Emergenza siccità, agricoltura in crisi. Po ai minimi storici, raccolti in calo fino al 70%


Roma, 8 agosto 2026 – Dalla raccolta di nocciole in Piemonte alla produzione di miele in Sardegna, il mondo agricolo è in piena emergenza climatica. Tre mesi di caldo torrido e temperature costantemente sopra la media stanno mettendo in ginocchio allevatori e agricoltori in quasi tutta Italia. Mentre milioni di italiani stanno fronteggiando le ondate di calore, destreggiandosi tra i bollini rossi e arancioni del Ministero della Salute, c’è un pezzo del Paese che lotta contro la siccità.

La crisi climatica morde il freno e la situazione sta degenerando rapidamente. Nelle campagne la siccità sta danneggiando le coltivazioni da Nord a Sud, il livello del Po è in condizioni di “severità idrica alta” e tantissime regioni sono alle prese con incendi sempre più ampi e difficili da controllare.

E ormai è emergenza totale. Oltre il 60% del territorio italiano è colpito dalla siccità: secondo la stima di Coldiretti, le criticità maggiori riguardano mais, riso, pascoli e soia, ma coinvolgono anche ortaggi, uva, olive e frutta. Ecco la mappa e la stima dei danni

La mappa dei danni 

È diminuita del 20% la produzione di latte nelle stalle italiane. Il Piemonte rischia perdite del 70% nella raccolta delle nocciole, così come gli apicoltori della Sardegna denunciano un crollo del 70% della produzione di miele. Ma non solo. La produzione di pesche in Emilia Romagna registra un calo del 30%, le stime parlando di cali drastico anche per i kiwi (-50%). 

Non c’è sollievo nemmeno nell’estremo Nord: la siccità preoccupa anche il  Trentino, dove la raccolta delle mele dovrebbe fermarsi a 2,27 miliardi di chili, con una flessione del 2% rispetto allo scorso anno.

Il Po è in secca: a Cremona record storico negativo. Danni anche sul delta 

Il Po è il fiume più lungo e importante d’Italia, per decenni è stato il quinto corso d’acqua con la portata più alta d’Europa, dopo Danubio, Reno, Rodano e Dnepr. E oggi si letteralmente prosciugando. I danni sono incalcolabili e diffusi in diverse zone d’Italia, visto che il Po nasce sul Monviso in Piemonte, bagna diversi capoluoghi di provincia e attraversa Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, prima di sfociare nel mare Adriatico in un vasto delta di sei rami

A Cremona è stato toccato il record storico negativo di -8,59 metri sotto lo zero idrometrico, superando il precedente minimo del 2022, con problemi diffusi per l’agricoltura e il cuneo salino nel delta. Questo significa che in in una vasta zona tra le province Rovigo, Ferrara e Ravenna – dove si trovano anche gli allevamenti di vongole, minacciati anche dal granchio blu, arrivato in Italia con l’ondata del cambiamento climatico – il mare sta entrando nel fiume. Ormai da giugno, l’acqua del mare si trova ad almeno 20 km nell’entroterra. E si porta dietro un livello di siccità senza precedenti. 

Il 60% dell’Italia è in siccità: la mappa dei danni

Oltre il 60% del territorio italiano è colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. La stima di Coldiretti, elaborata sulle mappe Copernicus, fotografa difficoltà che interessano ormai Nord, Centro e Sud, mentre il caldo aumenta il fabbisogno di irrigazione e i relativi costi per le aziende agricole. Le criticità maggiori riguardano mais, riso, pascoli e soia, ma coinvolgono anche ortaggi, uva, olive e frutta.

Produzione in calo: dal latte a mais e pomodori

Nelle stalle la produzione di latte è calata del 20%. In Piemonte il deficit di precipitazioni si accompagna a riserve idriche inferiori del 30% rispetto alla norma. Soffrono riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli. Coldiretti chiede di accelerare il piano degli invasi per garantire acqua alle colture e di attivare lo stato di calamità.

In Lombardia e nelle aree risicole del bacino del Po la disponibilità di acqua si è dimezzata. Il mais e le altre colture estive risentono dello stress idrico, con perdite che in alcune aree raggiungono il 70%. Nel Mantovano l’allarme riguarda anche le zucche. Veneto ed Emilia-Romagna registrano un maggiore ricorso all’irrigazione, con un conseguente aumento dei costi aziendali. Le difficoltà interessano pomodoro, soia, barbabietole e foraggi.

La risalita del cuneo salino penalizza anche i vigneti

Pesa anche la risalita del cuneo salino. Nel Centro Italia il caldo penalizza ortaggi, frutta, oliveti e vigneti. Al Sud e nelle Isole soffrono soprattutto ortaggi e pomodori, con il rischio di una riduzione delle rese. Alla siccità si sommano gli incendi. In Sardegna i roghi hanno interessato migliaia di ettari di pascoli e colture, causando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture aziendali.

Bruciati 75mila ettari di boschi e terreni agricoli

Dall’inizio dell’anno quasi 75mila ettari di boschi e terreni sono andati in fumo in Italia, secondo l’analisi di Coldiretti sui dati Effis. Per aumentare la disponibilità di acqua, Coldiretti propone un piano nazionale di invasi dotati di sistemi di pompaggio capaci anche di produrre energia elettrica. L’organizzazione stima che l’Italia riesca attualmente a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana e considera il progetto immediatamente cantierabile. Il piano prevede bacini capaci di accumulare le precipitazioni durante l’anno e destinare l’acqua agli usi civili e agricoli, oltre alla produzione di energia idroelettrica. Secondo Coldiretti, le strutture dovrebbero essere realizzate con materiali naturali e senza cemento e contribuire anche a ridurre gli effetti degli eventi meteorologici estremi, comprese esondazioni e allagamenti.

La proposta comprende inoltre il recupero e la piena utilizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti. Alla realizzazione degli invasi dovrebbero affiancarsi, secondo l’organizzazione, la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione.

Coldiretti: danni per 20 miliardi 

Coldiretti quantifica in circa 20 miliardi di euro i danni provocati dagli eventi climatici estremi all’agricoltura italiana negli ultimi quattro anni. A incidere sui bilanci delle aziende è anche il prezzo del gasolio agricolo necessario ad alimentare i sistemi di irrigazione. Sulla base dei dati della Camera di commercio di Milano, Coldiretti indica un rincaro di quasi 30 centesimi al litro rispetto all’inizio di luglio.

La nuova crisi di Hormuz ha riportato in alto le quotazioni. Dopo un picco di 1,49 euro al litro, il prezzo era sceso a 1,16 euro in coincidenza con l’annuncio dei negoziati, per poi risalire a 1,44 euro con il riaccendersi della guerra. Dall’avvio del conflitto in Iran, secondo i calcoli di Coldiretti, l’aumento ha raggiunto quasi il 70%.


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