
Un’indagine da archeologo del diritto
È qui che la figura di Francesco Picucci si trasforma in un ricercatore d’archivio instancabile. Avvolto nel mantello dei principi costituzionali, Francesco ha condotto un’indagine solitaria nei meandri dei laboratori accademici, portando alla luce la “prova regina” che ha squarciato le falsità dei dirigenti ministeriali: l’Estratto Accademico n. 367 dell’Università di Milano, datato 21 aprile 1957.
Quel documento dimostrava l’inconfutabile verità: la “sostanza” circolava capillarmente nelle farmacie italiane come preparato galenico magistrale già nell’aprile del 1957. Lo Stato sapeva, ma ha taciuto.
Costretto ad adire le vie legali per vedere esercitato un proprio diritto sacro, Francesco ha affrontato le aule di giustizia con assoluto rigore, terminando con il trionfo del diritto nel pieno rispetto degli strumenti democratici della nostra Costituzione. La sentenza d’Appello di Bologna ha tradotto questa verità storica in Diritto Vivente. L’indennizzo non è una concessione o una transazione commerciale, ma un dovere assistenziale puro con cui la Comunità si stringe intorno alla fragilità.
L’unione delle competenze: i ringraziamenti
Un’impresa di questa portata non si compie in solitudine. Francesco, illuminando a giorno questa brutta pagina del nostro Paese, ha beneficiato della collaborazione di tante persone e scienziati che a nominarli tutti rischierebbe di dimenticare qualcuno. Un pensiero di profonda gratitudine e amicizia corre innanzitutto ad Antonio Ciuffreda, l’amico con cui è iniziato l’intero percorso divulgativo, organizzando assieme il memorabile Convegno Internazionale nella sua Montecatini Terme, prima e fondamentale pietra miliare scientifica che ha riacceso i riflettori sul dramma, e trascritti nel volume co-curato La Tragedia della Talidomide: aspetti medici, scientifici e giuridici (Florence Art Edizioni) giunto alla seconda edizione nel 2022.
Un capitolo speciale e cruciale spetta al collegio dei suoi legali. I professionisti del foro di Bologna, gli avvocati Marco Calandrino e Alberto Marin, hanno dovuto dimostrare una sensibilità e una preparazione giuridica d’eccezione, accogliendo Francesco non come un mero cliente, ma come un consulente d’archivio attivo. Tra loro si è creato un rarissimo rapporto di reciproco scambio intellettuale. I legali hanno saputo ascoltare, rispettare e valorizzare le sue intuizioni storiche e giuridiche, anche quando Francesco “sconfinava” nel campo di loro stretta competenza, avendo poi la straordinaria capacità di prendere la sua inchiesta d’archivio e “tradurla in avvocatesco”, affilando i codici per migliorare la linea difensiva a seconda dei casi e superare le barriere dei ministeri.
Il faro è acceso per chi è ancora in “pista”
Questa vittoria personale, ottenuta con fermezza e pazienza, non esaurisce l’impegno civile di Francesco. L’auspicio, la speranza e il motore immobile del suo cammino sono costantemente rivolti a quanti sono ancora in “pista” a combattere contro le discriminazioni indirette della burocrazia statale.
La sentenza di Bologna dimostra che il “Muro del Silenzio” non è eterno, lasciando già intravedere l’innesco di un nuovo capitolo divulgativo. La Giustizia, quando è guidata dalla verità delle fontes d’archivio e dal rispetto della Carta Costituzionale, trova sempre la strada e la voce per superare l’indifferenza e restituire a ogni essere umano la propria inalienabile dignità.
Contatto per approfondire: francesco57picucci@gmail.com
Vedi anche:
Antonio Ciuffreda e Francesco Picucci, La tragedia della talidomide è anche una storia di diritti negati, «Informare un’h», 6 settembre 2022.
Ultimo aggiornamento il 27 Luglio 2026 da Simona
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