La Colombia fa i conti con una delle più gravi emergenze sismiche degli ultimi anni. Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito l’area occidentale del Paese, provocando almeno 124 morti e numerosi feriti. Le scosse hanno causato crolli e danni a infrastrutture essenziali, lasciando diverse persone intrappolate sotto le macerie. Le operazioni di soccorso proseguono senza sosta, mentre le autorità temono un ulteriore aggravamento del bilancio e possibili nuove scosse di assestamento.
Le vittime
È salito ad almeno 124 morti il bilancio del terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito oggi la Colombia occidentale. L’Unità investigativa di El Tiempo aggiorna il bilancio delle vittime sulla base delle informazioni raccolte sul terreno. Il sisma ha provocato gravi danni a ospedali, aeroporti e strade nei dipartimenti di Chocó, Caldas, Risaralda e Valle del Cauca. L’epicentro è stato localizzato nel comune di San José del Palmar, nel Chocó, al confine con Risaralda e Valle del Cauca. Secondo le autorità, il terremoto è durato 96 secondi, anche se in diverse città è stato avvertito per oltre quattro minuti. Quattro centri di comando unificati saranno istituiti a Bogotá, Cali, Armenia e Quibdó per coordinare la risposta all’emergenza provocata dal terremoto in Colombia, che ha già provocato almeno 124 morti. Lo ha annunciato il presidente Abelardo de la Espriella, dopo aver dichiarato l’emergenza nazionale. “Di fronte alle avversità che oggi colpiscono il nostro popolo, lo Stato non si piega né esita. Questo governo assume con fermezza, piena disponibilità e assoluto impegno l’assistenza integrale alle vittime e la ricostruzione delle aree colpite”, ha affermato. “Per questo ho dichiarato l’emergenza nazionale, dispiegando le capacità istituzionali per rispondere come necessario”, ha aggiunto.
Le squadre sul campo
De la Espriella ha inoltre annunciato che ogni squadra di lavoro sarà guidata da un ministro. “Ho inoltre costituito squadre di lavoro strategiche sotto la guida del vicepresidente José Manuel Restrepo e dei ministri del governo, garantendo presenza e soluzioni immediate sul territorio”, ha detto il presidente. Il ministro dell’Interno Rodrigo Lara è intanto diretto a Pereira per coordinare gli interventi, mentre Antioquia ha dichiarato l’allerta rossa ospedaliera e inviato soccorritori verso il Chocó.
Le zone più colpite
Un fortissimo e interminabile terremoto, di magnitudo 7.4 e lungo addirittura 4 minuti, ha colpito di prima mattina la Colombia, provocando morte e distruzione. Appena un mese e mezzo dopo le due scosse che hanno messo in ginocchio il Venezuela, la terra è tornata a tremare in America Latina. L’epicentro è stato a San José del Palmar, profondo 96 km, in una zona rurale nello stato colombiano di Chocó, a 300 km da Bogotà. Ma la scossa è stata talmente violenta da essere avvertita anche in tutta la regione, dall’Ecuador a Panama. Panico ma, almeno dalle prime stime, nessun danno nella capitale, dove comunque i pompieri stanno ispezionando quartiere dopo quartiere i tanti edifici lesionati. I centri più colpiti sono invece Cali – la terza città del Paese – Pereira, Armenia e Manizales dove è crollata anche la torre della Cattedrale: insieme raggiungono i 3 milioni e mezzo di abitanti. Qui, a poche ore dalla violenta scossa, già si contavano decine di morti e tanti palazzi ridotti in macerie. Con i bilanci, aggiornati di ora in ora, in continuo aumento. Tantissimi sono ancora i dispersi rimasti intrappolati sotto le macerie e si lotta contro il tempo per salvare le vite. Ore di angoscia a Cali, dove è crollato l’ospedale universitario: in particolare l’ala di pediatria e il reparto di terapia intensiva sono diventate un cumulo di detriti e si teme che tantissimi bambini siano rimasti là sotto. Distrutta anche la Clinica Villa Salud, una delle strutture private più conosciute della città, che si trova a pochi chilometri di distanza dall’auditorium dove appena tre giorni Abelardo de la Espriella s’è insediato. E questa emergenza naturale è il primo test che il leader trumpiano è chiamato ad affrontare nelle nuove vesti di Presidente. “Ho richiesto un rapporto dettagliato sulla situazione e sulle necessità più urgenti. Mi recherò personalmente a Pereira – ha annunciato a caldo sui social – per stare vicino alle persone colpite e verificare la risposta del Governo. Non siete soli. Lo Stato è presente e sta intervenendo”, ha concluso. Quindi ha decretato lo stato di emergenza per calamità naturale.
Le difficoltà nelle comunicazioni
Ma il Paese, come capita sempre in questi frangenti sta vivendo momenti di caos. Nelle zone più colpite alcune interruzioni nelle forniture di gas, luce e acqua. Anche le comunicazioni sono in grossa difficoltà: le autorità hanno chiesto alla popolazione di dare notizie usando i social o wa invece dei telefoni cellulari per non sovraccaricare le linee. Chiusi almeno per oggi gli aeroporti di Cali, Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura “per motivi di sicurezza”. “Le operazioni aeree in questi terminal rimangono sospese fino alla valutazione dei danni strutturali nell’infrastruttura”, riporta un comunicato dell’Aeronautica Civile. Al momento, come riferisce l’ambasciatore italiano a Bogotà, Giancarlo Curcio, non sono stati segnalati connazionali colpiti dal sisma. La Farnesina e il ministro Antonio Tajani stanno seguendo, in raccordo con la sede in Colombia, gli sviluppi della situazione. La paura è stata tantissima e ora si teme per possibili scosse di assestamento: la catena delle Ande è, in generale, una zona ad alta sismicità. E la Colombia, in particolare, è esposta a un elevatissimo rischio sismico, essendo uno dei pochi Paesi al mondo in cui convergono tre placche tettoniche. L’area dell’epicentro del sisma di oggi, è la stessa dove si sono verificati alcuni dei terremoti più devastanti della storia del Paese: nel 1999, un sisma di magnitudo 6.2 colpì la città di Armenia, quasi alla stessa latitudine dell’epicentro di oggi, ma nella Cordigliera Centrale, causando ingenti danni e quasi 1.000 vittime. Nel 1983, Popayán, nella Cordigliera Occidentale e più a sud, fu colpita da un altro terremoto che provocò 287 morti.
Fonte Ansa
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