L’inverno demografico cambia il numero dei figli che ricevono l’assegno, ma gli importi medi restano più alti che al centro-nord. Tra i motivi il reddito delle famiglie
La Sicilia continua a occupare una posizione di assoluto rilievo nella mappa nazionale dell’Auu, l’Assegno unico universale spettante alle famiglie in base al numero di figli. L’analisi delle tabelle statistiche dell’Inps, relative al 2025 e ai primi cinque mesi del 2026, racconta una realtà fatta di due facce: da una parte un progressivo calo del numero dei figli che ricevono il beneficio, conseguenza del continuo inverno demografico che interessa l’Isola, dall’altra importi medi che restano tra i più alti d’Italia e che collocano stabilmente la Sicilia ai primissimi posti della graduatoria nazionale. Uno scenario che conferma come il sostegno economico destinato alle famiglie siciliane sia mediamente più consistente rispetto a quello percepito nel resto del Paese, soprattutto nel Centro-Nord.
L’osservatorio statistico dell’Inps evidenzia che nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati complessivamente 8,3 miliardi di euro a oltre 6 milioni di nuclei familiari italiani, per un totale di circa 9,6 milioni di figli beneficiari. L’importo medio nazionale si attesta a 175 euro mensili per figlio, ma dietro questa media si nascondono differenze territoriali molto marcate. La Sicilia rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo divario. Nel gennaio 2025 i figli destinatari dell’assegno unico erano 874.004. Dodici mesi dopo, a dicembre, erano scesi a 864.441. Il calo è di quasi 9.600 beneficiari, pari a poco più dell’1%, una diminuzione apparentemente contenuta ma che fotografa un fenomeno ormai costante: ogni mese il numero dei figli che percepiscono l’assegno diminuisce leggermente, seguendo il trend della natalità siciliana.
Assegno unico e calo dei figli beneficiari, i dati della Sicilia
Lo stesso andamento emerge nei dati del 2026. A gennaio i figli beneficiari risultano 862.943, mentre già a maggio sono diventati 854.231. In appena cinque mesi si perdono oltre 8.700 beneficiari. È una dinamica che accomuna praticamente tutte le regioni italiane, ma che in Sicilia assume particolare rilevanza perché interessa una delle popolazioni giovanili numericamente più consistenti del Paese. Se il numero dei beneficiari diminuisce, gli importi seguono invece una direzione opposta. Ed è proprio questo il dato più interessante che emerge dalle tabelle. Nel 2025 l’importo medio mensile per figlio in Sicilia parte da 193 euro nei primi due mesi dell’anno, si assesta a 190 euro tra marzo e giugno, per poi risalire progressivamente fino a chiudere dicembre a 192 euro. Valori che già collocavano l’Isola tra le regioni più generose d’Italia.
Nel 2026 il dato migliora ulteriormente. A gennaio e febbraio l’importo medio sale addirittura a 196 euro per figlio, diminuisce a 193 euro nel mese di marzo e si stabilizza a 194 euro sia ad aprile sia a maggio. Numeri che confermano una crescita rispetto all’anno precedente e che mantengono la Sicilia stabilmente ai vertici nazionali.
Sicilia seconda in Italia per importo medio
Osservando l’intero panorama italiano emerge infatti una graduatoria molto netta. La Calabria resta la regione con l’importo medio più elevato, raggiungendo i 198 euro mensili per figlio nei primi mesi del 2026. Subito dietro si colloca la Sicilia con 194 euro, seguita dalla Campania con 189 euro. Più distanti risultano Sardegna e Puglia, mentre tutte le regioni del Nord presentano importi sensibilmente inferiori. Il confronto con la Lombardia è probabilmente quello che rende meglio l’idea. Nella regione economicamente più forte d’Italia l’importo medio mensile nel maggio 2026 si ferma a 165 euro. Ciò significa che una famiglia siciliana riceve mediamente circa 29 euro in più per ogni figlio ogni mese. Una differenza che, moltiplicata per dodici mensilità e per nuclei con due o tre figli, produce un vantaggio economico significativo. Ancora più marcato risulta il confronto con la Valle d’Aosta, dove gli importi medi oscillano intorno ai 155 euro, oppure con Piemonte e Veneto, che rimangono stabilmente tra 167 e 170 euro. La distanza tra il Mezzogiorno e il Nord supera quindi in molti casi i 25-30 euro per figlio ogni mese.
Il motivo di queste differenze è legato al valore dell’Isee e alle maggiorazioni previste per particolari situazioni familiari. Più basso è il reddito, maggiore è l’assegno riconosciuto. L’Inps ricorda infatti che nel 2026 si passa da un minimo di 58 euro per chi supera la soglia Isee o non presenta la dichiarazione, fino a un massimo di 227 euro per le famiglie appartenenti alla fascia economica più bassa. Proprio questa distribuzione dei redditi spiega perché Sicilia, Calabria e Campania guidino stabilmente la classifica nazionale. In queste regioni una quota molto elevata di nuclei familiari rientra nelle fasce Isee più basse, beneficiando così degli importi più consistenti previsti dalla normativa.
Assegno unico, come cambiano gli importi con l’inverno demografico
Un altro elemento curioso emerge confrontando i due anni. Nonostante il numero dei beneficiari continui lentamente a diminuire, gli importi medi crescono. Ciò significa che l’aggiornamento annuale degli importi, insieme all’evoluzione della composizione economica delle famiglie beneficiarie, ha compensato il calo demografico, aumentando il valore medio dell’assegno.
In definitiva, la Sicilia resta seconda in Italia per importo medio percepito e oltre 850mila figli beneficiari ogni mese, numeri che testimoniano il peso sociale ed economico della misura. Allo stesso tempo, però, i dati mettono in evidenza anche una lenta ma costante diminuzione del numero dei bambini e dei ragazzi che ricevono il sostegno, confermando come il calo delle nascite stia progressivamente riducendo la platea dei beneficiari anche in una delle regioni tradizionalmente più giovani del Paese.
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Michele Giuliano
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