Roma, 14 agosto 2026 – C’è un momento particolare che arriva quando un libro che abbiamo amato diventa una serie tv: quello in cui finalmente possiamo dare un volto ai personaggi che per mesi o anni sono esistiti soltanto nella nostra testa. È una sensazione strana, perché da una parte ritroviamo qualcosa di familiare, dall’altra rischiamo di scoprire che il nostro immaginario aveva fatto tutto un altro lavoro. È anche questo il divertimento degli adattamenti. Non devono necessariamente essere identici ai romanzi da cui prendono ispirazione. A volte funzionano proprio perché cambiano prospettiva, ampliano una storia o danno ai personaggi una profondità diversa. E sì, ogni tanto capita persino di pensare che la serie sia riuscita meglio del libro. Negli ultimi anni il piccolo schermo ha attinto a piene mani dalla letteratura, portando in streaming storie molto diverse tra loro: commedie surreali, drammi familiari, spy story, romanzi storici e racconti capaci di lasciare parecchio materiale su cui riflettere. Se avete voglia di iniziare una nuova serie e non sapete da dove partire, queste sono alcune delle più interessanti.

Margo’s Got Money Troubles, quando la commedia incontra una storia decisamente complicata

Partiamo da una delle proposte più insolite. Margo’s Got Money Troubles nasce dal romanzo di Rufi Thorpe e mette al centro Margo, una giovane donna che si ritrova a dover reinventare la propria vita dopo una gravidanza e una relazione con un professore sposato. Con Elle Fanning nei panni di Margo, la protagonista si ritrova a cercare una soluzione poco convenzionale ai suoi problemi finanziari, finendo per trasformare OnlyFans in una possibile occasione per rimettersi in piedi. Una premessa che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un dramma pesante, ma che la serie affronta con un tono molto più ironico e brillante. Dietro il progetto c’è David E. Kelley, già autore di serie come Big Little Lies e Ally McBeal, mentre nel cast spiccano anche Michelle Pfeiffer e Nicole Kidman. Il risultato è una storia sorprendentemente leggera, capace di parlare di maternità, soldi, ambizioni e pregiudizi senza prendersi troppo sul serio. Perfetta se cercate qualcosa di divertente ma con un pizzico di follia.

Waiting for the Out, una storia che non cerca scorciatoie

Da una commedia dai toni vivaci passiamo a qualcosa di molto più introspettivo. Ispirata al memoir La vita dentro di Andy West, Waiting for the Out segue Dan, un filosofo alle prese con il disturbo ossessivo-compulsivo che si ritrova a entrare in carcere per condurre un corso destinato a un gruppo di detenuti. La premessa potrebbe far pensare alla classica storia dell’insegnante che arriva per cambiare la vita dei suoi studenti e finisce per cambiare la propria. La serie, però, sceglie di non seguire quella strada così prevedibile. Al centro rimane soprattutto Dan, un uomo alle prese con una profonda crisi personale. Il suo rapporto con i detenuti diventa così soltanto una parte di un racconto più ampio, che parla di fragilità, identità e della difficoltà di trovare un equilibrio quando la propria vita sembra sfuggire di mano. Josh Finan offre una prova particolarmente intensa, confermandosi uno degli interpreti da tenere d’occhio. Non è la serie da scegliere per una serata spensierata, ma se cercate qualcosa che continui a farvi pensare anche dopo l’ultima puntata, potrebbe essere quella giusta.

The Leftovers, la domanda che nessuno vorrebbe mai affrontare

Ci sono serie che si guardano e poi si dimenticano, e altre che continuano a tornare in mente anche anni dopo. The Leftovers appartiene decisamente alla seconda categoria. La serie, ispirata al romanzo di Tom Perrotta, parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante: un giorno, senza alcuna spiegazione, il 2% della popolazione mondiale scompare. Non ci sono risposte immediate, né una spiegazione capace di sistemare tutto. Tre anni dopo la “Dipartita Improvvisa”, il mondo non ha ancora trovato una spiegazione a ciò che è successo. A dover andare avanti sono i sopravvissuti, alle prese con un vuoto che nessuno sa davvero come colmare. È una serie sul lutto, sulla fede, sulla solitudine e sul bisogno umano di trovare un significato anche quando un significato forse non esiste. E tra le ragioni per cui vale assolutamente la pena recuperarla c’è anche Carrie Coon, straordinaria nel dare forma a una donna che cerca disperatamente di ricostruire la propria vita.

Trespasses, l’amore nel posto e nel momento sbagliati

Se invece avete voglia di una storia d’amore tutt’altro che rassicurante, Trespasses potrebbe fare al caso vostro. Con Trespasses, il romanzo d’esordio di Louise Kennedy prende vita sullo schermo riportandoci nell’Irlanda del Nord degli anni Settanta, nel pieno dei Troubles. È in questo clima teso e profondamente diviso che una giovane insegnante cattolica si lascia coinvolgere sentimentalmente da un uomo protestante già sposato, dando inizio a una relazione destinata a mettere tutto in discussione. Quello che potrebbe sembrare l’inizio di una storia romantica diventa presto qualcosa di molto più pericoloso. La loro relazione si sviluppa infatti in un contesto segnato da divisioni politiche, religiose e sociali, dove anche una scelta personale può avere conseguenze imprevedibili. La serie punta molto sulla tensione e sull’atmosfera, costruendo una storia che procede senza fretta ma che diventa sempre più difficile da interrompere. E poi c’è Gillian Anderson, presenza che da sola è un ottimo motivo per aggiungerla alla lista.

L’altra sorella Bennet, Jane Austen vista da un’altra prospettiva

Per chi non ha mai smesso di amare Jane Austen, arriva una proposta particolarmente divertente. L’altra sorella Bennet parte dal bestseller di Janice Hadlow e prende un personaggio secondario di Orgoglio e pregiudizio, Mary Bennet, trasformandolo finalmente nella protagonista. È un’idea semplice ma efficace: cosa succede quando a raccontare la storia non sono Elizabeth e Darcy, ma la sorella più studiosa, introversa e spesso dimenticata della famiglia Bennet? La serie comincia dialogando con il romanzo di Austen, ma progressivamente prende una direzione autonoma, seguendo Mary anche oltre gli eventi che conosciamo. Il risultato è una produzione in costume ironica e calorosa, piena di atmosfera e con quella dose di romanticismo che i fan di Austen probabilmente apprezzeranno. Insomma, se avete già visto ogni possibile versione di Orgoglio e pregiudizio, questa potrebbe essere la deviazione che stavate aspettando.

Leonard e Hungry Paul, la serie che non ha bisogno di urlare

In un panorama televisivo pieno di omicidi, scandali, colpi di scena e drammi giganteschi, Leonard e Hungry Paul sceglie una strada completamente diversa. La storia segue due amici trentenni alle prese con il lutto, le aspettative che accompagnano l’età adulta e quella domanda che prima o poi arriva per tutti: che cosa dovremmo fare della nostra vita? Leonard lavora scrivendo enciclopedie per bambini, mentre Hungry Paul conduce un’esistenza molto più difficile da definire. La loro amicizia è il cuore della serie e proprio nella sua semplicità sta gran parte del fascino. L’adattamento del romanzo di Rónán Hession punta su una comicità delicata e su personaggi imperfetti ma estremamente umani. È una di quelle storie che non hanno bisogno di grandi esplosioni narrative per conquistare chi guarda. E c’è anche una curiosità niente male: la voce narrante è quella di Julia Roberts.

Slow Horses, lo spy drama che non prende troppo sul serio se stesso

Se pensate che le serie di spionaggio debbano essere necessariamente eleganti, serie e piene di agenti impeccabili, Slow Horses è qui per farvi cambiare idea. La serie prende ispirazione dai romanzi di Mick Herron e segue un gruppo di agenti dell’MI5 finiti nella cosiddetta Slough House, una sorta di limbo professionale per chi ha combinato qualche pasticcio o semplicemente non è più considerato all’altezza. A guidarli c’è Gary Oldman nei panni di Jackson Lamb, un personaggio tanto sgradevole quanto irresistibile. Il suo modo di fare è l’esatto opposto dell’agente segreto impeccabile: sarcasmo, cattive maniere e un’apparente totale mancanza di interesse per le buone regole. E proprio qui sta il divertimento. Slow Horses riesce a mescolare thriller e commedia nera senza perdere il ritmo, costruendo stagione dopo stagione un universo di personaggi che viene voglia di continuare a seguire. Il vantaggio, per chi si appassiona, è che il materiale da recuperare non manca: ogni stagione attinge infatti a un diverso romanzo della serie Slough House.

Perché vale ancora la pena scegliere una serie tratta da un libro

In un’epoca in cui ogni settimana arrivano nuovi titoli da piattaforme diverse, sapere che una serie nasce da un romanzo può essere già un buon punto di partenza. Non è una garanzia di qualità, naturalmente, ma significa almeno avere alle spalle una storia che ha già trovato il modo di conquistare qualcuno. E il bello è che non serve aver letto il libro per godersi l’adattamento. Anzi, a volte è persino più divertente iniziare dalla serie e scoprire solo dopo da dove proviene. Per chi invece conosce già il romanzo, il gioco cambia: ogni episodio diventa un piccolo confronto tra quello che avevamo immaginato e quello che vediamo sullo schermo. In entrambi i casi, il risultato migliore è lo stesso: trovare una storia capace di farci venire voglia di premere “prossimo episodio” ancora una volta. E, possibilmente, di farci venire anche la curiosità di recuperare il libro da cui tutto è cominciato.


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