Il rapporto Sustainable Development in the European Union – Overview of progress towards the SDGs in an EU context 2026 evidenzia progressi significativi in occupazione, istruzione, parità di genere e consumi sostenibili, mentre biodiversità, qualità delle acque e scarsità idrica restano le principali criticità sulla strada verso l’Agenda 2030.
L’Unione europea continua ad avanzare verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs), ma il percorso verso l’Agenda 2030 resta ancora impervio. Negli ultimi sei anni l’UE ha registrato progressi significativi in cinque dei 17 SDGs, tra cui lavoro dignitoso e crescita economica, riduzione delle disuguaglianze e parità di genere, mentre altri nove obiettivi mostrano miglioramenti più moderati. Nessun avanzamento invece sul fronte della cooperazione internazionale e un arretramento negli obiettivi dedicati alla tutela degli ecosistemi terrestri e delle risorse idriche. In particolare, il peggioramento della biodiversità, la crescente siccità e il deterioramento della qualità delle acque rappresentano oggi i principali ostacoli alla sostenibilità europea.
È quanto emerge dal rapporto Sustainable Development in the European Union – Overview of progress towards the SDGs in an EU context – 2026 edition, pubblicato da Eurostat. Giunto alla sua decima edizione, il monitoraggio valuta i progressi dell’Unione europea verso l’Agenda 2030 attraverso 102 indicatori, confrontando prevalentemente il periodo compreso tra il 2019 e il 2024 o il 2025. Il quadro che ne emerge è quello di un’Europa che continua a rafforzare le proprie performance economiche e sociali, ma che fatica ancora a invertire il degrado del capitale naturale, evidenziando come la transizione verso uno sviluppo realmente sostenibile rimanga incompleta.

Cinque Obiettivi accelerano, ma ambiente e governance restano indietro
L’analisi di Eurostat mostra che i progressi più marcati riguardano Lavoro dignitoso e crescita economica (SDG 8), Consumo e produzione responsabili (SDG 12), Riduzione delle disuguaglianze (SDG 10), Parità di genere (SDG 5) e Istruzione di qualità (SDG 4).
Altri nove obiettivi registrano un’evoluzione positiva, seppur più contenuta. Tra questi spiccano Industria, innovazione e infrastrutture (SDG 9) e Fame zero (SDG 2), sostenuti dalla crescita degli investimenti, dell’innovazione e della produttività agricola.
Il report individua invece due aree di particolare criticità. Da un lato, Partnership per gli obiettivi (SDG 17) mostra una sostanziale stagnazione, segnalando un rallentamento della capacità istituzionale e della cooperazione internazionale. Dall’altro, l’Unione europea registra un vero e proprio arretramento rispetto agli obiettivi di Vita sulla Terra (SDG 15) e Acqua pulita e servizi igienico-sanitari (SDG 6), principalmente a causa della perdita di biodiversità, dell’aumento della scarsità idrica e del peggioramento della qualità delle acque.
In sintesi, mentre la maggior parte degli indicatori economici e sociali continua a migliorare, proprio le componenti ambientali più strettamente legate alla resilienza degli ecosistemi mostrano un deterioramento che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.


Occupazione, istruzione e inclusione trainano i risultati europei
Il miglior risultato riguarda il mercato del lavoro. L’SDG 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) registra infatti i progressi più consistenti dell’intero monitoraggio.
Nel 2025 il PIL reale pro capite dell’Unione europea ha raggiunto 34.110 euro, con una crescita del 5,7% rispetto al 2019, mentre il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni è salito al 76,1%, confermando la solidità del mercato del lavoro europeo nonostante gli shock economici degli ultimi anni.
Anche sul fronte dell’inclusione sociale emergono segnali positivi. Nel 2024 le persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono diminuite a 93,3 milioni, circa 2,2 milioni in meno rispetto al 2019, sebbene il costo dell’abitazione continui a rappresentare un fattore di vulnerabilità: l’8,2% della popolazione sostiene infatti spese abitative considerate eccessive rispetto al proprio reddito.


Risultati incoraggianti arrivano anche dall’istruzione. La quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione terziaria ha raggiunto il 44,8%, mentre l’abbandono scolastico precoce è sceso al 9,1%, consolidando il percorso verso i target europei. Parallelamente cresce il livello delle competenze digitali: il 60,4% degli adulti possiede oggi almeno competenze digitali di base, un indicatore sempre più strategico per la competitività europea.


Parità di genere in miglioramento, ma il gap salariale resta aperto
Tra gli ambiti che mostrano i maggiori avanzamenti figura anche la parità di genere.
La presenza femminile nelle posizioni di senior management e leadership è salita al 33,6% nel 2025, con un incremento di quasi sette punti percentuali rispetto al 2019. Il miglioramento interessa anche altri indicatori legati alla partecipazione al mercato del lavoro e alla rappresentanza nei processi decisionali.


Permane tuttavia un significativo divario retributivo, che nel 2024 si attesta ancora all’11,1%, evidenziando come i progressi nell’accesso alle posizioni di leadership non si siano ancora tradotti in una piena parità economica.
Energia e clima: emissioni in calo, ma la pressione sugli ecosistemi aumenta
Sul fronte energetico e climatico il quadro appare più articolato.
Il consumo di energia primaria è diminuito dell’11,8% rispetto al 2019, mentre la quota delle energie rinnovabili sul consumo finale lordo ha raggiunto il 25,2% nel 2024, confermando l’accelerazione della transizione energetica europea.
Anche le emissioni nette di gas serra continuano a ridursi, – 11% rispetto al 2024, avvicinando l’Unione europea ai propri obiettivi climatici. La normativa europea prevede infatti una riduzione delle emissioni nette del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, prima tappa verso la neutralità climatica.


Tuttavia, il report evidenzia come i progressi sul clima non siano sufficienti a compensare il deterioramento degli ecosistemi naturali.
Biodiversità e acqua sono il principale punto debole dell’Agenda 2030 europea
Il dato più preoccupante dell’intero rapporto riguarda infatti la biodiversità.
Sebbene le foreste coprano il 39% del territorio europeo, gli indicatori relativi allo stato degli ecosistemi continuano a peggiorare. L’indice degli uccelli comuni registra un ulteriore calo rispetto al 2019, mentre ancora più marcato è il declino delle farfalle di prateria, il cui indice è diminuito di 9,3 punti, fermandosi a 52,7 nel 2024.


Parallelamente aumenta la pressione sulle risorse idriche. La crescente scarsità d’acqua, il deterioramento della qualità dei corsi d’acqua e gli effetti sempre più frequenti della siccità hanno determinato un peggioramento dell’SDG 6, rendendolo, insieme alla biodiversità, il principale elemento di criticità del monitoraggio. Nel 2024 gli episodi di siccità hanno interessato 232.416 km² di territorio europeo, confermando l’aumento della vulnerabilità idrica del continente e la crescente esposizione della popolazione europea agli effetti del cambiamento climatico.
Si tratta di un risultato particolarmente significativo perché evidenzia come, nonostante i progressi nella decarbonizzazione, il capitale naturale europeo continui a ridursi. In altre parole, la lotta al cambiamento climatico non sta ancora producendo benefici sufficienti sulla conservazione degli ecosistemi.
Governance e cooperazione internazionale procedono troppo lentamente
L’unico obiettivo rimasto sostanzialmente invariato è quello dedicato alle Partnership per gli obiettivi (SDG 17).
L’aiuto pubblico allo sviluppo si mantiene fermo allo 0,50% del Reddito nazionale lordo, mentre il debito delle amministrazioni pubbliche europee raggiunge mediamente l’81,7% del PIL, un livello superiore rispetto al periodo precedente alla pandemia.


Secondo Eurostat, questi risultati indicano che la capacità istituzionale e gli strumenti di cooperazione internazionale non stanno evolvendo con la stessa rapidità osservata in altri ambiti della sostenibilità.
L’Europa cresce, ma non ancora in modo pienamente sostenibile
A dieci anni dall’avvio del monitoraggio degli SDGs, il bilancio delineato da Eurostat restituisce un’immagine articolata dell’Unione europea. Le politiche europee stanno producendo risultati concreti sul piano economico, occupazionale e sociale, favorendo una maggiore inclusione, un mercato del lavoro più solido e un’accelerazione della transizione energetica.
Allo stesso tempo, però, il report evidenzia che la sostenibilità ambientale resta il nodo più difficile da sciogliere. Il continuo impoverimento della biodiversità, la crescente pressione sulle risorse idriche e il rallentamento della cooperazione internazionale mostrano come il raggiungimento dell’Agenda 2030 richiederà uno sforzo aggiuntivo proprio negli ambiti che rappresentano le fondamenta della resilienza ecologica europea.
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Valentina Carella
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