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Marina di Pietrasanta – Luciano Romoli, commercialista, romano, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Gran Loggia d’Italia ha molti progetti. Alcuni li illustra nell’incontro con il pubblico del Caffè della Versiliana. Sono cinque anni che in estate si affaccia in questo salotto all’aperto nel parco che ospita la villa dannunziana.
É impegnato in un’opera di divulgazione dei principi filosofici, morali della Massoneria e sulla correzione dei pregiudizi che nei decenni si sono stratificati su episodi “deviati” come la P2.
Uno degli obiettivi di Romoli è di ottenere per il pensiero e il “Metodo massonico” il riconoscimento dell’Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità. Per spiegare la ragione usa un esempio semplice, che appartiene alla sua Obbedienza: “In Libano – dove la Gran Loggia supera per appartenenza tutte le altre Obbedienze massoniche presenti, ce n’è una in particolare che esprime la sintesi di tutti i valori della Massoneria: fratellanza, dialogo, illuminazione, contaminazione di culture. Si trova a Beirut ed è frequentata da fratelli e sorelle di 14 confessioni religiose diverse, che parlano inglese, francese, arabo, italiano. Questa comunità è capace di convivere e condividere conoscenza, lasciando fuori guerre, scontri, differenze per confrontarsi sui grandi misteri della vita.
Altre nostre Logge si adoperano a fare lo stesso – precisa Romoli – in Polonia, Romania, Albania, Inghilterra, Canada e Croazia, oltre che in Italia”, dove la Gran Loggia conta circa 8000 affiliati, distribuiti in 224 città (di cui 8 in Toscana).
Una diffusione capillare, se si considera che la Gran Loggia d’Italia nasce 116 anni fa, dalla scissione del Grande Oriente d’Italia. “Attenzione, però – prosegue Romoli – noi siamo abituati a considerare solo queste due principali Obbedienze, ma bisogna tener conto che complessivamente nel nostro Paese ne risultano censite circa 240”.
Gran Maestro Romoli, queste cifre appena accennate ci fanno capire che sappiamo davvero poco sulla Massoneria, anche italiana.
“Forse è necessario qualche chiarimento. Le Obbedienze si articolano su due livelli: la famiglia dell’ordine (dal I al III grado) e la famiglia dei riti (dal IV grado in su). Di riti al mondo ce ne sono diversi: si possono definire, in modo semplificato, una sorta di “università” della Massoneria dove vengono analizzate con maggiore attenzione molteplici tematiche. Fra questi riti, il più importante è il Rito Scozzese che assorbe quasi l’80% di coloro che si impegnano nei vari riti.
In Italia, tra fine Ottocento-inizi Novecento, esisteva un’unica obbedienza, che andava dal I al III grado, e dal IV al XXXIII. Chi era già un 33° grado dopo un percorso temporale di circa 15/20 anni, aveva una maggiore probabilità di far parte di una fascia sociale che poteva permettersi l’accesso agli studi. Il nostro è un percorso “illuminante” all’interno della conoscenza e oltre un secolo fa l’accesso al sapere era in generale ristretto, alle fasce sociali più facoltose. Oltretutto, in Italia sin dall’inizio abbiamo avuto un problema di diffusione a causa dell’ostilità della Chiesa cattolica che temeva di scontrarsi con un movimento che avesse anche una proposta religiosa e non solo etico-culturale e iniziatica”.
Sembra una partenza in salita per un’istituzione che si dichiara laica, autonoma, libera.
“La situazione era complessa, anche perché si era verificato anche un contrasto fra fine ‘800 e inizio ‘900: la Massoneria aveva, infatti, iniziato a diffondersi anche fra altre fasce della società estendendosi ai piccoli imprenditori (commercianti, artigiani), in qualche caso anche ai contadini organizzati, sino ad arrivare a un conflitto fra l’Ordine per i primi tre gradi e il rito fino al quarto grado. Questa dicotomia si consuma politicamente con la presentazione in parlamento della mozione Bissolati: deputato socialista, massone del Grande Oriente, Leopoldo Bissolati nel 1908 presenta alla Camera (con altri deputati socialisti e radicali) una proposta di legge per chiedere il carattere laico della scuola elementare e far adottare il divieto dell’insegnamento religioso (cattolico).
Però, una parte consistente del Rito contrariamente a quanto deciso dall’Ordine che aveva dato indicazioni di voto positivo alla mozione Bissolati, si schierò invece per la libertà di coscienza dei fratelli e per il libero voto con il risultato che la mozione non passò. Lo scontro interno avrebbe portato, nello stesso anno, alla scissione dal Grande Oriente d’Italia del Supremo Consiglio, massimo organo di Governo del Rito Scozzese. E da lì a poco su decisione dello stesso Supremo Consiglio sarebbe nata l’attuale Gran Loggia D’Italia”.
Quali sono gli obiettivi della Gran Loggia d’Italia?
“La Gran Loggia d’Italia è un’istituzione che persegue la crescita spirituale e intellettuale dell’uomo facendo riferimento a principi morali, naturali, universali. Non persegue interessi né economici, né politici, non è una confessione, non è una religione né una filosofia. La massoneria è un percorso iniziatico, che si persegue attraverso un metodo simbolico, che si matura e si sviluppa in un contesto esoterico. Il metodo massonico è aperto al confronto e alla ricerca si nutre di storia e memoria, perché la memoria è identità e si sostanzia del linguaggio del rito e della tradizione. Il lavoro sull’individuo non finisce mai, è un tendere verso il meglio che deve portarci ad esercitare il pensiero critico, merce molto rara in questa epoca superficiale, schiacciata sul presente. Per migliorare la società bisogna essere uomini migliori, perché, come mi capita di ribadire spesso, il “tempio” della convivenza è un’opera senza fine”.
In che cosa la Gran Loggia d’Italia si differenzia dal Grande Oriente d’Italia?
“Le differenze sono principalmente storiche, organizzative e culturali. Dico subito, a scanso di equivoci, che non esiste una competizione tra queste Obbedienze perché quando le prendiamo in esame dobbiamo sapere che ci muoviamo all’interno della medesima tradizione della Libera Muratoria.
La Gran Loggia d’Italia nasce nel 1908. La sua origine coincide con la formale separazione dal supremo Consiglio d’Italia del rito scozzese antico e accettato dal GOI (Grande Oriente d’Italia), avvenuta nel 1910. Sono molto precisi i valori a fondamento del nostro codice etico: difesa della libertà di coscienza e autonomia della ricerca iniziatica.
C’è anche un’altra differenza significativa: la Gran Loggia d’Italia è composta anche da “sorelle”, per quanto ancora non sia stata eletta una Gran Maestra.
“Sin dagli anni Cinquanta, in effetti, noi abbiamo i nostri templi anche le “sorelle”. Attualmente noi abbiamo due Gran Maestre aggiunte, una penalista e una neurochirurga, entrambe all’apice della professione. Per diventare Gran Maestro devono solo completare un percorso, tutto qui. Non esiste una discriminazione di genere. Ma non escludo che in futuro potremo eleggere una Gran Maestra, anzi sarei molto contento se succedesse”.
Come si diventa massoni? Quali requisiti sono richiesti?
“Diventare massone richiede prima di tutto una sincera motivazione interiore. Scendendo più nel dettaglio: bisogna essere maggiorenni, godere dei diritti civili, avere una condotta morale irreprensibile, possedere autonomia economica, poter vantare una fedina penale pulita, essere disponibili a intraprendere un percorso di crescita personale. Nulla avviene in automatico. Nella Gran Loggia d’Italia viene applicato quello che definiamo “proselitismo affettivo”: significa che nella prassi il candidato viene presentato da un Fratello o da una Sorella che ne conoscono il profilo. Oggi è comunque possibile presentare spontaneamente una richiesta attraverso i canali ufficiali, novità mi permetto di sottolineare importante, che testimonia dell’apertura e della trasparenza dell’organizzazione.
Sul nostro sito abbiamo una sezione per proporre la propria candidatura: invia la domanda (con un curriculum) e viene contattato da una sede territoriale. Poi inizia la procedura per verificare se, secondo noi, chi ha presentato la domanda abbia requisiti personali, morali per essere inseriti nella loggia. Molti fratelli e sorelle sono arrivati attraverso le domande presentate sul sito”.
Vi sono delle tappe “di carriera” una volta che si è entrati a far parte della massoneria?
“Non parlerei di carriera ma di percorso di crescita della consapevolezza, che fin dall’inizio si mette in moto. Si parte ovviamente da un periodo di conoscenza reciproca che può durare dagli otto ai dodici mesi, in cui vengono effettuati colloqui con votazioni riservate. Per tornare alla sua domanda le dico che bisogna considerare che l’iniziazione rappresenta soltanto l’inizio di un percorso che prevede tre tappe: Apprendista, Compagno, Maestro”.
Esiste una quota di iscrizione?
“È previsto un contributo iniziale e una quota annuale destinata esclusivamente al funzionamento dell’Istituzione. Il costo complessivo è assimilabile a quello che paghiamo per far parte di qualsiasi organizzazione di categoria”.
Come si finanzia la Gran Loggia e come si finanziano le sedi locali?
“La Gran Loggia si sostiene esclusivamente attraverso le quote associative, i contributi degli iscritti, eventuali donazioni. Questo vale sia per le sedi nazionali che locali. Non esistono finanziamenti pubblici né attività commerciali finalizzate al profitto, che sostengono l’Obbedienza”.
Da quanto tempo esistono le otto sedi toscane? In alcune regioni non siete presenti, per quale motivo?
“La Toscana rappresenta uno dei territori storicamente più importanti per la Massoneria italiana. A Firenze ha operato Saverio Fera, (garibaldino, pastore evangelico, sepolto a Firenze nel cimitero degli Allori, ndr) protagonista nel 1910 della nascita della Gran Loggia d’Italia, non certo per caso. Le Delegazioni e le Logge presenti oggi sono il risultato di una crescita sviluppatasi nel corso del Novecento, con particolare impulso nel secondo dopoguerra. L’assenza di sedi in alcune province e aree territoriali non ha una spiegazione di natura strategica, spesso è dovuta a ragioni di consistenza numerica che suggeriscono soluzioni organizzative adeguate alle esigenze. Teniamo presente che una Loggia può nascere quando esiste una comunità sufficientemente stabile di persone disponibili a vivere il percorso iniziatico”.
Per quali ragioni si può essere espulsi?
“L’espulsione è sempre un provvedimento eccezionale, che può essere determinato dalla violazione della Costituzione e dei suoi valori, delle leggi e dei regolamenti, da comportamenti incompatibili con i principi morali posti a fondamento della Libera Muratoria; dalla messa in atto di condotte penalmente perseguibili e di comportamenti lesivi dell’onore dell’Istituzione. Non è possibile strumentalizzare l’appartenenza all’organizzazione orientando il proprio impegno all’esclusiva esigenza di perseguire interessi personali e men che meno affaristici. Quello che chiediamo ai nostri membri è di tenere una condotta irreprensibile. L’etica non è un guscio vuoto per noi, ma una bussola che deve connotare di qualità riconoscibile il nostro impegno nella vita civile”.
Quale relazione esiste tra la Massoneria del XVIII secolo e quella attuale?
“Possiamo dire che l’impianto fondamentale è rimasto immutato, facendo riferimento a principi morali, naturali, universali. Il metodo simbolico, il percorso iniziatico, il lavoro di costante miglioramento dell’individuo, il valore della fratellanza universale che è il “cemento” che ci tiene uniti, la libertà di coscienza, che è il faro che, beneducato, illumina i nostri passi sono sempre i nostri punti saldi di riferimento.
Sono, però, cambiate anche molte cose: il contesto e la prospettiva storica, che oggi ci vede impegnati nelle grandi questioni del nostro tempo, il linguaggio della comunicazione profondamente modificato delle tecnologie digitali e dalla rivoluzione che l’intelligenza artificiale sta generando in tutti gli ambiti della nostra vita, modificando l’habitat entro cui ci muoviamo, le dinamiche di relazione con una società in continuo mutamento, il ruolo della donna che oggi fortunatamente risulta riconosciuto e rafforzato”.
Perché per molti anni la definizione di “massone” è stata sinonimo di persona opaca? Tutta colpa della P2?
“La Massoneria italiana oltre alla iniziale opposizione del Vaticano è stata perseguitata dal fascismo, demonizzata dalla propaganda totalitaria e spesso descritta come una struttura ingoiata da “trame occulte”.
In epoche più recenti, il periodo spartiacque è quello intorno agli anni Novanta del Novecento, legato alla vicenda della P2. Ora che cos’è la P2? Era una regolare loggia del Grande Oriente d’Italia denominata Propaganda2. Questa loggia che poi fu scoperta e della quale furono pubblicati circa mille nominativi di appartenenti, è difficile definirla loggia. Anche uno sciocco non la definirebbe così perché è impossibile pensare di avere una loggia di mille persone; perché è impossibile pensare che in quella loggia si incontrassero nelle riunioni – che non hanno mai fatto – il capo dello spionaggio e del controspionaggio, il capo della Cia in Italia, il capo della Cia in Europa, cento fra generali, carabinieri, guardia di finanza, esercito. Era chiaramente una violenza, a mio avviso, fatta a un’Obbedienza massonica: fu utilizzata una loggia per creare un’aggregazione che aveva soltanto fini politici e militari.
In quel periodo c’era ancora la contrapposizione fra i due blocchi – quello Occidentale e quello Comunista – e da questa parte (occidentale) hanno ritenuto opportuno, dal punto di vista difensivo, aggregare più persone influenti possibili per avere un rapporto più stretto e condiviso contro quello che, allora, consideravano il nemico.
Ora questa è una vicenda che ha riguardato il Grande Oriente e non mi voglio permettere di entrare nelle questioni di un’altra Obbedienza, però forse, dopo aver avuto quel problema, forse avrei rifatto una rivisitazione storica di quanto successo. Sennò si resta con l’idea che la Massoneria era la P2, imbrogli, inganni. E si continuano a spingere bugie, falsità”.
Quindi è stata la vicenda P2 che ha influenzato negativamente l’idea comune di Massoneria?
“La vicenda della P2 ha consolidato nell’opinione pubblica un pregiudizio ancora oggi lento a morire, anche se sarebbe sbagliato oltre che riduttivo attribuire tutto a quella vicenda che certo ha pesato sull’immaginario collettivo. A questo proposito giova ribadire che la P2 era una Loggia di un’altra Obbedienza che non aveva nulla a che fare con la Gran Loggia d’Italia”.
Oggi la percezione della Massoneria è cambiata?
“Da quello che constato ogni giorno posso dire certamente di sì. Le nuove generazioni mostrano maggiore curiosità e sono meno influenzate dai pregiudizi anche per l’evidente mancanza del sacro nella società in cui viviamo.
In occasione di tanti eventi aperti al pubblico come il recente appuntamento al Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta che ci ha visto presenti per il quinto anno abbiamo avuto un grande riscontro di pubblico giovanile. Ovviamente Internet insieme ai nuovi strumenti della comunicazione hanno contribuito a rendere disponibili informazioni che un tempo erano difficilmente reperibili. Conferenze, visite guidate mirate, seminari, giornate di studio che la Gran Loggia d’Italia organizza con sempre maggiore frequenza testimoniano la precisa volontà dell’Obbedienza in tutte le sue articolazioni di abbattere il “muro” del pregiudizio e dell’ “ignoranza” che da sempre alimenta stereotipi, facili slogan, percezioni falsificate della realtà”.
A proposito di falsificazioni e pregiudizi, non crede che la fratellanza possa essere interpretata come una “rete” di favoritismi?
“La fratellanza non è una rete di privilegi. È un modo di sperimentare la condivisione oltre a essere un’assunzione reciproca di responsabilità sia verso noi stessi, sia verso coloro che vivono il nostro medesimo percorso”.
Oggi per quale ragione una persona dovrebbe essere motivata a diventare massone?
“Gnothi seautòn “Conosci te stesso” il motto del tempio di Apollo a Delfi, in Grecia, è la nostra stella polare. Chi decide di entrare a far parte della nostra Obbedienza decide di allenare lo spirito. Il processo iniziatico massonico eleva l’Uomo alla Coscienza di essere “della sostanza delle stelle”. Nessun delirio di onnipotenza, al contrario la consapevolezza che siamo una scintilla dell’infinito, la sostanza spirituale non perisce, è la sorgente che muove l’incontro con l’altro e gli dà forma compiuta. Non siamo “monadi” chiuse, separate dal mondo che ci circonda, come l’individualismo imperante della contemporaneità vorrebbe farci credere”.
A quale età si può entrare in Massoneria?
“Occorre essere maggiorenni. Non esiste un limite massimo di età. Quello che conta è la maturità personale, non quella anagrafica”.
Nel suo secondo mandato quali iniziative la rendono maggiormente orgoglioso?
“Ritengo particolarmente rilevanti: il rafforzamento del dialogo con la società; il rilancio delle iniziative culturali che qualificano la Gran Loggia; l’internazionalizzazione dell’Obbedienza; il rinnovamento della comunicazione istituzionale; la valorizzazione della rivista Officinae; l’apertura delle Logge verso il territorio; la crescita numerica e qualitativa dell’Istituzione. La riapertura della nostra Biblioteca a Roma, dove abbiamo la nostra sede principale, è un’iniziativa molto importante, perché rispecchia la volontà di mettere a disposizione un giacimento di sapere prezioso”.
Perché la Massoneria esiste ancora e la Carboneria no?
“Siamo di fronte a realtà che hanno perseguito finalità molto diverse. La Carboneria era un’organizzazione politica clandestina nata per raggiungere obiettivi storici specifici, legati al perseguimento dell’indipendenza e alla costruzione di uno stato unitario. Raggiunti risultati e obiettivi la sua funzione storica è venuta meno. La Massoneria ha un compito infinito, come dicevo prima, nasce per migliorare l’uomo, finché ci sarà un individuo sulla terra esisterà, n percorso di crescita interiore”.
Esistono ancora iscritti per così dire “coperti”?
“La Gran Loggia d’Italia opera nel pieno rispetto della legislazione italiana. L’associazionismo segreto è vietato dalla Costituzione e dalla legge. Le identità dei membri sono tutelate dalla normativa sulla privacy come avviene per qualsiasi associazione privata. Molto diverso è l’idea di “copertura”, che appartiene a vicende storiche estranee alla Gran Loggia d’Italia e incompatibili con i suoi principi”.
Qual è la domanda che avrebbe voluto ricevere?
“Mi avrebbe fatto piacere che mi venisse chiesto quale contributo la Massoneria possa offrire alla società del XXI secolo. La risposta è semplice. In un tempo dominato da conflitti drammatici, dalla crisi del dibattito pubblico, dalla superficiale velocità della comunicazione, la Massoneria continua a proporre un metodo fondato sull’ascolto, sul dialogo, sul dubbio costruttivo e sulla ricerca della verità. Non pretende di possedere risposte assolute. Invita piuttosto ogni individuo a diventare protagonista della propria crescita interiore, mettendosi al servizio dell’umanità. Questo aspetto della nostra missione è universale, è dentro al tempo che viviamo ma va anche oltre, perché può far emergere l’assoluto”.
Un’ultima curiosità, scusi: ma lei da bambino o da adolescente pensava già di diventare massone?
“Io non avevo alcuna idea di diventare massone. Non ci pensavo proprio. Fu un avvocato, con cui collaboravo a livello professionale, anche in situazioni piuttosto importanti, che mi ha coinvolto. Ho riflettuto e alla fine ho fatto la mia scelta. Anche perché fino a 28 anni ho fatto il responsabile di un gruppo Scout, che accoglieva 180 ragazzi ero quindi già impegnato in attività sociali. Così da una cosa che non pensavo di fare, ora eccomi qua. (da quasi 35 anni, come Gran Maestro dal 2019, ndr)”.
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Ilaria Bonuccelli
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