Rai, gli italiani chiedono più cultura e informazione: per il 55% il palinsesto è peggiorato


di Mario Modica

L’indagine Radar SWG fotografa aspettative molto precise nei confronti del servizio pubblico: sette cittadini su dieci antepongono informazione indipendente e approfondimento alla ricerca degli ascolti. Documentari, giornalismo d’inchiesta ed eventi dal vivo sono i contenuti su cui dovrebbe puntare la programmazione

La Rai continua a occupare una posizione particolare nel panorama mediatico italiano. Non viene considerata semplicemente una delle tante aziende televisive presenti sul mercato, ma un’istituzione chiamata a svolgere una funzione pubblica, culturale e informativa. È quanto emerge dall’indagine contenuta nel Radar SWG relativo alla settimana dal 20 al 26 luglio 2026, che analizza il giudizio degli italiani sul ruolo della televisione pubblica e sulla qualità della sua programmazione.

La ricerca restituisce un’opinione pubblica che, da una parte, riconosce alla Rai un valore collettivo da tutelare e, dall’altra, manifesta una crescente insoddisfazione nei confronti dell’offerta proposta negli ultimi anni.

Il messaggio rivolto al servizio pubblico appare piuttosto netto: la Rai non dovrebbe inseguire esclusivamente lo share e i gusti del pubblico più generalista, ma dovrebbe rafforzare la propria identità puntando su cultura, divulgazione, informazione indipendente e giornalismo d’inchiesta.

Per quasi un italiano su due la Rai è un patrimonio pubblico

Alla domanda su quale debba essere la natura della Rai, il 48% degli intervistati la definisce «un’istituzione e patrimonio pubblico da tutelare a prescindere».

Il 39%, invece, la considera un’azienda come le altre, chiamata a competere sul mercato senza particolari tutele o privilegi, mentre il 13% non esprime un’opinione.

La percezione del valore istituzionale della Rai cresce sensibilmente tra coloro che utilizzano regolarmente i suoi servizi: in questo segmento la percentuale di chi considera l’azienda un patrimonio pubblico da proteggere raggiunge il 59%.

Il dato evidenzia come la frequentazione abituale dei canali e dei contenuti Rai rafforzi il legame con il servizio pubblico. La Rai viene quindi associata non soltanto alla produzione televisiva, ma anche a una funzione più ampia di presidio dell’informazione, della cultura e dell’identità nazionale.

Questa visione distingue nettamente l’azienda dalle televisioni commerciali. Per una parte consistente della popolazione, infatti, la sua missione non può essere valutata esclusivamente sulla base dei dati di ascolto o della capacità di attrarre investimenti pubblicitari.

Sette italiani su dieci antepongono il servizio pubblico agli ascolti

Il risultato più significativo riguarda proprio la funzione che la Rai dovrebbe svolgere nel sistema televisivo.

Il 70% degli italiani ritiene che debba essere soprattutto un servizio pubblico, capace di garantire informazione indipendente, cultura e approfondimenti, anche a costo di ottenere ascolti inferiori.

Soltanto il 20% pensa che la programmazione debba orientarsi maggiormente verso i gusti del grande pubblico, competendo sul mercato con le stesse logiche di una televisione commerciale. Il restante 10% non sa esprimersi.

Il pubblico sembra quindi chiedere alla Rai di distinguersi, non di omologarsi. La maggioranza degli intervistati non considera lo share come il principale indicatore attraverso cui giudicare il successo del servizio pubblico.

La capacità di informare correttamente i cittadini, offrire contenuti culturali e approfondire i principali temi sociali, scientifici e istituzionali viene ritenuta più importante della semplice conquista della leadership negli ascolti.

La ricerca evidenzia così una richiesta di riconoscibilità editoriale: la Rai dovrebbe occupare gli spazi che le emittenti commerciali, per esigenze di mercato, possono avere maggiore difficoltà a presidiare.

Per il 55% il palinsesto Rai è peggiorato

Il riconoscimento del valore pubblico della Rai non si traduce però in una valutazione positiva dell’attuale programmazione.

Secondo il 55% degli italiani, negli ultimi anni l’offerta del palinsesto Rai è peggiorata. Nel dettaglio, il 30% la considera «peggiorata» e il 25% «decisamente peggiorata».

Il 31% non rileva cambiamenti significativi e ritiene che la qualità sia rimasta sostanzialmente uguale. Soltanto il 14% esprime una valutazione positiva: per l’11% l’offerta è migliorata, mentre appena il 3% parla di un deciso miglioramento.

Il giudizio negativo è presente anche tra gli spettatori che utilizzano regolarmente i servizi Rai. In questa fascia, il 45% ritiene che la programmazione si sia impoverita.

Si tratta di un dato particolarmente rilevante perché proviene proprio dal pubblico più vicino all’azienda. Anche tra gli utenti abituali, dunque, emerge la percezione di una perdita di qualità, varietà o autorevolezza dell’offerta.

La Rai conserva quindi un forte capitale simbolico e istituzionale, ma questo patrimonio rischia di essere indebolito da un palinsesto giudicato meno soddisfacente rispetto al passato.

Documentari e programmi culturali al primo posto

L’indagine SWG ha chiesto agli intervistati su quali contenuti la Rai dovrebbe puntare per continuare a essere considerata un servizio utile ai cittadini. Ogni partecipante poteva fornire fino a due risposte.

Al primo posto, con il 39%, si trovano i documentari e i programmi culturali, storici e scientifici. È una richiesta che conferma l’aspettativa di una Rai capace di svolgere una funzione educativa e divulgativa, offrendo contenuti non sempre facilmente reperibili nella programmazione commerciale.

Subito dopo, con il 37%, si collocano l’informazione locale e il giornalismo d’inchiesta. Il dato sottolinea l’importanza attribuita a una presenza giornalistica radicata nei territori e alla produzione di approfondimenti in grado di andare oltre il racconto quotidiano delle notizie.

Tra i Baby Boomers, la richiesta di informazione locale e giornalismo d’inchiesta raggiunge il 43%, confermando una particolare attenzione delle generazioni più adulte verso l’approfondimento e il racconto dei territori.

Al terzo posto, con il 28%, si trovano i grandi eventi dal vivo, sportivi, musicali e istituzionali. Questa tipologia di contenuti raccoglie un interesse particolarmente elevato tra i componenti della Generazione Z, dove la percentuale sale al 34%.

Il dato segnala una possibile strada per avvicinare il pubblico più giovane: la diretta e la dimensione dell’evento possono rappresentare elementi distintivi rispetto alla fruizione on demand offerta dalle piattaforme digitali.

Film, serie e format destinati alle diverse generazioni

Il 26% degli intervistati indica tra le priorità la produzione di film e serie televisive. Una percentuale identica chiede format capaci di interessare le diverse fasce d’età.

Quest’ultima richiesta sale al 31% tra coloro che usufruiscono regolarmente dei servizi Rai. Gli spettatori abituali sembrano quindi chiedere un’offerta più equilibrata, in grado di rivolgersi a pubblici differenti senza concentrarsi eccessivamente su una sola generazione o su un unico modello di consumo televisivo.

Più contenuto è l’interesse per i programmi educativi dedicati ai bambini, indicati dall’11% del campione. Il 9% vorrebbe invece una maggiore presenza di contenuti destinati a diffondere la lingua e la cultura italiana tra gli stranieri.

Soltanto il 6% non indica nessuna delle proposte presentate.

Nel complesso, le risposte mostrano che il pubblico non chiede alla Rai un semplice aumento della quantità di programmi, ma una precisa gerarchia editoriale. Divulgazione, informazione, inchieste, documentari e grandi eventi vengono considerati gli strumenti principali attraverso cui il servizio pubblico può recuperare centralità e utilità sociale.

Una Rai meno commerciale e più riconoscibile

La ricerca fotografa una relazione complessa tra gli italiani e la Rai. L’azienda continua a essere percepita come un bene pubblico e una parte importante del sistema culturale e informativo nazionale, ma contemporaneamente cresce l’insoddisfazione nei confronti della sua offerta.

Il pubblico non sembra chiedere alla Rai di imitare le emittenti commerciali o le piattaforme di streaming. Al contrario, le assegna il compito di produrre ciò che il mercato, da solo, potrebbe non garantire: cultura, informazione indipendente, approfondimento, attenzione ai territori, divulgazione scientifica e contenuti capaci di unire il Paese intorno ai grandi eventi.

La sfida, dunque, non consiste soltanto nel conquistare ascolti, ma nel dimostrare quotidianamente l’utilità e la riconoscibilità del servizio pubblico.

L’indagine è stata realizzata da SWG tra il 21 e il 23 luglio 2026 attraverso metodologia CAWI, su un campione rappresentativo nazionale composto da 800 cittadini maggiorenni.


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