La “prigione invisibile” della droga: a Roma un forum


Sulla droga e le dipendenze Leone XIV esprime posizioni inequivocabili. A più riprese ne ha parlato come di una “prigione invisibile”, delineando precise linee guida etiche e sociali. “La dignità umana va sempre tutelata”, ha detto il Pontefice. le organizzazioni criminali speculano e creano un enorme business sulla disperazione delle persone. Il problema non riguarda solo gli stupefacenti tradizionali, ma anche le crescenti dipendenze digitali e tecnologiche. L’istruzione e la cultura sono gli strumenti fondamentali per dare ai giovani i mezzi per comprendere gli effetti devastanti delle droghe. L’appuntamento è fissato a Roma per fine agosto, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides. Saranno due giorni di lavoro intenso per un gruppo di persone provenienti dai Paesi dell’America latina che hanno partecipato alla ideazione e alla redazione del “Manuale”. Una trasferta programmata per concludersi con l’udienza di Leone XIV. Al Pontefice verrà offerta una copia del manuale e il racconto del grande coinvolgimento delle comunità ecclesiali latinoamericane nella sua realizzazione. Il “Manuale” in spagnolo si intitola “Manual de Adicciones” (Manuale delle dipendenze). E’ stato promosso e redatto su impulso di un dipartimento del Consiglio Episcopale latino americano (CELAM). Quello che si occupa della Pastorale latinoamericana di accompagnamento e prevenzione delle dipendenze (PLAPA, Pastoral Latinoamericana de Acompañamiento y Prevención de las Adicciones).

Fermo immagine dalla diretta di Vatican News.

Altolà alla droga

Il “Manuale” è uno strumento di lavoro di utilità universale offerto a tutte le realtà, le opere e i gruppi coinvolti nella cura e nell’accompagnamento “corpo a corpo” di chi si trova in condizioni di dipendenza. Ed è anche frutto e testimonianza della nuova realtà ecclesiale, vitale e feconda, che da quasi vent’anni va crescendo spontaneamente in America Latina intorno alle opere di accoglienza e accompagnamento fraterno rivolte alle persone vulnerabili, soprattutto nei quartieri popolari delle città. Padre Charly, sacerdote di Buenos Aires, illustra a Fides origine e scopo del Manuale, pensato anzitutto come aiuto pastorale, teologico e metodologico perché le comunità possano accompagnare le persone che vivono il problema del consumo di sostanze. L’iniziativa è nata dal desiderio delle comunità cristiane dei diversi territori dell’America Latina di guardare insieme il grave problema del dilagare della droga, sostenendosi in uno sguardo e in un cammino comuni. Un precedente manuale, intitolato “Chiesa, droga e tossicodipendenza” e pubblicato nel 2001, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, era stato per lungo tempo un testo di riferimento e un valido aiuto. Oggi, però, era necessario aggiornarlo, tenendo conto dei progressi della scienza e delle risposte pastorali maturate negli anni. Da diversi territori saliva la richiesta di uno strumento nuovo, che tenesse conto delle caratteristiche culturali di ogni Paese e, al tempo stesso, non perdesse mai di vista le cause strutturali del diffondersi generalizzato delle dipendenze.

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Droga (@ Hal Gatewood su Unsplash)

Nuova prospettiva

Nei molti anni di lavoro sul campo nelle villas miseria e nei quartieri popolari argentine, padre Charly aveva sperimentato l’importanza dello sguardo e dell’abbraccio rivolti alla totalità della persona: senza questa prospettiva, nessuna tecnica fondata su una visione parziale può essere davvero efficace. Da qui è iniziato il dialogo con le tante persone che nelle diverse comunità, giorno dopo giorno, condividono la vita delle persone segnate dalla dipendenza. Più di trecento persone si sono così coinvolte nella PLAPA, fino a costituire la rete capillare che ha predisposto il manuale. “Questo strumento – sottolinea il sacerdote argentino – ci permette di limitare al massimo quelli che chiamiamo riduzionismi, che ci impediscono di camminare insieme. Quando riduciamo lo sguardo al nostro accento, al nostro modo di fare, e non lo allarghiamo alla totalità della realtà, ci riempiamo di limitazioni nella lettura integrale e complessa. Il manuale ha provato, attraverso il contributo di tutti, ad aprirsi a questa complessità”. Il percorso che ha guidato la stesura condivisa del manuale richiama uno dei principi riproposti nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” da Papa Francesco: la realtà è più grande dell’idea. Non si tratta di mettere a confronto idee, ma esperienze vissute. Il manuale, prosegue padre Charly, è costruito secondo l’approccio pastorale e sociale in tre fasi — vedere, giudicare e agire — storicamente adottato dalle Chiese latinoamericane e codificato da Giovanni XXIII nell’enciclica “Mater et magistra”. Realtà impegnate in comunità sparse in tutto il Continente hanno iniziato a unirsi, a partecipare e a confrontarsi. Nel dialogo emergeva la necessità di uno sguardo comune che generasse anche uno strumento comune, plasmato nel confronto e nell’ordito di esperienze diverse.

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Foto © Squillantini (Imagoeconomica)

Continuità di sguardo

Le riunioni coinvolgevano centinaia di persone e affrontavano temi diversi, spesso lavorando in gruppi tematici più piccoli. L’accompagnamento delle donne, la cura delle persone in situazione di consumo detenute in carcere, ciò che accade nelle strade, l’espansione e la globalizzazione della criminalità organizzata e il modo in cui questa condiziona i territori. A tutti questi temi ciascuno contribuiva a partire dalla propria esperienza. Per far confluire tanta ricchezza nel manuale, il gruppo si è fatto aiutare anche dall’intelligenza artificiale, utilizzata per identificare aspetti comuni tra regioni diverse e ordinare il materiale raccolto. “Ci ha aiutato, ma non ci ha sostituito», precisa padre Charly. Il lavoro di lettura e comprensione di quella ricchezza ha richiesto molto tempo; solo dopo, con quel materiale, è iniziata la scrittura. La visione integrale confluisce in quella che padre Charly definisce etica della cura. Tra le due posizioni estreme — riduzione del danno e astensionismo — l’etica della cura si colloca su un altro livello: è continuità di sguardo rivolto alla persona e al suo cuore. A volte una persona ha bisogno di una doccia, e si fa di tutto perché possa farla. Quando poi comincia un cammino di astensione dal consumo, la si accompagna perché possa portarlo a termine. Ora inizia la fase di diffusione del manuale, anche attraverso itinerari formativi proposti alle diocesi e agli operatori coinvolti nel lavoro.

 


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Giacomo Galeazzi

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