Confindustria Toscana Nord: Stabile produzione industriale


da sx: Massimo Capecchi, Fabia Romagnoli, Tiziano Pieretti

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PISTOIA – Sostanzialmente stabile, a quota +0,3%, la produzione industriale manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato nel 2° trimestre di quest’anno nel confronto con lo stesso periodo del 2025: è quanto emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord.

Fra i settori presenti trasversalmente nelle tre province, le prestazioni migliori appartengono alla meccanica (+1,7%), mentre sono in negativo chimica-plastica (-0,3%), macchine-elettromeccanica (-1,1%) e soprattutto moda (-2,6) e metallurgia-prodotti in metallo (-4,6). Molto diversificati i risultati degli altri settori, caratterizzati da forte specializzazione territoriale.

“I risultati che emergono dalle nostre rilevazioni su base locale sono in linea con quelli nazionali, a quota +0,2% – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Niente di nuovo, quindi, in uno scenario stagnante che non rassicura e che presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il trimestre in corso”.

Non si vede la fine delle guerre scoppiate negli ultimi anni e mesi, con tutte le conseguenze che soprattutto il conflitto con l’Iran comporta sui costi di petrolio e gas; per l’industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità di collocare i propri prodotti su mercati generalmente fiacchi e penalizzati da un tasso di inflazione di entità ormai significativa; inevitabile il rallentamento degli investimenti, nonostante tassi di interesse che, per quanto in lieve aumento, rimangono abbordabili.

Stenta anche l’export, nonostante l’apprezzamento del dollaro che in teoria sarebbe positivo per i prodotti UE. Territori manifatturieri come quelli di Confindustria Toscana Nord riescono a tenersi a galla, con fatica, solo grazie a un impegno delle imprese particolarmente forte e determinato.

Commenti sui risultati a livello provinciale

Lucca

“La produzione manifatturiera lucchese è rimasta nel 2° trimestre quasi invariata rispetto allo stesso periodo del 2025, ma comunque con un minimo segno positivo – commenta il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti -. Il +0,6% del totale scaturisce dalla sommatoria di settori con prestazioni molto diverse fra loro.

Se nautica e meccanica riescono a sostenere i volumi produttivi, trovando supporto soprattutto nel mercato nazionale, dall’altro lato settori industriali di base e di consumo tradizionale (moda, carta, metallurgia, chimica) evidenziano un certo affaticamento, penalizzati da una dinamica degli ordini, specialmente esteri, in contrazione. Nello specifico, molto bene la nautica con un +6,4% che, dopo un 1° trimestre più fiacco, la riporta all’elevata crescita che la caratterizza da tempo.

Di nuovo positive, a quota +1,4%, le macchine per la carta, mentre la carta stessa è sostanzialmente stabile (-0,1%). Tutti gli altri settori manifatturieri portano un segno meno con diverso grado di accentuazione, dai contenuti -0,4% del lapideo e -0,9% dell’alimentare ai più consistenti -1,7% della chimica-plastica, -3,9% della metallurgia-prodotti in metallo e -5,9% della moda, essenzialmente calzaturiero e abbigliamento.

Il quadro generale può dirsi rassicurante, con i pilastri del manifatturiero locale che stanno reggendo bene l’urto di questo momento storico così complesso: la forte attenzione posta all’innovazione, all’ottimizzazione dei consumi energetici – che comunque con i loro costi elevati rimangono una criticità importante – e alle buone pratiche nello sviluppo delle competenze stanno mostrando i loro effetti benefici. Ma anche Lucca non sfugge alle preoccupazioni per un contesto internazionale destabilizzato e complessivamente sfavorevole a consumi e investimenti.”

Pistoia

“A livello aggregato, il totale dell’industria manifatturiera pistoiese nel secondo trimestre del 2026 registra un trend positivo, con una crescita tendenziale della produzione del +2,4%; la spinta principale proviene dal comparto materiali, chimica, plastica, che mette a segno un balzo del +14,6% – osserva il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Massimo Capecchi -.

Positive anche le performance produttive del tessile (+5,2%) e del metalmeccanico (+3,4%); è da notare, tuttavia, che i risultati positivi di questi settori sono determinati sostanzialmente dall’andamento di alcune specifiche aziende piuttosto che a una crescita settoriale diffusa. Un lieve aumento si rileva anche nella produzione della trasformazione alimentare (+0,7%), con previsioni positive per il probabile sviluppo della produzione a breve (+56 il saldo).

Gli altri comparti mostrano invece segno meno; la flessione più marcata si registra nel cuoio e calzature (-5,1%), seguito dai settori mobile (che comprende anche i materassi, -3,4%) e abbigliamento (-2,9%). In calo anche carta, cartotecnica (-1,7%) e la voce aggregata degli altri manifatturieri pistoiesi (-1,2%). In un quadro sostanzialmente improntato alla stabilità, non sorprende la frenata del mercato interno, mitigato dalla vitalità della domanda estera (+3,5%).

Questo è un fatto positivo per la provincia, che è da sempre fortemente orientata all’export. In questo panorama, preoccupano i risultati negativi  di tre comparti – calzature, mobili e abbigliamento- decisamente radicati in aree specifiche della provincia; alla loro industrializzazione le aziende hanno da sempre concorso, e adesso è il momento di prevedere mirate politiche pubbliche di sostegno.”

Prato

“Prato ha chiuso il 2° trimestre con una diminuzione della produzione, rispetto allo stesso periodo 2025, del -1,9%, con un calo nel tessile (-1,8%), nell’abbigliamento (-2,7%) e nella metalmeccanica (-8,9%) – conclude la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Le buone prestazioni (+4,3%) dell’aggregato degli altri settori manifatturieri (chimica, plastica, mobili, materassi, alimentare) non bastano a compensare i risultati negativi delle specializzazioni maggiormente presenti nel territorio.

Nel caso specifico del tessile pratese il confronto fra l’andamento della produzione nello stesso periodo – il 2° trimestre – degli ultimi anni sugli anni rispettivamente precedenti sembra avvalorare l’ipotesi di un progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024 si è passati al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta di questo 2026.

Una lettura che non può certo dirsi soddisfacente, dato che il nostro auspicio è di una ripresa significativa, ma tuttavia un segnale di possibile relativa rassicurazione in un momento di criticità generale per il manifatturiero italiano ed europeo. Il tessile nazionale, peraltro, nello stesso 2° trimestre segna -3,3% (stima), confermando una tendenza alla riduzione della produzione che in maggiore o minore misura si manifesta dal 2022, per lo più con risultati inferiori a quelli pratesi.

Quella della moda, e di conseguenza di Prato, è una situazione del tutto particolare che richiede attenzioni altrettanto particolari: dalla disponibilità agevole e continuativa di incentivi su fronti strategici come l’innovazione e l’internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa”.


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