Roma, 26 agosto 2026 – Mentre il governo cerca ancora una quadra su come affrontare la crisi energetica (dopo la mini-proroga ai tagli delle accise si parla di sconti per le fasce più deboli), i prezzi alla pompa continuano a salire. Con le associazioni dei consumatori sul piede di guerra, prosegue il dibattito su quali soluzioni sia più conveniente adottare per far fronte all’impennata senza gravare eccessivamente sulle casse pubbliche. Ma come sta andando nel resto d’Europa? E quali strategie hanno adottato i Paesi membri dell’Ue, dall’inizio della crisi di Hormuz a oggi, per contrastare il caro carburanti?
Sommario
Prima di intraprendere il nostro tour europeo alla ricerca delle pompe di benzina più convenienti, è bene ricordare che l’Italia è “solo” al settimo posto tra i Paesi Ue per i rincari dei carburanti. Secondo i dati Eurostat, infatti, a fine luglio le tariffe di benzina e diesel nella penisola sono salite “solo” del 12,5%: circa quattro punti in meno rispetto alla media dei Ventisette, in rialzo del 16,9%. La voce riconducibile al fisco, tuttavia, nel nostro Paese pesa più che altrove. A confermarlo è il Weekly oil bulletin stilato dalla Commissione europea, che piazza l’Italia al sesto posto in Ue per il peso delle accise. Queste ultime, infatti, incidono sul prezzo finale dei carburanti per una quota pari al 51,9%. Ma perché in Italia i rincari del prodotto raffinato sono stati leggermente inferiori che nel resto d’Europa? Secondo gli esperti, a seguito della progressiva chiusura delle raffinerie, in Europa è andata persa oltre il 20% della capacità produttiva: il nostro Paese, di contro, ha mantenuto una quota maggiore di impianti e, dunque, risulta più autosufficiente negli approvvigionamenti.
Il grafico dei rincari di benzina nel mondo
La Danimarca si conferma il Paese dell’Unione europea con i carburanti più cari: secondo le rilevazioni più recenti, aggiornate al 20 agosto, la benzina costa 2,445 euro al litro e il diesel 2,250 euro (sono gli unici valori nella Ue in cui la benzina supera il diesel). Seguono i Paesi Bassi, con benzina a 2,329 euro e diesel a 2,383 euro – il gasolio più caro dell’intera Ue dei 27 – la Germania, a 2,239 e 2,266 euro; la Finlandia, con 2,140 euro per la benzina e 2,318 per il diesel; e la Francia, a 2,038 e 2,199 euro. Sono questi i cinque mercati con i listini più alti d’Europa, seguiti a distanza dall’Italia che, come abbiamo detto, è settima in classifica, con benzina a 1,988 euro e diesel a 2,079 euro – oltre 45 centesimi al litro in meno rispetto alla Danimarca, ma comunque sopra la media dei 27 Stati membri per entrambi i carburanti. A svelarlo è stato un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui all’estremo opposto della classifica si colloca Malta, dove benzina e diesel restano i più economici d’Europa a 1,340 e 1,210 euro al litro. Per quanto riguarda i rialzi mensili, Finlandia, Paesi Bassi, Bulgaria, Germania e Lituania guidano la classifica Ue con aumenti superiori al 20%. Al primo posto svetta la Romania, con una crescita mensile del +24,2%.
Verso quali Paesi dobbiamo dirigerci, ipoteticamente, per fare un pieno alla nostra auto a prezzi più vantaggiosi? Ad esempio, potremmo partire alla volta della Svezia (1,408 euro il prezzo della benzina e 1,780 quello del diesel), dove da mesi è stata ridotta addirittura la tassa sulle emissioni di anidride carbonica. Una scelta difficile per Stoccolma che della politica green ha sempre fatto una bandiera. Distributori ‘amici’ anche in Polonia (1,481 e 1,686) e in Bulgaria (1,535 e 1,768). Il divario tra il Paese più caro e quello più economico in ‘top ten’ è di 1,105 euro al litro per la benzina – che vuol dire 55 euro di differenza su un pieno da 50 litri – e di oltre 1 euro per il diesel. Come abbiamo detto, differenze così significative fra gli Stati membri non dipendono tanto dal costo del prodotto raffinato, quanto dal peso della fiscalità: accise e Iva possono incidere dal 40% al 65% del prezzo finale, con punte più basse in Lussemburgo e Bulgaria e più alte nei Paesi Bassi e in Finlandia. A proposito del diesel, che in quasi tutti gli Stati membri costa più della benzina (a causa delle tensioni sulle forniture diesel a livello globale), l’Italia si trova in una posizione ancora più complicata, poiché ha, storicamente, l’accisa sul diesel più elevata d’Europa: un dato strutturale, non congiunturale, che finisce per avere un impatto notevole sui costi del trasporto merci e della logistica.
Un distributore di benzina in Svezia, foto d’archivio
Sono comunque numerosi i Paesi che, come l’Italia, hanno affrontato i rincari sui carburanti tagliando temporaneamente le accise. Lo hanno fatto – con modalità e tempistiche diverse, dall’inizio della crisi a oggi – i governi di Germania, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Ungheria e Spagna. Madrid si è poi smarcata, puntando su una riduzione fino al 30 giugno scorso dell’Iva, passata dal 21 al 10%, decisione che ha sollevato, tuttavia, le critiche di Bruxelles per incompatibilità con le norme Ue. Anche negli altri Paesi Ue il taglio delle accise ha mostrato i propri limiti al perdurare della crisi e dei conseguenti rialzi: se i prezzi della materia prima continuano a crescere, anche il taglio delle accise viene rapidamente riassorbito. Non solo: molti analisti hanno sottolineato come sia regressivo, perché non tiene conto dei redditi di chi ne beneficia e non disincentiva i consumi dei combustibili fossili (obiettivo, quest’ultimo, che resta in cima all’agenda dell’Ue).
Del gruppo dei Paesi europei che hanno adottato interventi fiscali tampone contro il caro-carburanti non fa parte, invece, la Francia: il governo di Parigi ha puntato, piuttosto, sui controlli anti-speculazione nei distributori. La prima stretta era arrivata già tra il 9 e l’11 marzo, pochi giorni dopo lo scoppio della guerra in Iran, quando il governo ha autorizzato ed eseguito circa 500 verifiche da parte della direzione generale per la repressione delle frodi. A fronte delle forti proteste degli autotrasportatori (la cosiddetta “operazione lumaca”, avviata a fine marzo, con cui sono state bloccate importanti arterie del Paese), Parigi ha promosso i “prêts flash carburant”, prestiti agevolati rivolti a piccole e medie imprese penalizzate dal caro energia e bonus per il comparto della pesca.
Se risulta difficile recarsi dall’Italia in Svezia o in Bulgaria per fare un pieno, è anche vero che quanti risiedono in prossimità di Paesi in cui vigono tariffe più vantaggiose sono incentivati a recarsi oltre confine per fare rifornimento. È il caso degli automobilisti italiani (per lo più residenti in Veneto e Friuli Venezia-Giulia) che raggiungono ogni giorno la Slovenia, Paese che, sia pur a fronte di aumenti consistenti, continua a praticare i prezzi tra i più bassi in Europa (poco più di 1,5 per la benzina e 1,8 per il gasolio). Ma c’è anche un “turismo del pieno” nelle mete di vacanza tipicamente estive: soprattutto nei mesi in cui è stato in vigore il taglio dell’Iva in Spagna, i social si sono riempiti di selfie di turisti che si immortalavano non davanti ai monumenti, ma in prossimità delle pompe di benzina spagnole. Eppure – incredibile a dirsi – il turismo del pieno ha beneficiato anche il nostro Paese: i prezzi delle nostre pompe di benzina, infatti, risultano attualmente più competitivi rispetto a quelli praticati in Svizzera o in Francia. Da non dimenticare, infine, il caso della Repubblica di San Marino, i cui distributori sono tuttora presi d’assalto da chi risiede nella vicina Rimini o si trova in vacanza in Riviera: oggi, i prezzi alla pompa sammarinese oscillano, infatti, tra 1,695 a 1,759 euro per la benzina e non vanno oltre i 2,069 per il diesel.
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