Disastri naturali, perdite per 112 mld di dollari nei primi mesi 2026, cresce il rischio climatico con Super El Niño


Le catastrofi naturali hanno causato nel primo semestre del 2026 perdite economiche globali per circa 112 miliardi di dollari, un valore leggermente inferiore alla media degli ultimi dieci anni, ma accompagnato da un dato che continua a destare preoccupazione: circa il 60% dei danni non era coperto da assicurazione. È quanto emerge dal rapporto semestrale di Munich Re, che evidenzia come il rischio climatico continui ad aumentare nonostante un primo semestre relativamente meno oneroso rispetto agli anni più recenti. A pesare sono soprattutto l’intensificarsi degli eventi estremi, l’impatto economico delle ondate di calore e le prospettive legate a un possibile “Super El Niño”, che potrebbe accentuare gli eventi meteorologici estremi nella seconda parte dell’anno.

Il terremoto in Venezuela è stato il disastro più grave

L’evento più devastante dei primi sei mesi del 2026 è stato il doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il Venezuela. Due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno interessato un’area a circa 200 chilometri da Caracas, provocando migliaia di vittime.

Secondo le prime stime, il sisma ha causato circa 30 miliardi di dollari di perdite economiche, mentre i danni assicurati non raggiungono il miliardo di dollari, evidenziando un forte divario nella copertura assicurativa.

Negli Stati Uniti, invece, la principale fonte di perdite assicurate è stata rappresentata dai violenti temporali accompagnati da tornado e grandinate, che hanno generato circa 22 miliardi di dollari di risarcimenti, pur rimanendo al di sotto della media dell’ultimo decennio.

Sei dollari di danni su dieci restano senza copertura

Nel complesso, le perdite economiche mondiali hanno raggiunto 112 miliardi di dollari, di cui soltanto 44 miliardi assicurati.

Il dato conferma la persistenza di un ampio protection gap, che continua a rappresentare una delle principali criticità nella gestione dei rischi naturali, soprattutto nei Paesi emergenti, dove la diffusione delle coperture assicurative rimane limitata.

Secondo Paolo Ghirri, CEO di Munich Re Italia, il crescente impatto delle catastrofi naturali rende necessario rafforzare gli strumenti di protezione. “Le catastrofi naturali rappresentano ormai una tendenza con cui dovremo convivere sempre di più nei prossimi anni. L’Italia sta andando nella direzione giusta con la copertura obbligatoria per le imprese, ma sarà necessario sviluppare soluzioni anche per il comparto residenziale attraverso una collaborazione tra pubblico e privato.” ha dichiarato.

Il caldo estremo è un rischio economico

Oltre ai danni diretti provocati da terremoti, tempeste e alluvioni, il rapporto richiama l’attenzione su un rischio sempre più rilevante: le ondate di calore.

Nel primo semestre del 2026 Europa e Nord America hanno registrato temperature record. In Germania, ad esempio, sono stati raggiunti 41,8 °C, superando di oltre mezzo grado il precedente record nazionale del 2019.

Secondo gli studi citati da Munich Re, questi eventi risultano strettamente collegati al cambiamento climatico. Per l’Europa, una recente analisi stima che l’ondata di caldo registrata quest’anno sarebbe stata circa 3,5 °C più fredda cinquant’anni fa, mentre negli Stati Uniti alcuni episodi di caldo estremo sarebbero stati praticamente impossibili senza il riscaldamento globale. Negli USA la combinazione di temperatura e umidità ha raggiunto livelli che sarebbero stati praticamente impossibili senza il cambiamento climatico. Il caldo torrido è considerato particolarmente stressante e pericoloso sia per gli esseri umani che per gli animali. In molte località degli Stati Uniti orientali, la temperatura è scesa a malapena sotto i 27 °C (circa 80 °F), anche di notte.

Le ondate di calore sono ormai considerate il rischio naturale che miete il maggior numero di vittime. Solo in Germania, secondo l’Istituto Robert Koch, si stima che tra aprile e giugno il caldo estremo abbia causato oltre 5.000 decessi. Ma l’impatto non riguarda soltanto la salute pubblica. Le alte temperature stanno infatti diventando un fattore di rischio anche per l’economia. Uno studio dell’OCSE evidenzia che dieci giornate aggiuntive con temperature superiori ai 35 °C riducono mediamente dello 0,3% la produttività annua del lavoro, un effetto paragonabile a un aumento del 5% dei prezzi dell’energia.

Europa sopra la media per i danni

Nel continente europeo il primo semestre è stato caratterizzato anche da una serie di violente tempeste invernali.

Tra gennaio e febbraio nove perturbazioni hanno colpito soprattutto Portogallo e Spagna. La tempesta Kristin è risultata la più distruttiva, con venti fino a 170 km/h e perdite stimate in circa 7,7 miliardi di dollari, di cui 1,8 miliardi assicurati.

Complessivamente, i disastri naturali hanno provocato in Europa 22 miliardi di dollari di danni, superando la media degli ultimi dieci anni.

Munich Re: attenzione al possibile Super El Niño

Lo sguardo degli esperti è ora rivolto alla seconda metà dell’anno. Le previsioni indicano infatti lo sviluppo di un Super El Niño, fenomeno climatico che tende ad aumentare ulteriormente le temperature globali e ad alterare gli equilibri meteorologici su scala planetaria.

Tra gli effetti attesi figurano un maggiore rischio di siccità e incendi in Australia, America Centrale e Africa australe, precipitazioni più intense in alcune aree del continente americano e una maggiore attività dei cicloni tropicali nel Pacifico.

È una combinazione pericolosa“, avverte Tobias Grimm, Chief Climate Scientist di Munich Re. “Il riscaldamento globale continua e il mondo si sta dirigendo verso un Super El Niño che potrebbe amplificare ulteriormente gli eventi estremi nella seconda parte dell’anno. Investire nella prevenzione significa salvare vite e limitare i danni economici.”

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Maria Giovanna Lahoz

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