Qualcuno fermi Gianni Infantino – Tempi


Qualcuno fermi Gianni Infantino e il suo tentativo di stravolgere, spremendolo fino alla fine, il calcio. La brama di potere e denaro del presidente della Fifa non si è quietata dopo il Mondiale che più di tutti ha generato ricavi (si parla di 15 miliardi di dollari). Come rivelato dal Times, e poi confermato dalla stessa organizzazione che gestisce il calcio mondiale, Infantino ha intenzione di creare una società che controlla gli interessi commerciali delle competizioni organizzate dalla Fifa, Mondiale per club incluso, e cedere quote ad investitori privati, che avranno quindi un peso importante nel decidere come (e quando, e dove) questi tornei dovranno essere giocati. La società si chiamerebbe FIFA Forward Enterprise, e attraverso di essa i privati potranno comprare fino al 21 per cento delle quote.

Infantino vende il Mondiale ai privati

Se con l’allargamento del Mondiale a 48 squadre Infantino si era già assicurato la rielezione a presidente del governo globale del calcio, con questa mossa promette di cedere quote della nuova società alle 211 federazioni nazionali, che saranno libere di venderle a loro volta ad altri investitori privati, arrivando a guadagnare – secondo alcuni calcoli riportati dal Times – fino a 20 milioni di dollari. Non poco, soprattutto per le Federazioni più piccole.

Come scrive il quotidiano inglese autore dello scoop, se anche la Fifa mantenesse il principale ruolo decisionale sull’organizzazione, «la pressione maggiore sarebbe quella di disputare più spesso la Coppa del Mondo. Infantino ci aveva già provato cinque anni fa, proponendo un torneo biennale, ma l’idea fu respinta. L’altra strada è quella di ampliare la Coppa del Mondo, e Infantino ha già affermato che una proposta per aumentare il numero di squadre partecipanti da 48 a 64 verrebbe “sicuramente” presa in considerazione. Più squadre significano più partite, e più partite significano più soldi».

Non solo, «la pressione per massimizzare i ricavi potrebbe persino determinare dove si terranno i tornei, se il denaro è il fattore determinante». Se dovesse scegliere un proprio motto, Infantino potrebbe parafrasare le femministe anni Settanta con un efficace “il calcio è mio e lo gestisco io”. E chi non fa come dice lui non riceve la paghetta.

Il “ricatto” di Infantino alle Federazioni

Con una lettera inviata alle Federazioni di tutto il mondo il presidente della Fifa ha comunicato che ciascuna di esse riceverà 40 milioni di dollari se accetterà il suo piano di cessione dei diritti televisivi relativi alla Coppa del Mondo, ma che hanno solo meno di due mesi  di tempo per aderire alle proposte. Nella missiva Infantino ha illustrato i vantaggi finanziari derivanti dalla possibilità per gli investitori privati ​​di acquisire quote del torneo e dato l’ultimatum del 19 settembre.

In caso di adesione, le federazioni disporranno di un pacchetto di finanziamenti pari a 10 miliardi di dollari, mentre in caso di rifiuto i loro introiti si ridurranno a 2,7 miliardi di dollari, quasi il 75 per cento in meno. Se non è un ricatto, poco ci manca. Follow the money e troverai Gianni, il quale secondo un suo ex collaboratore citato dal Times si considererebbe ormai apertamente «un oligarca».


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Luci e ombre del Mondiale 2026

Non si può certo negare il successo economico del Mondiale appena concluso, ma se resterà nella memoria per le gesta sportive è perché il calcio riesce ancora a essere più forte delle pressioni politiche: quello giocato tra Stati Uniti, Canada e Messico è stato un torneo con troppe partite inutili e di basso livello, con arbitri non all’altezza, biglietti riservati a un’élite di ricchi, anzi ricchissimi, innovazioni che hanno snaturato il gioco come l’hydration break e lo show di quasi mezz’ora nell’intervallo della finale, ma come ogni Mondiale ha tenuto col fiato sospeso milioni di tifosi in tutto il globo, fatto scoprire nuovi giocatori, consacrato altri, lanciato “piccole” rivelazioni come Capo Verde, regalato gol e record memorabili.

Naturalmente Infantino si è preso il merito anche di questo, in un lungo post su Instagram che Philip Patrick sullo Spectator ha sobriamente definito «delirante», nel quale attacca chi lo critica, esalta «nonni, bambini e neonati» (sic) che si sono gustati la magia del Mondiale e ha il coraggio di sostenere di aver fatto dialogare tra loro due paesi in guerra, Stati Uniti e Iran. Abbiamo tutti in mente le immagini della premiazione della Spagna, quando Donald Trump non se ne voleva andare e Infantino si atteggiava ad amicone del presidente americano mentre con un sorriso di benevolenza gli indicava dove mettersi sul palco: un’immagine grottesca ma perfetta per rappresentare il piacere che dà al capo della Fifa il rapporto con il potere.

Un calcio americanizzato?

Il ritorno economico del torneo negli Stati Uniti lo ha definitivamente convinto che il futuro del calcio è la sua “americanizzazione”: non a caso tra i privati interessati a entrare in società con la nuova Fifa ci sono soprattutto investitori americani, il genero di Trump Jared Kushner in primis. Ma se l’obiettivo principale a quel punto sono i soldi, e non le gesta sportive, ci si può davvero aspettare di tutto: una Coppa del mondo giocata ogni due anni, un Mondiale per club ogni dodici mesi, partite inframmezzate da show, hydration break allungati per vendere più spazi pubblicitari, e – perché no? – l’abolizione dei pareggi e il divieto di finire 0-0 le partite.

Le Federazioni nazionali al momento sembrano scioccate dal progetto di Infantino, e la Uefa promette boicottaggi e battaglia sostenendo che l’ingresso di investitori esterni potrebbe compromettere l’indipendenza della Fifa e stravolgerne l’identità, dato che fino a prova contraria è un ente senza scopo di lucro. Fino a quando?


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Piero Vietti

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