Che cosa deve accadere ancora in Germania perché il fenomeno del terrorismo islamico venga affrontato per ciò che è, e cioè una delle più gravi minacce alla sicurezza pubblica del paese? È l’unica domanda che il governo tedesco e la galassia di attivisti Lgbt che in questi giorni straparlano di valori, unità, pericolo islamofobia, allarme ultradestra e altre sciocchezze dovrebbero porsi.
Ballout non era un “sospetto” terrorista
Perché Abdul Ballout, 21 anni, cittadino tedesco di origini libanesi, non era appena “sospettato” di essere un terrorista. Era un musulmano che due anni fa pubblicava su Instagram la propaganda dell’Isis e che dopo aver cercato invano di unirsi allo Stato islamico in Mauritania, l’anno scorso è volato in Libano con l’obiettivo di attraversare il confine con la Siria e unirsi ai jihadisti a Damasco.
Abdul Ballout voleva combattere il jihad contro gli “infedeli” e non si limitava a pensarlo, lo scriveva pubblicamente anche e faceva di tutto per unirsi alla galassia jihadista. È stato ritenuto troppo estremista perfino dal Libano, che di guerre combattute nel nome di dio ne ha viste fin troppe: per questo è stato arrestato l’anno scorso, condannato a tre mesi di carcere da un tribunale militare e poi rispedito in Germania.

La condanna e i corsi fuffa di deradicalizzazione
Le autorità tedesche, a questo punto, non hanno più potuto ignorare i comportamenti pericolosi di Ballout, che in passato era già stato condannato per aver picchiato dei compagni di classe a scuola e per piccoli furti. Per questo, dopo un periodo di custodia cautelare iniziato il 17 novembre 2025, giorno del suo ritorno in Germania dal Libano, a maggio un tribunale lo ha condannato a un anno e dieci mesi di carcere: non solo perché simpatizzava con la galassia terroristica, ma perché stava attivamente cercando di unirsi ai jihadisti per compiere «atti di violenza ai danni dello Stato».
E nonostante questo che cosa ha fatto il giudice? Ha sospeso la condanna, revocando la custodia cautelare, e in attesa del pronunciamento sul ricorso della procura ha affidato il giovane islamista alla fuffa dei “corsi di deradicalizzazione”. Nelle prime due sedute, la terza doveva essere ieri, troppo tardi, Ballout dichiarava ovviamente di avere chiuso con il sogno della guerra santa, ma per di più lo faceva in modo evasivo. Insomma, nessuno credeva che fosse cambiato davvero.
Eppure, chissà perché, le autorità tedesche erano convinte che non rappresentasse un “pericolo imminente”. In base a quale ragionamento, è impossibile saperlo. Tant’è che, appena tre settimane e mezzo fa, il 3 luglio, la polizia ha effettuato una retata nella sua casa berlinese alla ricerca di armi. Non ne ha trovate.
La preferenza è una cosa seria.
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Quanti attentati in Germania
Sospiro di sollievo? Solo per chi non ha ancora capito che anche il terrorismo sta cambiando e che l’Isis pubblicizza apertamente per compiere attentati l’utilizzo di un’automobile e un coltello più che di un kalashnikov. Perché è più mediatico, è più semplice da attuare: basta avere un’automobile, anche a noleggio, e una folla da colpire.
E la Germania ne sa qualcosa: nel 2016 il tunisino Anis Amri, legato all’Isis, fece una strage ai mercatini di Natale di Berlino alla guida di un camion. E nel 2024, a Magdeburgo, un saudita, descritto come islamofobo e legato all’estrema destra, anche se si definiva di sinistra, ha investito la folla ai mercatini di Natale con un Suv. Ancora, nel 2025 un richiedente asilo afghano si è scagliato con un’auto contro una manifestazione organizzata da un sindacato.
«Perché il terrorista non era in carcere?»
Ballout ha fatto lo stesso: sabato sera si è lanciato con un’auto contro i partecipanti del Gay Pride di Berlino, uccidendo una donna e ferendo altre 29 persone, alcune in modo molto grave. Poi è fuggito, prima di essere trovato e ucciso domenica dalle forze dell’ordine.
Ora tutti si affrettano ad attaccare l’Afd, temendo che l’attentato possa convincere sempre più tedeschi a votare per l’estrema destra. Ma il vero problema è quello che la Bild ha esposto con un titolo a caratteri cubitali: «Perché il terrorista non era in carcere?».


«La scelta dei giudici è folle»
Secondo l’esperto tedesco Peter Neumann la scelta dei giudici «è completamente folle, incomprensibile. Io credo che in questi casi la protezione della popolazione debba avere la priorità rispetto a considerazioni riabilitative».
Secondo Neumann, inoltre, i corsi di deradicalizzazione possono essere utili se un islamista ha già cambiato idea e sta cercando un modo di uscire dal giro. «Ma con gli estremisti convinti e altamente radicalizzati i corsi sono inefficaci».
Un esercito di islamisti in Germania
Molti tedeschi ora si chiedono perché, sebbene le misure cautelari fossero state revocate, Ballout non fosse almeno controllato 24 ore su 24. La risposta è semplice: solo a Berlino, secondo i dati diffusi dai quotidiani tedeschi, c’è un esercito di 2.400 islamisti radicalizzati, 900 dei quali pronti a «usare la violenza». Controllarli tutti è semplicemente impossibile. In Germania, invece, sarebbero 28.200, dei quali 9.500 pronti a entrare in azione.
Anche per questo il cancelliere Friedrich Merz ha evocato la possibilità di inasprire le regole: espellere il prima possibile i migranti irregolari sospettati di legami con il terrorismo, revocare la cittadinanza tedesca ai residenti con doppia nazionalità e aumentare i controlli su tutti i sospetti a piede libero. Nelle prossime settimane vedremo se si tratta solo di dichiarazioni di circostanza.
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Il terrorismo islamico non è morto
La Germania ha bisogno di iniziare a chiamare le cose con il loro nome e a riconoscere, come ha fatto in un editoriale Rainer Haubrich su Die Welt, che «la più grande minaccia nei confronti di gay, lesbiche e altre minoranze sessuali non proviene “dalla destra” ma dagli islamisti».
È la stessa cosa che dovrebbero fare anche le autorità tedesche: il terrorismo islamico non può più essere sottovalutato. Anche perché è solo apparentemente scomparso: se in Medio Oriente gli attacchi sono in diminuzione, sta rinascendo nel Sahel, da tre anni il nuovo epicentro del terrorismo globale.
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Leone Grotti
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