Priolo e Ragusa verso la chimica verde


Si è tenuto il 30 luglio a Roma, negli uffici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’incontro che ha ufficializzato lo stato di avanzamento del piano di riconversione industriale di Versalis, la società chimica del gruppo Eni. Sul tavolo un pacchetto di investimenti che supera i 2 miliardi di euro, destinato alla trasformazione dei siti produttivi italiani, con un focus particolare sulla Sicilia e sugli stabilimenti di Priolo Gargallo (Siracusa) e Ragusa. L’incontro, presieduto dal sottosegretario di Stato Fausta Bergamotto, si inserisce nel percorso avviato con il protocollo firmato il 10 marzo 2025 alla presenza del ministro Adolfo Urso, e rappresenta una nuova tappa di un cronoprogramma che l’azienda assicura di rispettare punto per punto.

Chi è Versalis e perché il suo ruolo è centrale

Versalis è la società della chimica di base e degli specialty polymers del gruppo Eni, nata nel 2012 dalla trasformazione di Polimeri Europa. È l’azienda che controlla gran parte della produzione chimica di base italiana: oltre a Priolo e Ragusa, il suo perimetro industriale comprende gli stabilimenti di Brindisi, Porto Torres, Porto Marghera, Ravenna, Ferrara e Mantova, con una produzione storicamente concentrata su polimeri a base di etilene, come polietilene ed elastomeri. È proprio Versalis, dunque, il soggetto che ha presentato il piano al Mimit: non si tratta di un intervento statale o di un fondo esterno, ma di un investimento diretto dell’azienda, chiamata a riconvertire i propri impianti dopo anni di difficoltà del comparto.

La crisi della chimica di base e la scelta della specialty chemistry

Nel corso della presentazione, l’azienda ha ribadito un punto che ormai da tempo guida le sue scelte industriali: la crisi della chimica di base europea non è congiunturale ma strutturale e, a suo giudizio, irreversibile. La concorrenza di impianti più moderni ed efficienti negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Asia ha eroso la competitività dei cracking continentali, che secondo le stime di settore lavorano ormai ben al di sotto della loro piena capacità produttiva. 

Da qui la decisione, già maturata nei mesi scorsi, di accelerare il passaggio verso una chimica di specialità: produzioni a più alto valore aggiunto, fondate su innovazione e sostenibilità, in grado di sostituire i cracking dismessi con bioraffinerie, hub per l’innovazione e impianti di riciclo.

A Priolo demolizioni in corso e bioraffineria entro il 2028

Il sito di Priolo è quello dove la trasformazione è più visibile. Sono già partite le demolizioni degli impianti dismessi e da febbraio 2026 è attivo il cantiere di prefabbricazione della futura bioraffineria, il cui completamento meccanico è atteso entro la fine del 2028. Accanto a questo intervento, è previsto anche l’impianto Hoop, la cui realizzazione seguirà in una fase leggermente successiva, per evitare sovrapposizioni tra i cantieri. Si tratta del passaggio più delicato dell’intero piano, perché segna la fine definitiva della produzione di chimica di base nel polo siracusano e l’avvio di un modello industriale completamente diverso, orientato alle bioraffinerie.

A Ragusa un hub per le start-up e filiera agroenergetica

A Ragusa la trasformazione ha già assunto una fisionomia concreta. È operativo un hub dedicato allo sviluppo di start-up innovative e un centro di eccellenza legato ai nuovi settori della chimica verde. Parallelamente sono stati avviati i primi incontri propedeutici alla costituzione di una filiera agroenergetica, pensata per alimentare l’Agri Hub a servizio delle future bioraffinerie siciliane. Confermato infine, sempre entro il 2028, l’avvio del Centro sperimentale per il riciclo meccanico delle plastiche, uno dei tasselli su cui l’azienda punta per costruire una filiera dell’economia circolare radicata nel territorio.

Un piano di investimenti cresciuto nel tempo

Un elemento sottolineato con favore dal Mimit riguarda l’entità delle risorse: il protocollo del marzo 2025 prevedeva inizialmente investimenti per 2 miliardi di euro, cifra che l’azienda ha successivamente incrementato fino a 2,5 miliardi. Per il sottosegretario Bergamotto si tratta di “un segnale concreto e apprezzabile della volontà dell’azienda di dare seguito agli impegni assunti al tavolo del 10 marzo scorso”. Anche in Sicilia il piano ha raccolto consensi istituzionali: l’assessore regionale alle Attività Produttive, Edy Tamajo, ha parlato di una sfida da trasformare “in una grande opportunità di sviluppo per il nostro territorio”, capace di coniugare tutela dell’occupazione, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

Versalis: una storia industriale segnata dal declino della chimica di base

Nata nel 2012 dalle ceneri di Polimeri Europa, Versalis eredita in realtà una tradizione industriale molto più antica, che affonda le radici nel grande petrolchimico italiano del dopoguerra: basti pensare che lo stabilimento di Brindisi nacque oltre sessant’anni fa per iniziativa della Montecatini, con l’ambizione di modernizzare il Mezzogiorno attraverso l’industria pesante. Per decenni Versalis e i suoi predecessori hanno rappresentato una colonna occupazionale ed economica per interi territori, da Priolo a Brindisi, da Ragusa a Porto Marghera. Negli ultimi anni, però, la crisi della chimica di base europea ha investito duramente il gruppo: nel 2024 Ragusa ha cessato la produzione di polietilene, mentre nel corso del 2025 sono stati fermati i cracking di Priolo e Brindisi, con la conseguente apertura di tavoli sindacali e proteste diffuse. I numeri in gioco sono rilevanti: solo tra Brindisi, Priolo e Ragusa i lavoratori diretti e dell’indotto coinvolti nella vertenza sono stati stimati in oltre 20mila, mentre a Brindisi si è parlato di circa mille unità dell’indotto e, in una prima ipotesi di intervento su Priolo e Ragusa, di una cassa integrazione complessiva per 530 lavoratori. 

Le organizzazioni sindacali, dalla Cgil alla Femca Cisl passando per la Ugl Chimici, hanno più volte chiesto “zero esuberi” e la piena salvaguardia del reddito, mentre segnalano che in alcuni stabilimenti del Nord, come Marghera e Ferrara, si sono già registrati trasferimenti e procedure di mobilità che le sigle definiscono in contraddizione con gli impegni sottoscritti al Mimit. È in questo contesto di tensione sociale, ancora aperto, che si inserisce il piano presentato ieri: un tentativo di trasformare la crisi in una nuova stagione industriale, la cui riuscita si misurerà nei prossimi anni sul rispetto dei tempi di cantiere e, soprattutto, sulla effettiva tutela dei livelli occupazionali.


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