La mostra di Luca Giovagnoli ai Palazzi dell’Arte di Rimini


Una pittura gestuale, materica. Una pennellata corposa, grassa e ricca. Una tavolozza peculiare, immaginifica e vibrante, ma sempre legata alla realtà. Certo, non una qualunque realtà, ma quella inconfondibile di Rimini che orgogliosamente vive il presente sulla scia del suo sfavillante, recente passato, archivio di una preziosa memoria collettiva e, nello stesso tempo, garanzia e speranza di un brillante futuro.

Sulla base di questo immaginario l’artista e pittore Luca Giovagnoli (Rimini, 1963), ha coniato una sua personale cifra stilistica ora al centro della mostra Summer Dreams a cura di Valentina Ciarallo, che ai Palazzi dell’Arte di Rimini, ne ripercorre in maniera libera, senza seguire percorsi tematici o digitali, con circa trenta opere, tra dipinti di vario formato e carte, gli ultimi dieci anni di carriera. Stile che si distingue oltre che per la tecnica dalle pennellate solide e veloci che, rimanendo ben visibili sulla tela, danno adito ad opere dal sapore non finito; anche per i soggetti che, privi di alcun intento descrittivo, ruotando intorno a un’infinita e indefinita estate, collocata elusivamente tra Rimini e gli Stati Uniti, attorno agli spensierati Anni ’50 e ’60, evocano uno stato d’animo più che di una stagione. Un sentire non privo di malinconia che permea l’immaginario del pittore in cui il richiamo alla Dolce vita, ricordato dalle sbiadite reminiscenze fotografiche a cui sembra ispirarsi, viene soppiantato da una volontà di andare a fondo, per rivelare che quel benessere era solo un’illusione. Atmosfere sospese in un eterno tramonto dato da una surreale gamma cromatica che, virata su una nostalgica palette dai toni indaco-rosati, diventa simbolo del crinale di un’epoca (di cui preconizza la caduta), trasmettendo un senso di sottile ma pervasiva angoscia.

Summer Dream, Luca Giovagnoli, installation view ai Palazzi dell’Arte di Rimini, 2026

La figura umana nelle opere di Luca Giovagnoli a Rimini

Ma è osservando i protagonisti delle opere che l’inquietudine diventa massima svelando la vera natura della pratica di Giovagnoli che, lungi dall’essere pittura di genere si fa indagine psicologica. Sebbene le persone siano sempre presenti nei suoi lavori, non lo sono mai in quanto individui ma sempre e solo come esseri umani, attori e spettatori di dinamiche universali. I volti, semplificati al massimo nel segno, si traducono allora in maschere grottesche testimoniando, al pari delle campiture piatte e delle superfici uniformi, il totale disinteresse di Giovagnoli per il dato contingente, in favore di un un’esplorazione delle complesse e sfaccettate pulsioni alla base di rapporti e relazioni. Le coppie sono al centro della sua ricerca, per quanto non manchino personaggi solitari e dipinti corali, con opere dominate da una costante e tagliente tensione che si fa palpabile nella presenza di sinistri pupazzi. Panda, orsacchiotti, coniglietti che, spiazzando l’osservatore, ne acuiscono il disagio di fronte alle assurde Microstorie create dall’artista, in cui non mancano allusioni fetish e sadomaso – evidenti nelle opere focalizzate su scarpe e gambe.

Il legame tra Luca Giovagnoli, Fellini e la città

Ed è proprio nell’erotismo spiccato, nei contrasti paradossali che emerge il legame di Giovagnoli con Federico Fellini e la sua città. Una connessione ribadita anche fisicamente dall’allestimento dalla mostra che, al primo piano dei Palazzi dell’arte, recentemente oggetto di un’ottima operazione di riqualificazione architettonica, dialoga grazie alle porte vetrate direttamente con la rinnovata piazza Cavour. E se Fellini si respira nelle atmosfere ricreate dal pittore, la sua presenza si fa viva e concreta nell’omonimo Museo con cui Rimini gli rende omaggio. Un circuito espositivo che si snoda tra il Castello Sismondo, il Cinema Fulgor e Piazza Malatesta, siti particolarmente significativi per la città e per il geniale cineasta. Il Castello quattrocentesco risorge animato dall’apparato multimediale dedicato all’artista; mentre l’emblematico Cinema Fulgor realizza a pieno la sua vocazione come centro di ricerca, studio, archivio e documentazione.

La rinascita del Centro Storico di Rimini

Luoghi che ribadiscono la volontà di rinascita di Rimini che dal 2018 sta lavorando per una valorizzazione del Centro Storico condotta attraverso l’architettura, l’urbanistica e, soprattutto la cultura, per avvicinare i cittadini all’arte e alla storia e ricordare ai turisti che Rimini non è solo sinonimo di riviera romagnola. Così se il Grand Hotel mantiene intatta la sua rosea grandezza, adesso non è più isolato nel ribadire il fulgore di una città in procinto di vivere una nuova e duratura età dell’oro.

Il crescente interesse di Rimini per l’arte contemporanea

Passeggiando in centro si possono così ammirare a piazza Ferrari la straordinaria Domus del Chirurgo grazie a un meraviglioso intervento di restauro e conservazione archeologica; la chiesa del Suffragio con l’eccezionale facciata che, incompiuta, lascia in vista i mattoni, oltre a diverse gallerie di arte contemporanea in palazzi storici come Augeo Art Space, di Matteo Sormani, fondatore anche di Art Preview. Realtà che, insieme alle mostre in corso in città, spesso aperte anche la sera e a ingresso gratuito, testimoniano il crescente interesse anche per il contemporaneo. Tra queste Sailing to Byzantium, a cura di Richard Milazzo, convive con Il Sogno di Giovagnoli al secondo piano del Palazzo delle Arti di Rimini e, attraverso un’accurata selezione di opere grafiche di grande formato, di Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson, conduce i visitatori lungo un insolito viaggio nella New York degli Anni Ottanta.

Ludovica Palmieri

Rimini // fino al 13 settembre 2026
Summer Dream. Luca Giovagnoli
PALAZZI DELL’ARTE – Piazza Cavour, 26
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