Londra, 16 agosto 2026 – “E’ una tragedia a più livelli”. È il primo commento del primo ministro britannico Andy Burnham sulla morte del 41enne Jason Arday, l’ex professore dell’Università di Cambridge al centro di una controversia di plagio accademico, seguito dall’invito a una riflessione pubblica sul modo in cui il caso è stato trattato a livello mediatico.
La vicenda di Arday è particolarmente delicata e da venerdì è al centro del dibattito pubblico inglese, da quando l’ex professore è stato trovato senza vita in un’abitazione di Battersea, nella zona sud di Londra. Secondo quanto reso noto dalla polizia metropolitana, la morte viene trattata come “non accidentale”, ma anche come “non sospetta”, che è un modo per lasciare intendere che i primi riscontri fanno propendere per un suicidio.
Una circostanza che arriva dopo che Arday aveva rassegnato le dimissioni da professore di sociologia dell’educazione a Cambridge la settimana precedente, dopo che erano emerse accuse di plagio e interrogativi sulla veridicità di alcuni suoi risultati accademici.
Jason Arday e le accuse di plagio
La figura di Arday ha assunto una certa popolarità dal 2023, da quando è diventato il più giovane professore nero nella storia di Cambridge, a soli 37 anni, un traguardo salutato all’epoca come un momento di svolta per l’inclusione nel mondo accademico britannico, dove, secondo la Bbc, solo l’1% dei professori universitari nel Regno Unito è di origine afrodiscendente.
Ma insieme alla nomina e alla popolarità, era iniziata anche una controversia sulle sue reali qualifiche dopo che l’accademico Nathan Cofnas – che si definisce un “realista razziale” ed era stato allontanato da Cambridge nel 2024 – aveva dichiarato di aver individuato numerosi casi di plagio nei lavori del giovane professore.
Arday aveva sempre respinto le accuse di plagio, pur ammettendo alcuni errori nei suoi primi lavori accademici, che attribuiva al proprio autismo. Aveva spiegato in diverse circostanze di essersi affidato a tecniche di imitazione per elaborare le informazioni, un metodo che a suo dire avrebbe potuto produrre errori simili anche nel lavoro di altri accademici.
Arday: “È ingiusto essere dipinto come un bugiardo”
Al quotidiano The Times aveva dichiarato, in un’intervista rilasciata poche settimane prima della morte, di considerare “ingiusto essere stato dipinto come un bugiardo”, sottolineando che le sue mancanze non erano paragonabili a reati gravi. La Liverpool John Moores University, che nel 2015 gli aveva conferito il dottorato, aveva concluso al termine di un’indagine che non vi era stato plagio. Cambridge, dal canto suo, aveva successivamente annunciato l’apertura di un’indagine indipendente sulla nomina di Arday, condotta da accademici interni ed esterni all’ateneo. Nell’annunciare le dimissioni, Arday aveva parlato di un “costo personale” della vicenda ormai “troppo alto”, denunciando accuse, speculazioni e commenti pubblici che a suo dire erano andati “ben oltre il legittimo dibattito accademico”.
Il caso che ha scosso l’Inghilterra
Dopo la morte, in una dichiarazione diffusa tramite l’editore Simon & Schuster, la famiglia di Arday ha detto di essere “sotto choc per aver perso questo straordinario padre, compagno, fratello, zio e figlio”. La famiglia ha inoltre attribuito la sua scomparsa a una “campagna di disinformazione” che sarebbe risultata insostenibile per un uomo descritto come gentile, sempre incline a vedere il meglio negli altri. Anche diverse figure istituzionali e del mondo accademico, sentite dalla Bbc, hanno espresso cordoglio e preoccupazione.
La vicecancelliera dell’Università di Cambridge, Deborah Prentice, si è detta “profondamente addolorata” per la notizia, esprimendo vicinanza alla famiglia. La ministra dell’Istruzione, Lucy Powell, ha parlato di sentimenti di choc e tristezza, invitando a “ricordare che dietro ogni vicenda ci sono persone reali, con famiglie e affetti coinvolti”.
Le reazioni: “Vittima di razzismo e brutalità mediatica”
È intervenuto anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, musulmano la cui famiglia è di origine pakistana, ha definito la vicenda “inaccettabile”, parlando di una forma di “umiliazione pubblica particolarmente crudele” e chiedendo che la morte serva da monito collettivo. Anche il sindacato dei docenti universitari e il segretario generale del Neu, Daniel Kebede, hanno collegato la vicenda a più ampie “dinamiche di razzismo e brutalità nel dibattito pubblico contro le figure di minoranza in posizioni di rilievo”. Il professore Kehinde Andrews, esperto di studi neri ed ex collega di Arday, ha raccontato alla Bbc di aver parlato con lui la mattina stessa della morte, descrivendolo come molto provato, chiuso in casa e visibilmente dimagrito nelle ultime settimane. Andrews ha aggiunto che la vicenda dovrebbe rappresentare “un campanello d’allarme” sulle difficoltà affrontate dagli accademici neri nel Regno Unito.
Gogna mediatica senza precedenti
Anche la deputata laburista Bell Ribeiro-Addy ha definito senza precedenti il livello di esposizione mediatica subito da Arday, mentre Jolyon Maugham, del ‘Good Law Project’, si è detto sconcertato per l’insistenza con cui alcuni media avrebbero continuato a occuparsi del caso anche dopo le dimissioni.
Arday, prima di intraprendere la carriera accademica, aveva lavorato come insegnante di educazione fisica, per poi conseguire il dottorato alla Liverpool John Moores University e insegnare successivamente alle università di Durham e Glasgow, con quest’ultima che ha annunciato l’apertura di una revisione del suo lavoro accademico pregresso.
La sua autobiografia, ‘Great And Unfortunate Things’, già uscita negli Stati Uniti, era attesa nel Regno Unito per il 27 agosto ma la scorsa settimana Arday aveva annunciato di aver annullato l’evento di presentazione del volume. L’ultimo intervento pubblico prima del ritrovamento del suo corpo senza vita venerdì pomeriggio in un appartamento a Londra.
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