Nella Salvini premier ormai i quadri intermedi sono ai ferri corti, molto corti, con il segretario federale Matteo Salvini, complici anche le previsioni del risultato elettorale delle prossime Politiche di primavera 2027 che vedranno calare la mannaia sull’attuale compagine parlamentare, che dovrebbe risultare falcidiata dagli attuali 29 senatori e 57 deputati – corrispondenti a circa un 16% di collegi ripartiti a tavolino a fronte di un risultato elettorale dell’8,77% – a circa un terzo, corrispondenti al 5% di cui è al momento accreditata dai vari sondaggi, ben sotto la vaticinata doppia cifra da parte dello stesso Salvini, che è il primo che si sforza di crederci. Tanto da chiedere apertamente un passo indietro dalla segreteria federale, un atto di generosità così come hanno fatto prima di Salvini Umberto Bossi e poi Roberto Maroni.

Proprio nel direttivo lombardo, convocato di tutta fretta proprio dallo stesso segretario federale, si è avuta la riprova del clima teso e sfilacciato esistente all’interno della Salvini premier. E ad aggravare la situazione ci sono messi anche alcuni iperlealisti alla linea del segretario federale, come l’uscita della vicesegretaria federale Silvia Sardone che proprio nella culla politica dell’Autonomia di via Bellerio si è spinta a derubricare l’Autonomia differenziata come qualcosa che «non interessa nulla alla gente». Una dichiarazione che ha innescato, secondo le voci di chi ha partecipato alla riunione, una forte contestazione, visto che l’Autonomia è una delle battaglie fondative della Lega Nord, oltre ad essere l’unica riforma che il governo Meloni sta portando a casa, sempre che non ci scappi qualche ulteriore ritardo che potrebbe finire infilzato dallo scioglimento anticipato della legislatura a febbraio 2027 per consentire il voto ad aprile-maggio.

Da notare che l’uscita dell’eurodeputata Sardone, incidentalmente moglie di un certo Davide Caparini, ex deputato e attuale assessore regionale lombardo e, soprattutto, figlio di quel Bruno Caparini, esponente indipendentista della Lega Nord che ogni anno ospitava nel suo castello a Ponte di Legno Umberto Bossi, è suonata come una bestemmia profferita nel luogo più sacro della politica pro Autonomia, dinanzi ad un Salvini che non ha fatto un plissé.

Il distacco tra i quadri autonomisti lombardi e quelli neocentralisti della Salvini premier è sempre più netta, tanto che un leghista della prima ora, come l’assessore allo Sviluppo economico della Lombardia, Guido Guidesi, in un’intervista rilasciata a un’agenzia di stampa, afferma «nella Lega io credo che la situazione sia più grave rispetto a ciò che leggo sui giornali, io credo sia a rischio la sopravvivenza della Lega e mi baso non solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza a eventi e assemblee. Nascondere questo vuol dire dare priorità alla composizione delle liste elettorali e non al futuro della nostra comunità politica. Mi pare evidente ci si debba chiarire su tante cose: dalla linea sull’economia a quella sull’Europa, ai temi etici, al federalismo, al regionalismo, al sindacalismo territoriale, al liberalismo, alle competenze rispetto alle preferenze, compatibilità tra ruolo di partito e ruolo di governo e su tutte alla convivenza all’interno del partito tra rappresentanti del Nord e del Sud».

Per Guidesi «non si può direabbiamo fatto un congresso” e fingere che tutto vada bene. Allora io credo che la cosa migliore sarebbe fermarsi, confrontarsi, capire quale possa essere la soluzione con la disponibilità di tutti all’azzeramento dei ruoli interni al partito partendo dall’alto sino alla sezione più piccola. Se vogliamo salvare la Lega dobbiamo fare questo. Io posso permettermi di dirlo perché per alcuni sono parte dell’ondata salviniana, invece per gli ultras salviniani sono un nordico nostalgico. La verità è che la Lega è casa mia ed io il passo indietro l’ho già fatto quando mi sono dimesso dal Parlamento per aiutare la Lega e la Regione come era giusto fosse. Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi. Se invece c’è qualcuno che tiene solo al proprio sedere beh sappia che avanti a far finta di nulla tra un po’ sedie dove sedersi non ce ne saranno più».

E che la situazione nella Salvini premier sia decisamente infuocata, lo dimostra il fatto che tanti esponenti di base della Lega Nord – politicamente sterilizzata da Salvini – continuano a passare a “Patto per il Nord” lanciato da un altro ex leghista, Paolo Grimoldi, secondo cui «Salvini sta raccogliendo ora la tempesta che ha seminato in questi ultimi anni, raccogliendo fallimenti politici, oltre a dimostrare senza ombra di dubbio di non essere un ministro all’altezza del suo ruolo, tanto che la stessa Giorgia Meloni gli ha chiuso la porta in faccia dinanzi alla sua richiesta di fare un rimpasto di governo per potere mollare il fallimentare ministero delle Infrastrutture e trasporti per tornare all’Interno e alle sue amate felpe della polizia o dei vigili del fuoco».

Secondo Grimoldi, «a Salvini non gli ha portato fortuna la scelta dei compagni di viaggio, da un Roberto Vannacci che alle Europee lo ha salvato da un primo tracollo dalla segreteria, salvo poi essere abbandonato e clamorosamente sorpassato nelle intenzioni di voto con il neonato Futuro Nazionale. Poi ci si sono messi altri esponenti come la stessa Sardone o della senatrice Sudano, due esponenti che sono dei mercenari della politica che puntano solo alla solo poltrona personale. Sono tutti una serie di errori di Salvini che, dopo avere politicamente stuprato la Lega Nord, ora con la Salvini premier si trova in mano un pugno di mosche, oltre ad essere ininfluente sul piano politico, gestionale e pure elettorale. Il migliore servizio che ora Salvini può fare è dimettersi da segretario federale e da ministro».

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