Adempimento collaborativo 2026: soglie e vantaggi


Dal 2026 la soglia per accedere al regime di adempimento collaborativo scende a 500 milioni di euro di ricavi o volume d’affari. Le imprese ammesse dovranno disporre di un sistema certificato per individuare, misurare e gestire i rischi fiscali. In cambio potranno ottenere maggiore certezza preventiva, termini di accertamento ridotti e benefici sulle sanzioni quando comunicano tempestivamente le situazioni controverse.

La circolare 6/E del 6 agosto 2026 dell’Agenzia delle Entrate ricostruisce il nuovo assetto della cooperative compliance dopo gli interventi della riforma fiscale. Il regime, nato nel 2015, punta a prevenire le controversie attraverso un rapporto continuativo e trasparente tra amministrazione finanziaria e contribuenti.

La logica cambia rispetto al controllo tradizionale successivo. L’impresa porta all’attenzione dell’Agenzia i rischi fiscali prima di presentare la dichiarazione o prima della scadenza dell’adempimento. L’amministrazione può così esaminare il caso e fornire una risposta in una fase nella quale il comportamento è ancora modificabile.

Come cambia l’accesso dal 2026

La cooperative compliance era stata inizialmente riservata ai contribuenti di dimensioni molto elevate, con una soglia pari a 10 miliardi di euro.

La riforma ha previsto una riduzione progressiva. Dal 2024 il limite è sceso a 750 milioni di euro; dal 2026 passa a 500 milioni; dal 2028 arriverà a 100 milioni di euro.

Il requisito viene verificato considerando i ricavi o il volume d’affari secondo i parametri previsti dalla disciplina. Può accedere anche un’impresa appartenente a un gruppo nel quale almeno un soggetto raggiunga la soglia, purché il gruppo adotti un sistema integrato e certificato di controllo del rischio fiscale.

Anno di accesso Soglia minima Nota editoriale
Regime iniziale 10 miliardi di euro Platea limitata ai maggiori contribuenti
Dal 2024 750 milioni di euro Primo ampliamento
Dal 2026 500 milioni di euro Nuova soglia operativa
Dal 2028 100 milioni di euro Estensione a una platea più ampia

La riduzione non rende automatico l’ingresso. L’impresa deve possedere un’organizzazione in grado di gestire il rischio tributario e deve presentare la domanda secondo le procedure stabilite dall’Agenzia.

Che cosa deve controllare il Tax Control Framework

Il Tax Control Framework, abbreviato in TCF, è il sistema interno attraverso il quale l’azienda individua e governa i rischi fiscali collegati ai propri processi.

Non basta un documento formale. Il modello deve essere inserito nella governance aziendale e deve permettere di rilevare, misurare, controllare e aggiornare i rischi, compresi quelli derivanti dai principi contabili applicati.

La riforma richiede la certificazione da parte di professionisti indipendenti con una specifica preparazione. Possono rilasciarla avvocati e dottori commercialisti iscritti negli elenchi previsti, nel rispetto dei requisiti professionali stabiliti dalla disciplina.

La certificazione deve essere aggiornata periodicamente. Nel contenuto fornito viene indicata una validità triennale, con successivo rinnovo.

Per l’impresa, il TCF diventa quindi una parte della gestione ordinaria. Deve collegare processi, responsabilità, controlli e flussi informativi, così da consentire l’emersione preventiva delle aree di incertezza.

Perché dichiarare prima il rischio può evitare le sanzioni

Uno dei principali effetti premiali riguarda le violazioni collegate a rischi fiscali comunicati in anticipo.

Quando l’impresa rappresenta in modo tempestivo ed esauriente il caso attraverso un interpello o una comunicazione prevista dal regime, le sanzioni amministrative non vengono applicate, purché il comportamento seguito corrisponda esattamente a quello descritto.

Il beneficio non opera in presenza di condotte fraudolente, simulate o fondate su documentazione falsa. La cooperative compliance tutela la trasparenza preventiva, non comportamenti costruiti per eludere il controllo.

Per le violazioni legate ai rischi segnalati può essere esclusa anche la rilevanza penale della dichiarazione infedele, nei limiti e alle condizioni stabilite dalla normativa.

Come si riducono i tempi di accertamento

La riforma riconosce anche una riduzione dei termini entro i quali l’amministrazione può effettuare gli accertamenti.

In presenza del sistema certificato, i tempi possono accorciarsi rispetto a quelli ordinari. Il contenuto di partenza indica una riduzione fino a tre anni, collegata ai requisiti e alle certificazioni previste.

La contrazione dei termini offre all’impresa una maggiore prevedibilità. Le posizioni fiscali restano esposte al controllo per un periodo più breve, con effetti sulla gestione dei rischi, degli accantonamenti e delle operazioni societarie.

La riduzione non si applica quando le violazioni derivano da documenti falsi, operazioni inesistenti, artifici, raggiri o altre condotte fraudolente.

Cosa cambia per rimborsi e garanzie

Le imprese ammesse possono beneficiare di procedure più semplici anche sul fronte dei rimborsi.

Il contenuto fornito segnala che per alcune pratiche, compresi i rimborsi IVA di gruppo, non sarà necessario prestare le garanzie ordinariamente richieste.

L’effetto è finanziario e amministrativo. La mancata richiesta della garanzia riduce costi e adempimenti e può accelerare il recupero delle somme spettanti.

Questo vantaggio si aggiunge al confronto preventivo con l’Agenzia, alla riduzione delle sanzioni e ai termini di accertamento più brevi.

Perché il regime incide sulla governance aziendale

L’adempimento collaborativo non riguarda soltanto il rapporto con il Fisco. Obbliga l’impresa a definire responsabilità interne, flussi informativi e procedure di controllo.

Il rischio tributario deve entrare nei processi decisionali. Operazioni straordinarie, applicazione dei principi contabili, rapporti infragruppo e interpretazioni controverse devono essere intercettati prima che producano conseguenze fiscali.

La certificazione esterna aggiunge un livello di verifica. Il professionista indipendente deve valutare se il modello sia coerente con le regole e se possa funzionare nella pratica.

Per le aziende interessate, l’adesione richiede quindi un investimento organizzativo. I benefici arrivano soltanto quando il sistema non resta sulla carta e viene utilizzato per far emergere i rischi.

Come cambia il rapporto tra amministrazione e contribuente

Il regime nasce per sostituire una parte del conflitto successivo con un confronto anticipato.

L’Agenzia conosce prima le questioni fiscali più delicate; l’impresa riceve indicazioni in tempi utili per adottare un comportamento coerente. L’obiettivo è ridurre contenziosi, sanzioni e incertezza.

L’ammissione viene comunicata dopo la verifica dei requisiti e il regime si applica al periodo d’imposta nel quale viene presentata la richiesta. La normativa prevede inoltre il rinnovo tacito, salvo la decisione del contribuente di non proseguire.

La nuova soglia di 500 milioni amplia la platea dal 2026. Il passaggio a 100 milioni previsto dal 2028 renderà il modello accessibile a un numero ancora maggiore di gruppi e società.


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