Con competenze e pensiero critico si governa la rivoluzione



PIÙ COMPETENZA e pensiero critico: solo così l’essere umano potrà governare la grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Così Antonella Massari, Segretario Generale Associazione Italiana Private Banking, interviene nel dibattito legato all’AI, oggetto dell’ultima enciclica papale e da tempo al centro di preoccupazioni, domande ed entusiasmi che coinvolgono intellettuali, professionisti, industria e mondo dell’educazione.

Quando si parla di AI ci si concentra spesso sugli strumenti e sulle tecnologie. Quale impatto sta avendo, invece, sul concetto stesso di competenza professionale? “L’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro modo di lavorare. È una constatazione che, nel giro di pochi mesi, è diventata quasi un luogo comune. Eppure, dietro questa affermazione apparentemente scontata, si nasconde una trasformazione ben più profonda di quanto si sia portati a pensare: non è soltanto il “come” lavoriamo a cambiare, ma il “cosa” significa essere competenti e perché diventerà sempre più importante esserlo. Spesso il dibattito sull’AI oscilla tra entusiasmo e timore”. Fatti recenti che ci aiutano a leggere questa trasformazione con maggiore equilibrio?

“Lo spunto per interrogarci più profondamente sul senso e i rischi connessi all’uso e all’applicazione massiva degli algoritmi ci è stato offerto da due diversi episodi di attualità: il calo repentino dei titoli di gestione del risparmio a seguito del lancio dell’ennesima nuova piattaforma di investimenti e la contrapposizione tra due grandi big del settore, Chat Gpt e Anthropic, che ha anteposto un no etico all’uso militare senza vincoli dei suoi modelli. Il primo episodio, con la fiammata al ribasso dei titoli, ci dimostra come le reazioni emotive legate all’introduzione dell’AI siano ormai automatiche e univoche e tendano ad attribuire all’intelligenza artificiale la capacità di “sostituirsi” a professioni e competenze, nel caso specifico quelle della consulenza finanziaria. Il secondo invece, ci rivela che così non è e che la questione del “come utilizzare” le nuove tecnologie è una sfida urgente, mettendo in primo piano la necessità di una cabina di regia etica e professionale, che non può essere sostituita da un algoritmo in qualsiasi caso e a ogni costo. L’AI generativa, infatti, consente di produrre testi, analisi, sintesi, simulazioni e previsioni in tempi drasticamente ridotti. Automatizza attività ripetitive, accelera i processi, amplia l’accesso alle informazioni. Ma questa efficienza non riduce il valore della conoscenza umana. Al contrario, lo accresce.

Che cosa distingue, allora, il contributo umano da quello dell’intelligenza artificiale? “Più l’intelligenza artificiale è capace di generare contenuti plausibili e strutturati, più diventa centrale la capacità umana di valutarli. La competenza, infatti, non coincide più soltanto con il possesso di informazioni o con la capacità di produrre un elaborato: risiede sempre di più nella facoltà di giudicare ciò che viene prodotto, di verificarne la coerenza, l’attendibilità, l’adeguatezza rispetto al contesto e agli obiettivi. In altre parole, l’AI non sostituisce il sapere: lo mette alla prova e impone al tempo stesso un rafforzamento del pensiero critico. Non è sufficiente porre una buona domanda a un sistema; occorre saper valutare la qualità della risposta. Le informazioni generate possono essere formalmente corrette ma sostanzialmente fuorvianti, incomplete o non aggiornate. Possono riflettere bias impliciti e apparire autorevoli senza esserlo. In questo scenario, la competenza si sposta dalla mera esecuzione alla supervisione intelligente. L’essere umano diventa garante del processo, responsabile ultimo del risultato”.

Molti strumenti di AI promettono analisi sempre più sofisticate. Attraverso l’AIPB, lei rappresenta il mondo della consulenza finanziaria di livello “premium” (patrimoni dai 500mila euro in su), uno dei settori – quello del risparmio gestito – che si ritiene saranno più impattati dall’applicazione dell’AI. La fiducia nel professionista resta un elemento insostituibile? “Per i professionisti — e in particolare per chi opera nella consulenza finanziaria — questa evoluzione è cruciale. Un’analisi generata rapidamente da un sistema di AI può rappresentare un valido punto di partenza, ma non può sostituire la valutazione complessiva del contesto patrimoniale, degli obiettivi del cliente, della sua propensione al rischio, della sua situazione personale e familiare. L’elemento fiduciario, che è alla base di ogni relazione consulenziale, non è automatizzabile. E tutto questo è ancora più evidente nel segmento del Private Banking, caratterizzato da forte specializzazione e personalizzazione di un servizio che abbraccia cinque generazioni di clientela (tra cui il 23% di imprenditori con esigenze e obiettivi molto diversificati. La fiducia accordataci dal cliente (L’indice della consulenza evoluta è pari al 91% e 84 clienti su 100 apprezzano il value for money) non è infatti costruita sull’interpretazione asettica dei numeri, ma sull’abilità di guidare e consigliare con professionalità ed empatia: la caratteristica che ci ha permesso di navigare periodi difficili e di continuare a crescere oltre ogni aspettativa anche con gli attuali scenari di instabilità politica ed economica (più di 1400 miliardi di masse gestite a fine 2025segnando una variazione positiva anno su anno del 12,7%)”.

Se la competenza del futuro sarà sempre più legata alla capacità di giudizio, quale ruolo giocheranno etica e responsabilità? “Accanto alla dimensione tecnica, emerge poi con forza un’altra questione: quella etica. Viviamo in un ecosistema informativo in cui la rapidità di diffusione delle notizie – vere o false – è senza precedenti. L’AI può amplificare questa dinamica, rendendo possibile la produzione su larga scala di contenuti convincenti ma non verificati. La capacità di distinguere tra informazione e disinformazione diventa parte integrante della competenza. E ciò è particolarmente rilevante in ambito finanziario, dove decisioni basate su informazioni inesatte possono produrre conseguenze economiche significative. L’adozione dell’AI deve quindi accompagnarsi a una cultura della responsabilità”.


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