La prevenzione comincia molto prima che venga avvistata una colonna di fumo. In Lombardia il contrasto agli incendi boschivi si basa su un sistema che mette insieme previsione del pericolo, interventi sulla vegetazione, sorveglianza del territorio, formazione degli operatori e informazione dei cittadini.
A disciplinarne il funzionamento è il Piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2025-2028, aggiornato per il 2026. Il documento definisce sia le misure da adottare per limitare gli inneschi e la propagazione delle fiamme, sia la catena di comando che entra in funzione durante un’emergenza.
Il rischio più elevato tra dicembre e aprile
In Lombardia il periodo statisticamente più pericoloso non coincide necessariamente con l’estate. L’analisi degli incendi avvenuti tra il 2013 e il 2022 indica infatti una maggiore concentrazione degli eventi tra dicembre e aprile, quando la vegetazione può essere particolarmente secca e le precipitazioni scarse.
Incendi significativi possono tuttavia verificarsi anche in estate e in ottobre, soprattutto durante periodi siccitosi. Per questo il sistema rimane operativo durante tutto l’anno e può essere rafforzato in presenza di condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Il Piano distingue due situazioni. Lo “stato di alto rischio” viene dichiarato dalla Regione sulla base delle condizioni meteorologiche e vegetazionali, degli indici elaborati da Arpa e dell’andamento degli incendi. Può riguardare tutta la Lombardia o soltanto alcune aree e comporta l’entrata in vigore di divieti e sanzioni.
Il “periodo di allerta AIB”, invece, può essere attivato anche al di fuori dello stato di alto rischio. In questo caso il Centro funzionale regionale emette un’allerta per una o più zone omogenee, chiedendo agli enti territoriali di intensificare avvistamento, sorveglianza e preparazione delle squadre. L’allerta non introduce automaticamente nuovi divieti, ma serve ad anticipare la risposta operativa.
Tagliafuoco, vasche e manutenzione della vegetazione
La prevenzione diretta comprende gli interventi realizzati concretamente nei boschi e nelle aree più esposte. Tra questi figurano i viali tagliafuoco, fasce nelle quali la vegetazione viene gestita per diminuire l’intensità delle fiamme e consentire alle squadre di lavorare in maggiore sicurezza.
Sono previsti anche “punti strategici di prevenzione” lungo crinali e impluvi, dove il fuoco può accelerare o cambiare comportamento, oltre alla realizzazione e manutenzione di vasche per il rifornimento degli elicotteri e di piazzole di atterraggio.
La gestione forestale punta inoltre a interrompere la continuità del combustibile: diradamento degli alberi, potatura dei rami bassi, rimozione del legno morto, sfalcio dell’erba e contenimento degli arbusti che possono portare le fiamme dal terreno alle chiome. Tra le tecniche ammesse rientra anche il fuoco prescritto, eseguito però esclusivamente con autorizzazione e in condizioni controllate.
Particolare attenzione viene riservata alle zone di contatto tra bosco e abitazioni. Il Piano indica fasce di protezione intorno ai centri abitati, manutenzione della vegetazione lungo le strade e misure di autoprotezione per le proprietà private: prato mantenuto basso, rami lontani dagli edifici e nessun deposito di legna o residui vegetali a ridosso delle case.
Accanto agli interventi materiali c’è la prevenzione indiretta, fondata su campagne informative, attività nelle scuole, formazione degli operatori agroforestali e diffusione dei comportamenti corretti. Durante lo stato di alto rischio sono vietate tutte le attività potenzialmente capaci di provocare un innesco, dall’accensione di fuochi all’impiego di apparecchi o motori che producano scintille, braci o faville.
Dalla segnalazione alla verifica sul posto
Quando arriva una segnalazione, il primo passaggio previsto dal protocollo è la verifica. Il compito spetta all’ente antincendio boschivo competente per territorio, in collegamento con il Centro operativo regionale AIB dei Vigili del fuoco di Curno, che coordina gli interventi sull’intera Lombardia.
Una squadra viene inviata nella zona indicata per accertare la presenza delle fiamme. In caso di conferma deve comunicare dove si trova l’incendio, quale vegetazione sta bruciando, come si stanno propagando le fiamme e quale superficie risulta coinvolta. Il punto deve inoltre essere georeferenziato e condiviso tempestivamente con il centro regionale.
La verifica può essere effettuata anche dai Vigili del fuoco, dalle forze di polizia, da personale regionale, da altre strutture di protezione civile o, quando necessario, mediante un sorvolo.
Accertato l’incendio, l’ente competente invia le proprie squadre di volontari specializzati, dotate di mezzi e attrezzature. Se le risorse locali non sono sufficienti, il Centro operativo regionale, d’intesa con la Sala operativa regionale di Protezione civile, può mobilitare rinforzi provenienti da altri territori.
Una sola direzione per tutte le operazioni
Il responsabile sul campo è il Direttore delle operazioni di spegnimento, indicato con l’acronimo DOS. Si tratta di personale specificamente formato e inserito nell’elenco regionale degli abilitati. Al DOS spettano la valutazione dello scenario, la scelta della strategia e il coordinamento delle squadre e dei mezzi aerei.
Nelle prime fasi di un evento semplice il coordinamento può essere assunto da un caposquadra AIB. Se l’incendio si espande e diventa più complesso, la direzione deve passare al DOS. Il principio stabilito dal Piano è che il comando sia affidato a una sola persona, chiaramente riconoscibile da tutti gli operatori.
Qualora l’ente locale non riesca a mettere rapidamente a disposizione un proprio direttore, il Centro operativo regionale può inviare un altro DOS abilitato, compreso personale dei Vigili del fuoco.
Negli incendi più estesi il teatro operativo può essere suddiviso in settori, ciascuno affidato a un responsabile. Possono inoltre essere istituite funzioni dedicate alla logistica, ai rifornimenti, alla circolazione dei mezzi, alle comunicazioni e alla registrazione delle squadre. Il Piano indica in dodici ore il limite orientativo oltre il quale dovrebbe essere organizzato il cambio del DOS e dei responsabili di settore.
Quando intervengono gli elicotteri
La Lombardia dispone, secondo il Piano, di quattro elicotteri antincendio regionali: uno con base permanente a Darfo Boario Terme e tre dislocati a Cassina Rizzardi, Bovegno e Talamona.
L’impiego viene disposto dal Centro operativo regionale, normalmente su richiesta del DOS o del coordinatore presente sul posto. Dopo la conferma dell’incendio, il decollo deve avvenire entro un massimo di quindici minuti dalla richiesta. In situazioni urgenti il Centro può inviare un elicottero anche di propria iniziativa, prima che la verifica a terra sia stata completata.
Se le risorse regionali non bastano, il DOS può chiedere il concorso della flotta aerea dello Stato. La richiesta viene trasmessa dal Centro regionale al Centro operativo aereo unificato nazionale.
La priorità nelle aree vicine alle case
Un protocollo specifico riguarda gli incendi di interfaccia, cioè quelli che minacciano abitazioni, persone, strade o altre infrastrutture.
In questi casi operano fianco a fianco il DOS, responsabile dello spegnimento dell’incendio boschivo, e il ROS dei Vigili del fuoco, responsabile delle operazioni di soccorso. La priorità assoluta diventa la tutela delle persone, degli insediamenti e dei beni esposti. Il sindaco può attivare il piano comunale di protezione civile, mentre eventuali evacuazioni e chiusure stradali vengono gestite con il coinvolgimento di Prefettura, forze dell’ordine ed enti competenti.
Di notte sorveglianza, ma niente attacco diretto alle fiamme
Gli incendi che proseguono durante la notte non possono essere abbandonati. Il Piano prevede normalmente un presidio continuativo per controllare i fronti e richiamare rapidamente altre risorse in caso di ripresa.
La regola generale vieta però agli operatori AIB di intervenire direttamente sul fronte del fuoco durante le ore notturne. Il DOS può anche sospendere il presidio quando il territorio è troppo impervio o le condizioni meteorologiche rendono inaccettabile il rischio per le squadre.
Terminate le fiamme visibili, l’intervento non è ancora concluso. Seguono la bonifica, il controllo di ceppaie e focolai nascosti e il presidio dell’area, indispensabili per impedire che vento e calore riattivino l’incendio. Soltanto dopo queste verifiche il DOS può dichiarare chiuse le operazioni.
Fonte: Piano Aib Regione Lombardia 2026
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