Il diario di bordo di Luca Vitone in viaggio verso Sant’Elena


Oggi ci svegliamo in mezzo all’oceano. Partiti ieri, dopo tre giorni in rada nella baia di Praia, capitale di Capo Verde, nell’isola di São Tiago, dove abbiamo cercato di sistemare alcuni problemi legati al serbatoio del gasolio. Il mare è calmo, il vento soffia a 9 nodi e l’andatura è in media di 5 nodi. La posizione geografica nel momento in cui scrivo è di 12°53’ latitudine nord e 22° 25’ longitudine ovest. Ci avviciniamo alla zona di convergenza intertropicale e fra qualche tempo entreremo nella fascia equatoriale. Siamo al nostro quarantatreesimo giorno di navigazione e abbiamo iniziato il percorso più lungo di tutto il viaggio in cui non vedremo terra fino all’arrivo a Sant’Elena: almeno due settimane di traversata atlantica in cui ci aspettiamo bonacce e temporali tipici avvicinandosi all’Equatore.

Il viaggio di Luca Vitone

Fino a oggi, per quanto è dal 23 aprile che si dorme in barca, non abbiamo fatto mai troppi giorni di navigazione di seguito. È stato un crescendo. Dal cantiere di Carrara Marittima all’Elba ci siamo arrivati in giornata. Qui oltre alle riprese nei luoghi napoleonici, come ho già scritto, ci ha raggiunto Carlo Antonelli che purtroppo non è rimasto per tutto il viaggio. Dall’Elba alle Baleari, dove siamo arrivati al porto di Mahon a Minorca, abbiamo trascorso due notti in barca. Da qui al porto di La Linea de la Concepción, che confina con Gibilterra, ci abbiamo messo tre notti. La Rocca di Gibilterra si è rivelata una profonda delusione, immaginavo un ibrido esotico britannico-ispanico-magrebino con colonna sonora di bertucce, unica scimmia selvatica europea che lì vive da secoli, e invece è un triste promontorio privatizzato e venduto al turismo dilagante. Anche le bertucce, relegate in cima al monte, se ne stanno in silenzio ad abboffarsi con il cibo distribuito dai turisti desiderosi di immortalarle con i loro dispositivi per avviarle a un sicuro diabete come per i coati rossi incontrati, anni fa, alle Cascate del Iguazú, che scoprimmo ricoverati in cliniche veterinarie per la generosa solerzia del turista.

L’incontro con Giovanni Ozzola

Ripartiti per affrontare le Colonne d’Ercole, dopo il rifornimento ci siamo dovuti fermare in rada per problemi al serbatoio e qui sono iniziate le inalazioni di gasolio soprattutto per chi dorme nelle cabine a metà barca. Comunque, per arrivare alle Canarie, alla Marina di Lanzarote ad Arrecife ci abbiamo messo quattro notti. Poi abbiamo trascorso una notte per arrivare a Tenerife, sempre alle Canarie dove abbiamo attraccato nella Marina di Santa Cruz. Qui abbiamo incontrato Giovanni Ozzola che vi abita da una dozzina d’anni e che ci ha introdotto a una simpatica serata a bordo del veliero Vespucci in compagnia dell’equipaggio, di alcuni fisici italiani che lavorano tra la Sardegna e Tenerife e del console italiano Gianluca Cappelli Bigazzi. Da qui siamo partiti verso sud in direzione Capo Verde e dopo sei notti di navigazione, senza fermarci, abbiamo raggiunto Mindelo, principale Marina per barche da diporto dell’arcipelago e capitale culturale della nazione. Arrivati con un vento molto forte non ci hanno fatto entrare per motivi di sicurezza e siamo rimasti in rada per due giorni, poi finalmente entrati in porto abbiamo potuto fare rifornimento d’acqua e iniziare a svolgere le varie mansioni a cui ormai siamo abituati. Una volta partiti da Mindelo abbiamo trascorso una notte di navigazione e siamo arrivati a Praia, dove appunto ci siamo fermati in rada.

Pro Tempore

Il film di Luca Vitone

In ognuna di queste tappe, oltre ad assolvere i doveri dedicati alla salvaguardia della barca con tutti i suoi innumerevoli problemi affrontati e spesso risolti dall’ineffabile trio composto dal comandante Morelli, il secondo narrator Bertozzi e il fonico Daniele (di cognome), con quest’ultimo, al secolo Alessandro, e il direttore della fotografia Elvio Manuzzi, rappresentanti di Enece per la produzione del film, ci siamo dedicati alle riprese per immagini a terra da inserire nel liquido montaggio tra le onde. Noleggiando un’auto in ogni isola abbiamo dedicato ore a cercare particolari del paesaggio che ci servissero per arricchire la narrazione filmica. Oltre a guardarci intorno, assaggiare qualche specialità locale e cercare di risolvere vari contrattempi o problemi riguardanti la prosecuzione del viaggio, ci siamo dedicati a implementare la cambusa cercando di comperare la più ampia varietà di cibi disponibili per avere quotidianamente un menu variegato con una dieta di vitamine, proteine e carboidrati da far invidia a qualsiasi dietologo. Insomma, come cibo non ci manca niente e, chi più chi meno, tutti ci dedichiamo alla sua preparazione dando sfogo alle proprie conoscenze e fantasie, cercando di non ripetere gli stessi piatti, offrendo continuamente una mensa variegata e non ripetitiva. Solo una cosa ci manca: il pesce fresco. Abbiamo il tonno e gli sgombri in scatola e un paio di volte abbiamo servito al nostro desco del merluzzo congelato, ma il pesce fresco ci siamo imposti di non comprarlo per obbligarci a pescarlo direttamente durante la navigazione.

La fauna del mare

Abbiamo preso lenze di vario spessore, ami di diverse grandezze e soprattutto esche variopinte multiformi, somiglianti a pesci o cefalopodi di multiple dimensioni o forme improbabili costituite di piume artificiali come spolverini domestici. Tutti a rotazione sono stati lanciati tra le onde e nonostante l’occhio vigile di chi ha seguito l’operazione tutti sono stati persi, chissà se ingurgitati da prede mancate o se strappate dai flutti. Insomma, pesci e altri animali marini ne abbiamo visti pochi, alcune stenelle e alcuni delfini che ci hanno accompagnato per un po’ con salti e capriole, qualche tartaruga di varia dimensione, un pesce luna, un po’ di volatili apparsi sorprendentemente a centinaia di miglia dalla costa, di cui due, da chissà quale provenienza, hanno trovato ospitalità, probabilmente esausti, per qualche ora sulla barca, per ripartire per chissà quale meta, e dei pesci volanti. Questi sì ne abbiamo visti spesso ed è successo anche che alcuni di loro, grandi e piccoli, probabilmente poco esperti nel volo o forse per aver preso male le distanze, si sono arenati sulla tolda del cutter e li abbiamo trovati già spirati pronti per essere puliti e preparati per il pranzo facendo invidia al mondo del pesce azzurro. Insomma, il pesce ci viene incontro con involontaria naturalezza per arricchire il nostro menu come tele lasciate all’aria aspettando che l’autoritratto di un luogo si formi grazie alla presenza degli agenti atmosferici.

Luca Vitone

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