In copertina: Foto di ©Luca Eleuteri, courtesy Fondazione MAXXI
Per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, il Comune e MAXXI L’Aquila promuovono la mostra Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960, visitabile fino al 18 ottobre 2026 negli spazi di Palazzo ONMI.
Curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano, l’esposizione ricostruisce una stagione culturale e progettuale abruzzese profondamente influenzata dagli eventi politici e sociali del Novecento: gli anni del regime, la ricostruzione del dopoguerra, la crescita urbana ed economica fino agli anni Sessanta.
La sede scelta contribuisce al racconto. L’esposizione, infatti, non è allestita nella sede distaccata del MAXXI, ma a Palazzo ONMI, ex asilo nido di viale Duca degli Abruzzi, esempio di edilizia pubblica degli anni Trenta, oggi restaurato e restituito alla città. L’allestimento prende così posto proprio in una di quelle architetture moderne nate nello stesso periodo indagato dalla mostra.
Collezioni private, archivi pubblici, fondi del MAXXI Architettura e Design contemporaneo e Archivi di Stato dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo tessono la trama documentaria della mostra, da cui emergono continuità e cambiamenti nei linguaggi architettonici, nelle forme dello spazio urbano e nella dimensione artistica del costruito.
Tre grandi sezioni organizzano il percorso espositivo – arte, architettura e urbanistica – attraverso disegni, opere d’arte, manifesti, filmati, fotografie d’epoca, riviste tecniche e immagini contemporanee, tra cui la campagna fotografica affidata ad Andrea Jemolo sullo stato attuale del patrimonio moderno regionale nelle città e nei paesaggi abruzzesi.
Le sale iniziali accostano le rassegne d’arte sindacali organizzate in Abruzzo negli anni Trenta – dall’Aquila a Pescara, Teramo e Chieti – alle esperienze aquilane dei primi anni Sessanta, con Alternative attuali e Aspetti dell’arte contemporanea, curate da Enrico Crispolti e Paolo Portoghesi.
Seguono poi le sezioni sulla città moderna e sulle architetture della comunità, con edifici destinati alle istituzioni, al lavoro e ai servizi collettivi. Da qui il percorso si apre alla scala urbana e territoriale: il capitolo sull’urbanistica parte dalla riforma dell’ordinamento comunale e provinciale del 1927, con la nuova città di Pescara e la Grande Aquila, per arrivare agli studi per il Piano Territoriale Regionale e alla riforma agraria del Fucino, con le sue ricadute sulla Marsica e sul territorio agricolo abruzzese.
Nel percorso rientrano anche le politiche di modernizzazione dei centri storici: L’Aquila, Teramo e Sulmona intervengono con demolizioni e nuovi edifici di servizio e direzionali; Chieti amplia la propria dimensione urbana con lo sviluppo dello Scalo; Pescara, dopo l’aggregazione con Castellammare e il nuovo ruolo di capoluogo provinciale, consolida il proprio impianto attraverso infrastrutture, funzioni direzionali e architetture di rappresentanza.
Allestimento. Courtesy Fondazione MAXXI
Le sezioni della mostra
Arte e architettura
La mostra si apre con il ruolo dell’arte nella costruzione dello spazio architettonico e urbano. Le prime sale raccolgono testimonianze delle rassegne d’arte sindacali organizzate in Abruzzo negli anni Trenta: L’Aquila nel 1932, Pescara nel 1936, Teramo nel 1938 e Chieti nel 1939.
Manifesti, documenti e materiali d’epoca raccontano una fase in cui arte, architettura e immagine pubblica del territorio procedono dentro un sistema culturale fortemente regolato, ma capace di produrre episodi di rilievo anche sul piano spaziale e decorativo.
Il percorso prosegue con le rassegne aquilane dei primi anni Sessanta: Alternative attuali, del 1962, e Aspetti dell’arte contemporanea, del 1963. Curate da Enrico Crispolti e Paolo Portoghesi, promosse e organizzate da Emilio Tomassi, queste iniziative documentano una stagione di aggiornamento culturale e disciplinare, in cui L’Aquila partecipa al dibattito sull’arte contemporanea e sui suoi legami con lo spazio costruito.
Nella stessa sezione compare anche un interno architettonico inedito e particolarmente significativo: l’apparato decorativo in stile art déco della sala-teatro Eden dell’Aquila, realizzato nel 1933. L’intervento comprende decorazioni parietali e pavimenti a mosaico del pittore Virginio La Rovere, bassorilievi in metallo di Francesco Barbieri e formelle in cristallo disegnate da Giulio Rufa e incise da Aristide Vetta.
Allestimento. Foto di ©Luca Eleuteri, courtesy Fondazione MAXXI
Le architetture della città moderna
La seconda parte della mostra riguarda le architetture realizzate nei centri urbani e nei territori abruzzesi tra gli anni Trenta e Sessanta. Le strutture pubbliche costruite durante il fascismo riprendono i modelli del regime attraverso un linguaggio moderno, con esiti che in alcuni casi lasciano spazio a interpretazioni più autonome.
Nel dopoguerra, l’edilizia per la collettività passa da un tardo razionalismo a soluzioni in equilibrio tra tradizione e modernità. Il cemento armato acquista un ruolo espressivo soprattutto negli impianti sportivi e negli edifici di culto, ambiti in cui emergono cambiamenti tecnici, formali e simbolici.
Un approfondimento riguarda il programma di valorizzazione turistica del Gran Sasso, avviato negli anni Trenta. Episodio centrale è l’Albergo di Campo Imperatore, costruito a 2.200 metri di quota su progetto di Vittorio Bonadè Bottino tra il 1933 e il 1935.
Accanto alle strutture turistiche, trovano spazio le colonie marine e montane realizzate in Abruzzo tra le due guerre. Diffuse sul territorio nazionale secondo modelli differenti, queste architetture pongono ancora oggi questioni aperte di conservazione, recupero e possibili nuove destinazioni d’uso.
Le sale successive presentano le architetture della comunità, destinate alle istituzioni, al lavoro, ai servizi collettivi e al culto. Gli edifici pubblici partecipano alla definizione dell’immagine urbana, mentre le architetture per il lavoro introducono nuove relazioni tra spazio costruito e pratiche economiche. Gli edifici religiosi mostrano invece come l’architettura sacra abruzzese del Novecento abbia assorbito le istanze del moderno, mantenendo un legame con simboli, tradizioni e forme di riconoscibilità collettiva.
Allestimento. Courtesy Fondazione MAXXI
Urbanistica e trasformazioni territoriali
La sezione sull’urbanistica riguarda i processi di riorganizzazione del territorio abruzzese e prende avvio dalla riforma dell’ordinamento comunale e provinciale del 1927, cruciale per la nascita della nuova città di Pescara e per il progetto della Grande Aquila.
Pescara, nata dall’aggregazione con il Comune di Castellammare e divenuta capoluogo provinciale, è chiamata a consolidare il proprio impianto urbano attraverso infrastrutture, edifici amministrativi, funzioni direzionali e luoghi di rappresentanza. L’Aquila, invece, ridefinisce la propria dimensione amministrativa e territoriale con la Grande Aquila.
Un capitolo riguarda la riforma agraria del Fucino, che incide in modo profondo sul territorio agricolo della Marsica e, più in generale, sull’Abruzzo interno. Ricomposizione fondiaria, assegnazione delle terre alle famiglie contadine, infrastrutture, nuovi insediamenti, scuole e servizi per la vita collettiva modificano l’assetto del paesaggio rurale.
La mostra individua una continuità significativa anche nelle politiche di intervento sulle strutture fisiche delle città. L’Aquila, Teramo e Sulmona puntano alla modernizzazione dei centri storici attraverso demolizioni e inserimenti di edifici destinati soprattutto a funzioni direzionali e di servizio.
A Chieti, la dimensione urbana si amplia con lo sviluppo dello Scalo a partire dagli anni Trenta; Pescara, intanto, consolida progressivamente il proprio ruolo di città amministrativa, infrastrutturale e rappresentativa.
Piani, vedute, disegni, fotografie storiche e materiali d’archivio documentano questi processi. Tra i materiali esposti figurano il Piano Regolatore Generale dell’Aquila di Luigi Piccinato, del 1962, e il Piano di ricostruzione con variante della piazza centrale, sempre di Piccinato, del 1953.
Il percorso comprende inoltre edifici rappresentativi delle politiche urbane e amministrative del periodo, come il Palazzo INPS dell’Aquila, progettato da Cesare Bazzani tra il 1935 e il 1937, e il Palazzo di Città di Pescara, realizzato da Vincenzo Pilotti tra il 1933 e il 1935.
Courtesy Fondazione MAXXI
Lo sguardo contemporaneo di Andrea Jemolo
Ai documenti e alle testimonianze d’epoca si affianca una campagna fotografica sullo stato attuale delle architetture realizzate in Abruzzo tra gli anni Trenta e Sessanta.
Affidato ad Andrea Jemolo, il lavoro mette a confronto edifici considerati capisaldi del patrimonio costruito regionale e spazi urbani che conservano tracce delle trasformazioni avvenute nel corso del Novecento.
Le fotografie osservano architetture, contesti e forme d’uso contemporanee, mostrando come questi edifici continuino a essere presenti nelle città e nei paesaggi abruzzesi. Non si limitano quindi a documentare lo stato di conservazione delle opere, ma ne registrano la permanenza nella vita urbana attuale.
Fontana luminosa, L’Aquila Vista della fontana ©Andrea Jemolo, 2026. Courtesy Fondazione MAXXI
Stadio Adriatico di Pescara. Vista della tribuna©Andrea Jemolo, 2026. Courtesy Fondazione MAXXI
Colonia Marina dei Fasci Combattenti di Rieti, Montesilvano (PE). Vista esterna ©Andrea Jemolo, 2026. Courtesy Fondazione MAXXI
Complesso parrocchiale di San Pio X, L’Aquila. Vista interna della copertura ©Andrea Jemolo, 2026. Courtesy Fondazione MAXXI
CONTINUITÀ E DIVERGENZE. ARCHITETTURE E PAESAGGI URBANI IN ABRUZZO 1930-1960
fino al 18 ottobre 2026
Dove: Palazzo ONMI
viale Duca degli Abruzzi, L’Aquila
Orari: da giovedì a domenica, ore 11-19
da giovedì 30 luglio a domenica 6 settembre il Museo sarà aperto tutti i giorni,
da lunedì a domenica ore 11-19
Costo:
biglietto intero→10 euro
biglietto ridotto→5 euro
gratuito→residenti de L’Aquila; under 18; 1 insegnante ogni 10 studenti; possessori della membership myMAXXI; Amici del MAXXI e altre categorie indicate sul sito
+ info: maxxilaquila.art
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