Roma, 19 agosto 2026 –  I primi a lanciare l’allarme sono stati gli analisti di Oxford Economics: nei giorni scorsi, hanno avvertito che i disagi registrati nei mesi estivi, trascorsi all’insegna di consumi energetici alle stelle, sono ben poca cosa rispetto a quanto potrebbe accadere il prossimo inverno. E si sono spinti a prevedere che la prossima stagione fredda potrebbe essere “la più difficile da quella del 2021-2022 (a febbraio 2022 è scoppiato il conflitto russo-ucraino, ndr) in termini di forniture di energia”. Dalla City gli esperti hanno fatto notare che “si sono materializzati diversi rischi sulle forniture di gas, con scorte storicamente basse a pochi mesi dall’arrivo del freddo”. Ma quali sono questi rischi e potranno veramente tradursi in un’impennata delle bollette energetiche? Quanto ci costerà l’eventuale stangata? Lo abbiamo chiesto a Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Ne-Nomisma energia, società di ricerca indipendente sui mercati dell’energia e dell’ambiente.

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Gli stoccaggi di gas in Ue al 13 agosto

È bene cominciare dalla situazione attuale delle riserve di gas nell’area Ue: la fotografia più recente, scattata da Gas infrastructure Europe (Gie)  associazione che riunisce i gestori delle reti di trasporto e stoccaggio del gas nei vari Paesi europei – è del 13 agosto. A quella data, le riserve di gas italiane erano salite al 78,22%: un dato confortante ma non troppo, se si pensa che un anno fa, a quest’ora, erano all’84%. In Germania le scorte hanno raggiunto il 49%, contro il 65,77% del 13 agosto 2025.

Principale economia dell’area euro e grande consumatrice di gas per uso industriale e civile, la Germania rappresenta uno dei Paesi chiave per l’equilibrio del mercato energetico europeo: non è un caso che i livelli delle sue riserve siano monitorati con attenzione dagli operatori. Più in generale, in Europa il livello medio delle riserve è pari al 59,92%, ma a fine 2025 eravamo al 72,9%. Sebbene i Paesi si stiano adoperando per incrementare le scorte, quindi, il margine di sicurezza sulle coperture sta scendendo pericolosamente in tutto il continente, proprio mentre ci stiamo lasciando alle spalle la canicola estiva.

Tubature del gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, in Germania (Ansa)

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Le differenze con il 2022 e i fattori di rischio

Il quadro, tuttavia, è diverso da quello dell’inverno 2021-2022. Già gli analisti di Oxford economics ritengono assai remota la possibilità di una carenza fisica di gas, grazie a un’offerta globale più ampia e diversificata di gas naturale liquefatto (Gnl) e alla maggiore disponibilità di terminali di importazione.

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Restano però diversi fattori di rischio, derivanti in primis dal caos geopolitico conseguente al conflitto Usa-Iran. “Lo stretto di Hormuz rimane effettivamente chiuso”, osservano gli analisti, mentre sono aumentate le interruzioni della produzione norvegese di gas. Allo stesso tempo, il gas naturale ha sopperito alla minore produzione idroelettrica e nucleare, causata dal caldo torrido e dalla siccità che sta strozzando diversi Paesi europei. Sebbene l’Ue abbia ridotto, negli ultimi anni, i propri consumi di gas del 15/20%, l’area rimane fortemente legata all’andamento climatico dei mesi invernali e una stagione più fredda del normale “potrebbe far balzare i prezzi del gas”, hanno concluso gli osservatori londinesi.

Due navi cargo avvistate nello Stretto di Hormuz (Ansa)

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Cosa succederà in Italia?

In una situazione già critica per l’intera Europa, l’Italia conferma di essere l’anello debole della catena. Tra i paesi del Vecchio continente, infatti, il nostro resta il più esposto agli improvvisi rincari del gas, essendo quello più dipendente dagli approvvigionamenti esteri e, pertanto, più soggetto all’andamento dei mercati e delle crisi internazionali. Non è da trascurare il dato sull’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, ancora drammaticamente basso nonostante gli incentivi erogati per l’ammodernamento e la riqualificazione: solo un quinto degli edifici è in classe energetica A o B (dati Enea). “Il 90% degli edifici italiani si avvale ancora del riscaldamento a gas – sottolinea Davide Tabarelli – Sebbene l’Ue abbia previsto, fra le misure di flessibilità sull’energia appena varate, le sovvenzioni per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, come le pompe di calore, è bene ricordare che questi provvedimenti possono riguardare solo una minoranza benestante della popolazione: la stragrande maggioranza dei concittadini dovrà fare i conti, anche il prossimo inverno, con le bollette del gas”.

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Incubo rincari autunnali

Le previsioni per i prossimi mesi, conferma Tabarelli, “sono tutt’altro che rosee. Ma non dimentichiamo che da quattro anni stiamo vivendo una delle più gravi crisi energetiche a livello globale”. Le speranze di una risoluzione a breve termine del conflitto in Medio Oriente sono, per ora, ridotte a un lumicino. E la Cina ora ha deciso di tornare sul mercato dopo aver tagliato, fino a dimezzare, le proprie importazioni di greggio all’indomani dello scoppio delle ostilità, al fine di evitare un’impennata della domanda e, dunque, l’esplosione dei prezzi del petrolio.

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A ciò si aggiunge il grande punto interrogativo sulla guerra tra Russia e Ucraina. “I mercati finanziari, dal canto loro, continuano a mostrare ottimismo – prosegue il numero uno di Nomisma – semplicemente perché ritengono che Donald Trump, in questo momento, non possa permettersi di proseguire uno o più conflitti a oltranza. Anche questo cauto ottimismo contribuisce a tenere sotto controllo le quotazioni del petrolio, che non sono mai salite in modo coerente con l’effettiva gravità della crisi geopolitica in atto”.

Sulla base di tali fattori di rischio, lo studioso prevede “un aumento relativamente limitato – tra il 7 e il 10% – delle bollette elettriche rispetto a settembre 2025 – spiega – mentre il peggio dovremo aspettarcelo sul gas naturale, che risente maggiormente dell’incertezza e volatilità dei mercati. Con una quotazione attuale già schizzata oltre i 62 euro/Mwh sulla piazza Ttf di Amsterdam, la prospettiva è di un rincaro pari ad almeno il 25 – 30% sulla bolletta media del gas rispetto all’autunno-inverno scorso”. Considerato che, nei mesi più freddi, la bolletta media per una famiglia di 4 persone si aggira intorno ai 200 – 250 euro al mese (che diminuiscono a 150 – 180 euro mensili nel caso di una famiglia composta da 2 persone), il prossimo inverno ci si potrebbe ritrovare un incremento di 50 – 62 euro al mese per una famiglia di 4 persone, e di 38 – 43 euro per una famiglia di due persone.


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