Roma, 25 agosto 2026 – I Paesi europei devono raggiungere entro la fine dell’anno un accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE, per poter rafforzare la capacità di difesa, la sicurezza e la competitività europea. A ribadirlo è il presidente del Consiglio europeo, António Costa, in un editoriale pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) dedicato alle priorità del prossimo QFP e intitolato “Stabilire le priorità quando le risorse sono limitate”. Il presidente del Consiglio europeo inizia oggi in Slovacchia ed Estonia un “Tour des Capitales” per convincere i Paesi UE a lavorare insieme per un accordo di compromesso sul prossimo QFP 2028/2034 entro la fine del 2026, molto più rapidamente rispetto al passato. Nel corso della settimana, Costa visiterà anche Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca. L’obiettivo del presidente del Consiglio europeo è quello di visitare tutti i Paesi dell’Unione, ad eccezione della Svezia, dove si terranno le elezioni il prossimo 13 settembre.

Lo scontro, come in ogni negoziato sul QFP, vede contrapposti i Paesi cosiddetti “frugali”, desiderosi di contenere i contributi nazionali al bilancio dell’UE, e gli Stati che beneficiano maggiormente delle politiche tradizionali di spesa europea, come la Politica agricola comune e i fondi di coesione. A questa divisione si aggiunge il confronto su come finanziare le nuove priorità dell’Unione, dalla difesa alla competitività, fino all’autonomia strategica. Il compito dell’ex premier portoghese è quello di trovare posizioni di consenso tra i leader e la speranza del suo tour nelle capitali europee è che possa spingere i Paesi UE a fare passi avanti su futuri compromessi.

Nel suo editoriale, Costa ricorda come i benefici derivanti dall’UE – da Schengen, al mercato unico, fino al roaming – siano ormai dati per assodati, passando praticamente inosservati, ricordando come, in realtà, siano il frutto di decenni di “sforzi comuni a livello europeo”. Costa fa una disamina degli sforzi portati avanti in questi mesi dall’UE per rafforzare la difesa, la sicurezza e la competitività europea, le nuove priorità del continente, osservando che per realizzare tutto ciò è necessario un quadro finanziario solido e approvato con tempistiche rapide.

“Perché questo accordo deve essere raggiunto prima della fine del 2026? Perché in seguito avremo bisogno di circa un anno per creare – a Bruxelles e negli Stati membri – il quadro giuridico e amministrativo necessario a garantire l’esecuzione ininterrotta del prossimo bilancio dell’UE”, ammette il presidente del Consiglio europeo.

La principale preoccupazione di Costa riguarda i futuri rivolgimenti politici all’interno dei singoli Stati membri nel corso del 2027. Infatti, per il presidente del Consiglio europeo senza un accordo entro quest’anno, le elezioni nazionali del 2027 nei principali paesi dell’UE, Francia, Italia, Polonia e Spagna, monopolizzeranno il dibattito e ostacoleranno i progressi.

Per Costa, se non si troverà un compromesso, vi è il rischio che “i finanziamenti destinati ad agricoltori, imprese, studenti, ricercatori e innovatori subiscano un’interruzione”.

Il presidente del Consiglio europeo sottolinea però che il nuovo bilancio non potrà limitarsi a riprodurre le priorità del passato. “Da decenni il bilancio dell’UE promuove una crescita sostenibile e inclusiva in tutto il nostro continente attraverso investimenti nell’agricoltura, nelle nostre regioni, nella ricerca e nella transizione verde e digitale. E continuerà a farlo”, scrive Costa. Allo stesso tempo, aggiunge, “il bilancio deve anche tenere conto delle priorità in evoluzione dell’Europa, tra cui la difesa, la sicurezza e la competitività”.

È proprio questo allargamento delle priorità a rendere più complessa la ricerca di un compromesso. Agli impegni tradizionali dell’Unione si aggiungono infatti le necessità legate al nuovo contesto geopolitico e alla volontà di rafforzare l’autonomia strategica europea. Un obiettivo che, secondo Costa, passa anche attraverso il rilancio economico: “Il rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Europa richiede anche un’economia più competitiva”.

Il presidente del Consiglio europeo richiama in questo senso l’agenda “Un’Europa, un mercato”, concordata dai leader nel marzo scorso e che fissa obiettivi concreti da raggiungere entro la fine del 2027 per rafforzare il mercato unico, la competitività, l’autonomia strategica e la sicurezza economica dell’Unione.

“Al di là della necessità geopolitica – osserva Costa – si tratta in ultima analisi di rendere la vita più accessibile per i cittadini, creare le condizioni per un maggior numero di posti di lavoro di alta qualità e rafforzare la resilienza dell’economia sociale di mercato in Europa”.

Ma il nodo decisivo resta quello delle risorse. Costa riconosce che, come avviene nei bilanci nazionali, anche nel QFP europeo le nuove priorità devono essere finanziate in un contesto di disponibilità limitate. E lancia un messaggio diretto soprattutto ai governi contrari a un forte aumento dei propri contributi nazionali.

“La maggior parte è finanziata dai contributi nazionali degli Stati membri. Dobbiamo mantenere tali contributi entro limiti ragionevoli”, scrive. Da qui la necessità, secondo il presidente del Consiglio europeo, di trovare nuove entrate a livello comunitario: “Pertanto, un pacchetto equilibrato e ambizioso di nuove risorse comuni costituirà una componente essenziale dell’accordo complessivo”.

La proposta cipriota e il compito di Dublino

Lo scorso 11 giugno, la presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea ha fatto una proposta di “negotiating box” fornendo alcune cifre di massima, riguardanti la ripartizione di un piano di bilancio che nelle intenzioni della Commissione si aggira intorno a 2.000 miliardi di euro e che prevede una drastica riformulazione dei capitoli di spesa tradizionali.

Cipro aveva proposto un taglio moderato del 2% alla proposta della Commissione, attirandosi le critiche sia dei Paesi frugali, con in testa Paesi bassi e Svezia, per i tagli troppo limitati ribadendo le nuove priorità di spesa (difesa, energia e digitale), sia del Parlamento UE e dei Paesi del cosiddetto gruppo degli “Amici della Coesione”, che richiedono invece un bilancio più espansivo e di non alterare i fondi di coesione e la Politica agricola comune.

Il negoziato è ora condotto dalla presidenza irlandese del Consiglio UE che sta cercando di rielaborare entro ottobre le cifre per le varie voci del bilancio, nel tentativo di trovare un punto di incontro tra i due blocchi. Uno dei nodi principali è quello delle nuove risorse proprie, ambito particolarmente delicato tra le priorità indicate dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che le ritiene indispensabili per rendere sostenibile il prossimo bilancio pluriennale.

Al termine del Consiglio europeo del 18-19 giugno, Costa ha spiegato che il Consiglio europeo ha incaricato la futura presidenza irlandese del Consiglio dell’UE di accelerare i lavori sulle nuove entrate, con l’obiettivo di arrivare a un avanzamento concreto entro ottobre. “Abbiamo bisogno di queste entrate aggiuntive per un accordo a dicembre”, aveva affermato Costa, presentando la chiusura del negoziato entro la fine del 2026 come una “responsabilità condivisa”.

Come sottolinea il Financial Times, citando un funzionario UE al momento si è di fronte “a un trilemma” che riguarda: l’entità complessiva del bilancio, il livello dei contributi nazionali e la proposta di istituire nuove imposte per consentire a Bruxelles di raccogliere fondi direttamente (le già citate nuove risorse proprie). Secondo il funzionario, sarà necessario “trovare risposte ragionevoli a tutti e tre i punti, e tutti e tre sono interconnessi”.

Al momento, la Germania, la maggiore economia e quindi il principale contributore al bilancio statale, ha respinto la proposta iniziale di 2.000 miliardi di euro definendola della Commissione definendola “impossibile”, mentre Paesi come la Spagna e l’Italia hanno condannato le richieste di riduzione dell’importo del programma, e le principali economie agricole si rifiutano di tagliare i sussidi all’agricoltura.

L’alto funzionario dell’UE citato dal quotidiano britannico ha lasciato intendere che l’obiettivo fosse una delusione equamente distribuita: “Siamo stati piuttosto incoraggiati dal fatto che gli Stati membri sappiano che i loro scenari ideali… non possono essere realisticamente realizzati”. Al contempo però, il funzionario ha negato che si stia lavorando a un piano di riserva nel caso in cui la scadenza non venisse rispettata, insistendo: “Siamo assolutamente concentrati sul completamento entro la fine dell’anno”, citando al contempo accordi tecnici preliminari su piccoli aspetti del pacchetto come segnali di progresso.

Tuttavia, per altri funzionari citati dal Financial Times, i bilanci nazionali sotto forte pressione rendono un obiettivo “titanico” raggiungere un accordo in quattro mesi per destinare a Bruxelles centinaia di miliardi di euro dei contribuenti.


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