Il rapporto tra l’arte e il design, ad onta delle formule che ne definiscono scolasticamente le rispettive caratteristiche e i loro alterni avvicinamenti e distanziamenti nel corso del tempo, rimane a tutt’oggi problematico e irrisolto: al di là dell’usurata distinzione fra funzionalità e non funzionalità, di fronte all’esempio di molti designer che si accollano pacificamente l’appellativo di artisti tout court, dobbiamo constatare come ancora stentino ad aprirsi spazi di dialogo e occasioni di confronto al di là dei rispettivi recinti di appartenenza, dove ciascuno conserva gelosamente il suo ambito e il suo gergo. Ne è prova l’esiguità degli spazi espositivi di design in Italia. La galleria Umano Space sembra sia territorio esclusivo dell’arte, il design è ancora limitato allo spazio del negozio, la cui dimensione peculiarmente “vetrinistica” è ipocritamente mascherata dall’onnipresente dicitura di showroom.
La storia di Umano Space
Non possiamo allora non accogliere con sollievo iniziative intese a superare questa inveterata e assurda frattura sostanziale fra due ambiti il cui dialogo, in Italia, oggi, potrebbe dare interessantissimi frutti: anche periferiche e minuscole, come nel caso di Umano, uno spazio espositivo nato due anni fa nel centro storico di Pietrasanta, dedicato alla presentazione di pratiche artistiche contemporanee che privilegiano la dimensione relazionale, l’intimità percettiva e la costruzione di ambienti unitari. “Il termine ‘Umano’” dice il suo fondatore, Alessandro Pardossi, “definisce una missione precisa: riportare l’esperienza dell’arte a una scala intima, corporea, diretta, lontana dall’impersonalità e dalla monumentalità che caratterizzano la maggior parte delle iniziative culturali di Pietrasanta.” Qui lo spettatore è invitato ad abitare l’ambiente espositivo: la programmazione accosta arte e design con l’intento di interrogare la relazione tra sguardo e corpo, tra percezione e presenza. Ogni elemento è selezionato per la sua capacità di modificare la postura dello spettatore e di ridefinire lo spazio.
Umano Space e Pietrasanta
In una cittadina come Pietrasanta, con un turismo artistico consolidato, caratterizzata da una forte presenza di scultori internazionali, da laboratori e fonderie storiche, da un gran numero di proposte espositive orientate a un facile ammiccamento, con una programmazione di tipo “balneare” da parte della maggioranza delle gallerie presenti sul territorio, Umano si distingue come una micro‑istituzione culturale che lavora sulla dimensione domestica e olistica delle arti. Allontanandosi dalla deriva monumentale e/o turistica, affiancandosi a spazi con una storia prestigiosa e collaudata come la Galleria Antonia Jannone, cerca di offrire un’esperienza alternativa, basata sull’understatement, sulla confidenzialità, sulla sinestesia, inserendosi nel tessuto cittadino con un’identità chiara e riconoscibile.
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5 / 5La mostra di Marullo e Bellini
Nella più recente installazione, a cura di Alessandra Denza, i dipinti di Fabio Marullo (Catania, 1973) e le sedute Camaleonda di Mario Bellini (Milano, 1935) costruiscono un dispositivo percettivo in cui la pittura e il design diventano due modalità complementari di interrogare il rapporto tra identità corporea, visione e ambiente. Marullo, attraverso la serie Con gli occhi degli uccelli, propone un modo di dipingere che ricorda le prospettive proprie dell’Aeropittura futurista, frutto di uno sguardo verticale, sospeso, disancorato dal suolo. Le sue superfici, attraversate da morbidi trapassi cromatici, richiamano un paesaggio evanescente, liquido e paludoso. Accanto a queste tele, le sedute Camaleonda di Bellini introducono un controcampo radicale. La loro modularità, la loro morbidezza, la loro corporeità riportano lo spettatore a terra, lo invitano a sedersi, ad abitare lo spazio. Se Marullo ci propone una visione disincarnata, il divano e le poltrone di Bellini reclamano la nostra presenza fisica. La chiave interpretativa dell’installazione è dunque da rinvenirsi nella tensione tra verticalità e orizzontalità, tra lo sguardo che sorvola e il corpo che s’insedia, suggerendoci la complessità dell’atto del vedere: è una questione di postura, di distanza, di relazione con la volumetria del luogo. Se la pittura ci induce a un cambiamento di prospettiva, il prodotto di design ci invita a sederci e a radicarci nello spazio, in modo da generare una sorta di ossimoro: guardare dall’alto e librarsi in volo comodamente abbandonati con i piedi per terra.
Alberto Mugnaini
Pietrasanta//fino al 14 settembre 2026
Fabio Marullo. Con gli occhi degli uccelli
Mario Bellini. Camaleonda Sofa
Umano, Piazza Duomo 4
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