Alle 7.30 Luigi Giorgetti era già al lago, davanti alla casetta dei pescatori di Cazzago Brabbia, esattamente come fa da settantacinque anni. Oggi, 31 luglio, Luigi Giorgetti, per tutti il “Negus”, compie 90 anni e li ha voluti festeggiare nell’unico modo che conosce davvero: uscendo in barca. Al rientro, ad aspettarlo sulla riva, le prime persone che hanno voluto fargli gli auguri, gli altri arriveranno all’ora dell’aperitivo al bar del paese, dove oggi dovrà offrire più di un giro.
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Siamo andati ad accompagnarlo in due, un giornalista che ha la metà dei suoi anni e un videomaker che non ha nemmeno un terzo dei suoi 90 anni. È arrivato puntuale, scendendo dalla strada del lago col suo fido bastone, già a torso nudo, con la maglietta buttata su una spalla: incedere lento, ma deciso, sulla terra ferma, mentre sulla barca si muove agile e leggero. Prima ha dato da mangiare ai gatti, poi via in barca. Ieri non ha gettato le reti, troppo caldo, troppa fatica per tirarle su e troppo pochi i pesci in questo periodo. Ci ha portato a vedere le ninfee a Biandronno e intanto ha raccontato aneddoti, storie, ricordi di una vita passata sul suo lago.
Ecco cosa ci ha raccontato questo testimone di un mondo che piano piano sta sparendo, ma di cui è importante e bello mantenere la memoria.
Una storia di famiglia lunga più di un secolo
Quella del “Negus” è una storia che affonda le radici in una cooperativa nata più di cent’anni fa. «I nostri nonni stavano sotto padrone: il diritto di pescare sul lago apparteneva al marchese Ponti», racconta. Furono proprio i nonni, cinque o sei famiglie, a decidere di riscattare quel diritto e comprarlo in autonomia, pagandolo — secondo quanto tramandato — oltre 600mila lire dell’epoca, «una cifra che valeva mezzo paese, più di cent’anni fa». Da quell’acquisto nacque uno statuto vero e proprio, che regolava chi potesse pescare: inizialmente solo il primo figlio maschio di ogni famiglia.
Da quel nucleo iniziale, la cooperativa crebbe fino a contare, negli anni Cinquanta, diverse decine di pescatori professionisti. «Un lavoro che ha permesso a molte famiglie di crescere i figli e mantenere le mogli», ricorda Giorgetti. Un’attività silenziosa, fatta di gesti ripetuti da generazioni, in un lago che allora dava davvero da vivere.
Settantacinque anni sull’acqua
Giorgetti ha iniziato a pescare da ragazzino, accompagnando il padre in barca: «Si imparava così, prima insieme, poi a 15 anni si poteva prendere la barca da soli». Da allora non ha più smesso: oggi sono, appunto, 75 anni di lago. Una vita segnata da inverni più rigidi di quelli attuali — «un mese e mezzo e più di ghiaccio ogni anno» — e da notti passate a dormire sulla punta, sui “barchett“, le barche di legno, per pescare il persico anche tre o quattro volte a settimana. «Non è un lavoro leggero come sembra: le reti sono pesanti, lunghe. Si fa fatica anche adesso, con tutta la tecnologia di oggi». Anche il Rierùn, la barca esposta al lago di piazza di Cazzago Brabbia, è stata utilizzata dal Negus quando era giovane: «Era una bella barca, veloce e leggera», dice passando davanti al museo in vetro vicino alla casetta dei pescatori.
Un lago che è cambiato
Se l’acqua del lago, dice Giorgetti, «è sempre quella», a cambiare sono stati i pesci. Il persico reale, per lui uno dei pesci d’acqua dolce più buoni in assoluto, è ormai una rarità. Al suo posto sono arrivate specie meno pregiate e soprattutto due presenze ingombranti: i gamberi, diventati negli anni un vero e proprio flagello, e i siluri, pesci predatori che possono superare i 40 chili. «Aspirano tutto quello che trovano, come una balena. Ne ho aperto uno che aveva la pancia piena di quaranta gamberi e nemmeno un pesce», racconta.
Anche il clima, secondo Giorgetti, non è più lo stesso: «In 75 anni non ho mai visto il lago così basso e così caldo. Fine maggio con 30 gradi non era mai successo dalle nostre parti, e giugno è stato un mese bestiale».
La fine di un mestiere
Dei pescatori professionisti della sua generazione, Giorgetti è tra gli ultimissimi rimasti, insieme ad Ernesto, il Nesto, di un anno più vecchio e a Zanetti di Bardello: «Non pescherà più nessuno sul lago di Varese. Come lavoro è finito. Resta solo il turismo, con i canottieri». Eppure, aggiunge con un pizzico d’orgoglio, l’acqua del lago di Varese resta ricca di plancton, tanto che i pesci ci crescono più in fretta e più grassi rispetto ad altri laghi.
Come quello del pescatore, altri mestieri sono spariti col tempo: «Ricordo quando venivano in paese l’arrotino, che arrivava da Induno a piedi, oppure quelli che aggiustavano le padelle di rame o che impagliavano le sedie con la lisca, un’erba che cresce qui sul lago. E sapete dove dormivano? Nelle cascine, sul fieno: una volta uno di loro ha rischiato di essere infilzato da mio suocero che non si era accorto che sotto la paglia c’era una persona».
Una vita senza fretta
Nonostante l’età, Giorgetti scende quasi ogni mattina al lago, alzandosi presto, «verso le sei, anche prima, non dormo più». Non ha mai avuto grandi pretese dalla vita, se non quella di viverla «senza fretta», parola che ripete spesso parlando di sé. Ha ancora regole precise sul suo lavoro — come preparare il carpione per i clienti abituali che glielo chiedono ogni settimana — e un legame speciale con i più giovani: capita spesso che scolaresche di bambini delle elementari vadano a trovarlo mentre pulisce il pesce, curiosi di scoprire un mestiere che per loro è quasi archeologia. Mentre racconta, tra un aneddoto e l’altro, riaffiorano i ricordi del passato, di quando per esempio giocava a pallone con la squadra del paese: «Ero terzino, eravamo una bella squadretta, poi qualcuno un po’ più litigioso ha deciso che basta, e non si è più giocato. Ci divertivamo».
A chi gli chiede consigli per il futuro, Giorgetti non ha dubbi: «Prima di tutto, andate a studiare. Non è più come una volta, quando si faceva per forza il lavoro del padre. Oggi, se vi siete laureati, scegliete il lavoro che vi piace: se volete andare a zappare, andate a zappare. L’importante è farlo senza fretta, senza arabbiarsi e senza essere troppo legati alle cose materiali».
Il soprannome “Negus”
Il suo celebre soprannome nasce dalla sua infanzia: nato nel 1936, in piena epoca fascista, quando i militari italiani erano impegnati nelle campagne d’Africa, il giovane Luigi — capelli e carnagione scuri fin da piccolo — venne soprannominato come il “Negus”, il sovrano etiope. Un nomignolo che gli è rimasto addosso per tutta la vita, come del resto capitava a quasi tutti a Cazzago Brabbia negli anni Cinquanta e Sessanta: «Dei vecchi del paese, spesso, si conosceva solo il soprannome. Il vero nome quasi nessuno lo sapeva».
La festa di domenica alle Ghiacciaie
Per festeggiare i suoi 90 anni, la comunità di Cazzago Brabbia si ritroverà domenica 2 agosto alle 18 presso le Ghiacciaie, con lo spettacolo “Le donne della pesca e del lago”, scritto e interpretato da Betty Colombo — un omaggio a un mondo, quello dei pescatori del lago di Varese, che con Luigi Giorgetti vede ormai i suoi ultimi testimoni diretti.
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