Il Servizio sanitario nazionale attraversa oggi una fase di profondo affaticamento che si manifesta in una crescente disuguaglianza negli esiti di salute e nell’accesso alle cure, in base al reddito o al territorio di residenza. Negli ultimi anni la capacità di programmazione delle istituzioni si è indebolita e la prevenzione è stata progressivamente trascurata a favore di un sistema frammentato che delega spesso ai cittadini e alle cittadine l’onere dei percorsi assistenziali. Una situazione che genera un diffuso disagio, riduce la fiducia e acuisce la distanza tra i diritti formalmente garantiti e quelli realmente esigibili.
«Per questo il SSN va riformato in modo profondo» osserva Elio Borgonovi. «Le cause di questa crisi sono strutturali e riguardano uno sbilanciamento verso la cura delle acuzie nonostante l’aumento delle cronicità e una governance che fatica a coordinare in modo efficace Stato, Regioni e aziende sanitarie».
Professore emerito all’Università Bocconi di Milano e presidente del centro di ricerca multidisciplinare Cergas, Borgonovi è tra i promotori (insieme a – tra gli altri – Federico Spandonaro, fondatore e presidente del comitato scientifico di Crea Sanità di Tor Vergata, Francesco Longo, direttore dell’Osservatorio Oasi del Cergas sul settore e le aziende sanitarie, Milena Vainieri responsabile scientifica del Laboratorio Management e Salute della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Sabina Nuti già rettrice del San’Anna e ordinaria di Economia e gestione delle imprese del Centro interdisciplinare Health Science) della proposta di riforma del Servizio sanitario nazionale sintetizzata nel documento Idee nuove per un SSN equo e sostenibile.
«Auspichiamo diventi una piattaforma di confronto per orientare il cambiamento» puntualizza Borgonovi. «Stiamo raccogliendo nuove adesioni e suggerimenti per arricchire e migliorare la proposta. La nostra road map punta ad affinarla entro le elezioni del 2027, con l’auspicio che le forze politiche potranno poi tradurla in proposte legislative».
Dall’articolo 32 della Costituzione all’approccio One Health
Partendo delle criticità attuali, il gruppo di accademici e stakeholder ha elaborato una proposta di riforma per rafforzarne equità, sostenibilità e la capacità del SSN di soddisfare i bisogni di salute della popolazione, reinterpretando l’articolo 32 della Costituzione in un contesto demografico mutato. Quell’articolo che pone la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
Di fatto propongono una visione più ampia, nella quale la tutela della salute coinvolga, oltre al SSN, la ricerca, l’ecosistema delle Life Sciences, il privato accreditato, i fondi sanitari integrativi, il terzo settore e gli altri soggetti che contribuiscono alla prevenzione, alla cura e all’innovazione. In questo quadro assume un ruolo centrale l’approccio One Health che integra la salute umana con quella animale e ambientale.
Gli obiettivi prioritari includono il rafforzamento della prevenzione e la definizione di priorità esplicite che permettano di promettere solo le prestazioni che il sistema può effettivamente garantire. Per sostenere questa trasformazione il documento auspica la creazione di un Testo Unico delle norme sulla salute e un progressivo adeguamento del finanziamento pubblico per allinearlo ai parametri dell’Unione Europea. Perchè attualmente «il livello di finanziamento pubblico non è coerente con la programmazione e l’erogazione dei LEA da garantire».
«Il sistema non è sostenibile – puntualizza Borgonovi – se non si fa prevenzione e se non si è efficaci nella presa in carico delle cronicità».
Nuovi modelli di governance e autonomia regionale
La riforma propone una gestione del sistema basata su tre livelli coordinati che coinvolgono diversi ministeri – per attuare la strategia “la salute in tutte le politiche”, agendo su fattori esterni come l’ambiente, il lavoro, l’istruzione e il reddito, che influenzano direttamente il benessere dei cittadini -, una regia complessiva di tutti gli attori che operano nel settore – per coordinare la spesa pubblica con quella privata, evitare ridondanze, innescare sinergie e ridurre le disuguaglianze generate dal mercato, garantendo che ogni componente del sistema concorra in modo equo alla tutela della salute -, e una governance specifica per il Servizio sanitario nazionale. Questo è il cuore operativo della riforma, con l’obiettivo di assicurare indirizzi comuni e uniformi in tutta Italia, garantendo che i LEA siano realmente esigibili ovunque.
La proposta distingue in pratica tra la tutela della salute generale e l’erogazione pratica dei servizi.
Viene suggerita inoltre la creazione di un management nazionale di alto profilo attraverso un albo nazionale per i direttori generali selezionati da commissioni di esperti su criteri di merito e risultati ottenuti. E si propongono quattro diversi livelli di autonomia regionale da modulare in base alla capacità effettiva di raggiungere i Livelli essenziali di assistenza e di mantenere l’equilibrio finanziario e l’efficacia del sistema misurata tramite la speranza di vita in buona salute. In caso di gravi carenze il governo può intervenire con un commissariamento della durata massima di cinque anni per ripristinare gli standard minimi di cura.
Universalismo proattivo e integrazione con il settore privato
L’universalismo del sistema viene ripensato attraverso modelli proattivi capaci di individuare tempestivamente i bisogni inespressi dei cittadini e di garantire un arruolamento precoce nei percorsi di cura, modulando la presa in carico in base alle necessità individuali e al livello di alfabetizzazione sanitaria della persona, assicurando cioè una presa in carico personalizzata che supporti chi ha meno competenze nel gestire la propria salute.
Il documento introduce il concetto di sistema dei servizi della salute che comprende oltre al settore pubblico anche i fondi integrativi e le assicurazioni che devono essere coordinati con la spesa pubblica per coprire i bisogni meno assistiti. Si propone inoltre che le aziende sanitarie assumano una funzione imprenditoriale nella gestione della libera professione intramuraria per offrire servizi a prezzi calmierati e contrastare il consumismo sanitario. La trasparenza del sistema deve essere garantita da un sistema informativo sanitario fondato sull’interconnessione dei dati amministrativi e clinici per rendere esigibile il diritto alla salute.
Assistenza di prossimità e centralità della persona
Un pilastro fondamentale della proposta riguarda la capacità di intercettare precocemente i bisogni della popolazione, specialmente per i soggetti più fragili (sanità di iniziativa).
Fondamentale l’assistenza di prossimità, definita come stabilità relazionale garantita dalla scelta di un professionista di riferimento che può essere un medico o un infermiere a seconda delle necessità del paziente. E che si poggia sulla multicanalità, sull’utilizzo cioè di tecnologie digitali e piattaforme web per facilitare l’accesso alle informazioni e il dialogo tra professionisti e cittadini. Per quanto riguarda la cronicità e la non autosufficienza, la riforma prevede la creazione di un unico fondo per la Long-Term Care gestito a livello di distretto che riunisca le risorse oggi frammentate tra diversi enti per offrire piani assistenziali personalizzati.
Ricerca e innovazione nel settore delle Life Sciences
La ricerca è una funzione inscindibile dall’assistenza ed è descritta nel documento come un patrimonio del sistema sanitario fondamentale per migliorare la qualità delle cure. La proposta prevede investimenti mirati per supportare la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore delle Life Sciences attraverso la collaborazione tra diversi ministeri e il coinvolgimento di università e imprese.
In particolare, si auspica una programmazione nazionale degli investimenti attraverso un piano quinquennale condiviso tra Ministero della Salute, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell’Economia e Ministero dell’Università e della Ricerca. Gli investimenti devono essere valutati secondo i benefici effettivi prodotti per i pazienti utilizzando i dati reali generati durante l’erogazione dei servizi. In questo scenario il coinvolgimento attivo dei pazienti diventa essenziale non solo nei percorsi di cura individuali ma anche nella fase di progettazione e valutazione dei servizi sanitari.
L’obiettivo è coordinare gli investimenti pubblici e privati, sviluppare infrastrutture digitali, valorizzare i dati sanitari e utilizzare in modo sistematico gli strumenti di Health Technology Assessment (leggi gli approfondimenti della sezione HTA) per orientare l’introduzione delle innovazioni in base al valore generato per i pazienti e per il sistema sanitario.
Una piattaforma di discussione
Il documento è stato concepito come una base di discussione. «Le adesioni raccolte e che raccoglieremo in queste settimane rappresentano il punto di partenza per un confronto aperto con istituzioni, professionisti, associazioni e cittadinanza». Come ha spiegato Borgonovi presentando l’iniziativa, l’obiettivo è fare in modo che il testo diventi da settembre una piattaforma di dibattito pubblico capace di contribuire a una futura revisione del Servizio sanitario nazionale, considerato un bene comune da preservare e rafforzare.
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