la casa di Federico Zeri sarà museo e centro di alta formazione| Artribune


Nel 2018, la residenza del critico d’arte Federico Zeri (Roma, 1921 – Mentana, 1998), a Mentana, finiva in vendita, con base d’asta pari a poco meno di 2,5 milioni di euro, per via della difficile manutenzione.

Federico Zeri. Courtesy Ministero della Cultura

La Villa di Federico Zeri a Mentana

Scomparso nel 1998, Zeri – grande studioso di pittura italiana dal Duecento al Cinquecento – lasciava in eredità la sua villa alle porte di Roma all’Università Alma Mater di Bologna, cui destinava anche biblioteca e fototeca. Casa, studio e rifugio per le opere d’arte collezionate nell’arco di una lunga carriera, Villa Zeri fu costruita su una decina di ettari acquistati a Mentana nel 1959 : “Quattro anni più tardi incaricai un architetto di Roma, Andrea Busiri Vici, di disegnarmi un progetto” raccontava Zeri “Busiri Vici inventò un edificio molto semplice che io semplificai ancor più, disposto attorno a un piccolo cortile interno destinato ad accogliere la mia collezione di iscrizioni e di frammenti antichi, che in seguito è diventata una delle più importanti collezioni private nel suo genere, dopo quella formata nel Settecento dal cardinale Alessandro Albani”.
Circondata da terrazzi e giardini con vista sul Monte Gennaro e sul Terminillo, Villa Zeri finì infatti per custodire una delle più ampie raccolte di epigrafi romane e una fototeca di oltre 290mila fotografie di opere d’arte e monumenti. Oltre a dipinti, sculture, antichità che prima di morire Zeri dispose di donare a importanti istituzioni museali. Fino al 2010, inoltre, la Villa fu sede della Fondazione Zeri, poi trasferita a Bologna presso il convento di Santa Cristina insieme alla fototeca, alla biblioteca e alle epigrafi, per motivi di conservazione.

Gli anni difficili di Villa Zeri dopo la morte del critico d’arte

L’asta del 2018, presentata sul portale dell’Agenzia del Demanio, andò deserta. In vista del 2021, nel centenario della nascita di Zeri, Lucia Borgonzoni – già allora sottosegretario alla Cultura – annunciava l’intenzione di sbloccare le sorti della Villa: “Stiamo studiando di fare qualcosa per celebrare il centenario, potrebbe essere l’occasione anche per inserire il recupero della villa a Mentana”.
Un progetto che si concretizza con molti anni di ritardo, con l’Accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e l’Università di Bologna, firmato in data 25 luglio 2026.

Il giardino della Villa di Federico Zeri a Mentana. Courtesy Ministero della Cultura
Il giardino della Villa di Federico Zeri a Mentana. Courtesy Ministero della Cultura

L’Accordo di valorizzazione per Villa Zeri. L’impegno del Ministero della Cultura

Finalmente, si prospetta per Villa Zeri un futuro vivo, che rispetta le ultime volontà di Federico Zeri. Sempre sotto la proprietà dell’Alma Mater, la residenza di Mentana entra a far parte della rete museale nazionale quale luogo della cultura affidato all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione musei nazionali della città di Roma (che dal 2025 ha in gestione anche Casa Pasolini, a Rebibbia). “Villa Zeri si prepara a diventare un luogo di studio, formazione e produzione culturale” spiega il Ministro della Cultura, Alessandro GiuliLa dimora di Mentana custodisce la memoria di Federico Zeri, uno dei più autorevoli storici dell’arte del Novecento, insieme al suo metodo e alla sua idea della conoscenza come esercizio critico. L’accordo con l’Università di Bologna consentirà di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini”. L’intesa è stata siglata dal Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo, Luca Mercuri, e dal Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari.

Il futuro di Villa Zeri: museo, centro di ricerca, alta formazione, produzione culturale

Attraverso un progetto pluriennale si punta a trasformare il complesso in un centro permanente di ricerca, esposizione, formazione e produzione culturale dedicato all’eredità scientifica dello studioso, perché torni a essere il punto di riferimento per studiosi, collezionisti e istituzioni culturali che fu al tempo di Zeri, custodendo la memoria del suo metodo di lavoro e del suo rapporto con le immagini. Coordinerà la realizzazione del programma e l’apertura al pubblico l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo. Si procederà quindi con interventi progressivi di riqualificazione, conservazione e valorizzazione della villa, finalizzati a garantirne l’accessibilità e coniugare le attività di ricerca, formazione e fruizione pubblica.
Il programma intitolato Villa Zeri. Abitare le immagini prevede, inoltre, la realizzazione di mostre temporanee dedicate ai principali temi di ricerca dello storico dell’arte, convegni, seminari specialistici, attività didattiche, progetti editoriali e iniziative di alta formazione sviluppate insieme all’Università di Bologna, alla Fondazione Federico Zeri e in dialogo con una rete di università, musei e istituti di ricerca italiani e internazionali. Oltre alla progressiva musealizzazione di una parte della villa, all’attivazione di attività di conservazione e restauro e alla realizzazione di residenze d’artista.

L’impegno per la valorizzazione delle case museo di Roma

L’iniziativa si inserisce nella strategia condivisa dalla Direzione generale Musei e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo volta al consolidamento e all’ampliamento, a Roma e nel suo territorio, di una rete integrata di case museo, luoghi della memoria e dimore di studiosi e artisti, di cui già fanno parte la Casa Museo Mario Praz, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Casa Pasolini e Casa Balla. “Con Villa Zeri si amplia la rete dei luoghi della cultura affidati all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata attorno alle case museo, alle dimore d’autore e ai luoghi della creatività contemporanea”, sottolinea Luca Mercuri.
Villa Zeri rappresenta un modello innovativo di istituzione culturale, nel quale patrimonio culturale, ricerca, produzione artistica e formazione dialogano in modo permanente” chiosa Massimo Osanna, neo Capo del Dipartimento per le Attività Culturali “Il patrimonio deve diventare sempre più un motore di creatività, produzione culturale e partecipazione, capace di mettere in relazione memoria e contemporaneità“.

Livia Montagnoli

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