Marettimo, dove il mito incontra la memoria: le fotografie che raccontano l’isola che Samuel Butler chiamò Itaca


Ci sono luoghi che custodiscono la propria storia nel paesaggio. Altri la affidano ai racconti tramandati di generazione in generazione. Marettimo, invece, quest’estate la consegna anche alla fotografia, trasformando immagini rimaste per oltre un secolo negli archivi di Cambridge in un ponte tra passato e presente. Fino al prossimo settembre il Museo del Mare, delle Attività e Tradizioni Marinare e dell’Emigrazione ospita “Tra Omero e Butler: omaggio a Renato Lo Schiavo – Marettimo/Itaca 1894”, un’esposizione che rappresenta uno degli eventi culturali più significativi dell’estate siciliana. Una mostra capace di parlare contemporaneamente agli studiosi, agli appassionati di storia, ai residenti e ai tanti visitatori che raggiungono la più remota delle Egadi in cerca della sua autenticità.

Le trenta fotografie esposte sono molto più di semplici documenti d’epoca. Sono finestre spalancate su un mondo che non esiste più. Ogni immagine restituisce uno sguardo, un gesto, un mestiere, un paesaggio. Ogni volto racconta una storia di mare, sacrificio e appartenenza. Scattate tra il 1893 e il 1894 da Samuel Butler, ventiquattro a Marettimo e sei a Favignana, costituiscono le più antiche testimonianze fotografiche finora conosciute delle isole Egadi. Osservandole si ha la sensazione che il tempo abbia scelto di rallentare. Le case sembrano ancora attendere il ritorno dei pescatori, i bambini fissano l’obiettivo con curiosità, le donne portano impressa sul volto la forza discreta di chi conosce il sacrificio quotidiano. Sono immagini che emozionano non perché raccontino un passato lontano, ma perché restituiscono le radici profonde di una comunità che continua a riconoscersi nella propria identità.

L’uomo che cercò Itaca nel cuore delle Egadi

Dietro quelle fotografie c’è la figura affascinante e fuori dagli schemi di Samuel Butler, scrittore, viaggiatore e raffinato intellettuale inglese, che durante i suoi soggiorni in Sicilia sviluppò una teoria destinata ancora oggi a far discutere storici e letterati. Per Butler la vera Itaca di Ulisse non era quella identificata dalla tradizione greca, bensì Marettimo. Una convinzione nata dall’osservazione diretta dell’isola, dalla conformazione del suo territorio, dalla posizione geografica e dal confronto con le descrizioni contenute nell’Odissea. Ma lo scrittore inglese andò ancora oltre. Elaborò infatti una delle ipotesi più sorprendenti della critica letteraria moderna: quella secondo cui il poema omerico sarebbe stato scritto non da Omero, ma da una giovane donna appartenente all’area trapanese. Una teoria audace, discussa e affascinante, che continua ancora oggi ad alimentare studi e confronti internazionali e che costituisce il filo narrativo dell’intera esposizione.

Un patrimonio ritrovato grazie alla ricerca

Il valore della mostra risiede anche nella straordinaria vicenda che ha permesso di riportare queste immagini nella loro terra d’origine. Le fotografie provengono dagli archivi del St. John’s College della Cambridge University, che ha autorizzato la riproduzione degli originali permettendo così ai visitatori di osservare, esattamente nei luoghi in cui furono realizzati, scatti rimasti per decenni quasi sconosciuti. Un risultato che non sarebbe stato possibile senza il lavoro del professor Renato Lo Schiavo, cui l’esposizione è dedicata. Studioso rigoroso e figura di riferimento della cultura trapanese, Lo Schiavo dedicò anni di ricerca all’opera di Butler. Fu proprio la sua paziente attività, nei primi anni Duemila, a riportare alla luce questo straordinario patrimonio fotografico, oggi finalmente restituito alla collettività. È anche per questo che il titolo della mostra assume un significato profondo: non solo un dialogo ideale tra Omero e Butler, ma anche un omaggio a chi ha saputo ricostruire un tassello prezioso della memoria delle Egadi.

Una comunità che ritrova se stessa

A rendere ancora più significativo il progetto è il suo forte valore identitario. Non si tratta semplicemente di esporre fotografie antiche, ma di restituire un pezzo di storia agli abitanti dell’isola. Laura Lodico, presidente dell’Associazione CSRT, ha sottolineato come queste immagini rappresentino un patrimonio collettivo che torna finalmente a disposizione della comunità, rafforzando il legame tra memoria storica e identità locale. Un concetto condiviso anche dall’assessora alla Cultura del Comune di Favignana, Dafne Borgia, che ha evidenziato il ruolo della mostra nel coniugare ricerca internazionale e valorizzazione del territorio, dimostrando come la cultura possa diventare motore di crescita e di promozione dell’intero arcipelago.

Guardare al futuro partendo dal passato

Tra i protagonisti del progetto c’è anche Vito Vaccaro, tra i fondatori dell’Associazione CSRT insieme a Luigi Laluna e curatore dell’esposizione. Le sue parole sintetizzano lo spirito dell’iniziativa. “Attraverso queste foto del passato si vuole far conoscere il forte valore identitario della comunità dell’isola di Marettimo, raccontando la vita di uomini e donne emigrati per uno spirito di riscatto e il desiderio di una vita migliore. Il loro attaccamento alle radici si è sempre mantenuto forte. L’auspicio è che l’isola ritorni a vivere tutto l’anno, non solo durante la stagione turistica, e che grazie a iniziative di valorizzazione culturale si possa dare impulso ad attività vive e concrete per il futuro della comunità”. È un messaggio che supera i confini della mostra e parla direttamente al futuro dell’isola. Per Vaccaro, infatti, queste fotografie non rappresentano un punto di arrivo, ma l’inizio di un progetto più ambizioso: realizzare una mostra permanente diffusa in tutte le Egadi, affinché il patrimonio lasciato da Butler possa diventare parte integrante dell’offerta culturale dell’arcipelago.

La cultura come motore di sviluppo

L’esposizione è stata resa possibile grazie al patrocinio e al contributo del Comune di Favignana e alla collaborazione con il St. John’s College di Cambridge, cui Antonino Rallo ha rivolto un sentito ringraziamento per la disponibilità dimostrata. Molto apprezzata anche la presenza dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine operanti nelle Egadi. Tra gli interventi, particolare interesse ha suscitato quello del comandante della Guardia di Finanza, Giacomo Sorrentino, che ha espresso il proprio apprezzamento per le fotografie del 1894 dedicate all’antica Brigata di Marettimo, testimonianze di grande rilevanza anche sotto il profilo storico-istituzionale.

Un viaggio che continua

Chi entrerà nelle sale del museo nei prossimi mesi non visiterà semplicemente una mostra fotografica. Compirà un viaggio. Camminerà accanto agli abitanti di Marettimo di centotrent’anni fa, incrocerà gli sguardi di uomini e donne che hanno costruito con fatica la storia dell’isola, seguirà le tracce di Samuel Butler nella sua instancabile ricerca della vera Itaca e scoprirà come il lavoro di un ricercatore siciliano abbia restituito al Mediterraneo un frammento prezioso della sua memoria. Tra il blu intenso del mare, il bianco della roccia e il silenzio che ancora avvolge Marettimo, quelle fotografie continuano a parlare. Raccontano un’isola che non ha mai smesso di custodire la propria anima e ricordano che il patrimonio più prezioso di una comunità non è soltanto ciò che conserva, ma ciò che sceglie di condividere. Perché esistono immagini che non appartengono soltanto al passato. Appartengono al futuro di chi saprà ancora riconoscersi nella propria storia.


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