A ormai poco più di un mese dalla visita in Cina del commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic prevista per ottobre, l’Unione europea prova a tenere aperto il difficile dialogo con Pechino, preparando al contempo le proprie difese per contrastare l’offensiva industriale del colosso asiatico. Secondo quanto riferito da Euronews, una delegazione europea si recherà in Cina nei prossimi giorni per portare avanti negoziati commerciali per tentare di ridurre il gigantesco deficit commerciale che nel solo mese di giugno si è attestato a 35,1 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 31 miliardi dello stesso periodo del 2025. Parallelamente, però, la Commissione starebbe lavorando con Giappone, Corea del Sud e Regno Unito alla costruzione di una nuova cooperazione economica destinata a proteggere soprattutto l’industria automobilistica dalle sovraccapacità produttive cinesi.

Secondo un’analisi dell’Atlantic Council, mentre il mercato cinese diventa progressivamente meno accessibile per prodotti e investimenti europei, la capacità produttiva di Pechino continua a espandersi, portando l’Europa a trasformarsi sempre più in un mercato di assorbimento per beni cinesi prodotti in eccesso, in particolare nei settori in cui la Repubblica popolare ha costruito posizioni dominanti grazie a sussidi pubblici, economie di scala e controllo di segmenti cruciali delle catene del valore.

La Commissione UE è da tempo sotto pressione da parte degli Stati membri dell’UE, che lo scorso giugno, in occasione di un vertice, hanno conferito alla presidente Ursula von der Leyen il mandato di rivedere gli strumenti di difesa commerciale del blocco e di avviare un dialogo con Pechino volto a conseguire risultati davvero concreti. Lo scorso 29 giugno a Bruxelles, il commissario UE Šefčovič e il ministro cinese per il Commercio, Wang Wentao, hanno lanciato una nuova piattaforma di consultazione su commercio e investimenti, con l’obiettivo di arrivare a dei risultati entro ottobre.

La missione della delegazione europea che sarà in Cina nei prossimi giorni avrà, secondo Euronews, l’obiettivo di raggiungere già dei risultati prima della prevista visita di Šefčovic, nonostante i colloqui tecnici avviati a giugno si siano irrigiditi nelle ultime settimane, dopo la decisione di Pechino di impedire alle aziende cinesi di fornire informazioni a Bruxelles nell’ambito delle indagini condotte ai sensi del Regolamento sulle sovvenzioni estere.

Il caso più rilevante riguarda JD.com e l’offerta da 2,5 miliardi di euro per il gruppo tedesco Ceconomy. Nonostante il negoziato, la Commissione non ha sospeso le proprie iniziative contro quelle che considera pratiche commerciali sleali, aprendo durante l’estate diversi procedimenti antidumping.

Sullo sfondo resta inoltre il nodo delle sovvenzioni pubbliche e della sovraccapacità produttiva cinese. Secondo un rapporto dell’OCSE, gli aiuti concessi alle imprese cinesi possono essere fino a otto volte superiori a quelli erogati nei Paesi dell’organizzazione.

La potenziale alleanza di UE, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito

Mentre Bruxelles cerca di portare avanti il dialogo con la Cina si starebbe impegnando a costruire nuove alleanze con altri partner asiatici. Secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, la Commissione starebbe lavorando con Giappone, Corea del Sud e Regno Unito a una cooperazione economica per contrastare il dominio cinese nel settore dell’automotive. La Commissione, tuttavia, per il momento non conferma l’esistenza di un coordinamento di questo tipo. Interpellata sulla possibile alleanza con Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, la vice-portavoce capo, Arianna Podestà, ha spiegato martedì ai giornalisti che Bruxelles ha preso atto delle indiscrezioni di stampa, ma non intende commentarle.

Nell’analisi il quotidiano tedesco indica tre pilastri che sarebbero alla base della potenziale alleanza: apertura dei mercati; la creazione di nuovi strumenti di difesa commerciale; accordi sulle materie prime critiche.

Per quanto riguarda il primo pilastro l’idea è che automobili prodotte in Regno Unito, Giappone e Corea del Sud possano essere considerate alla stregua di quelle europee nell’ambito delle future regole “Buy European”, previste nell’Industrial Accelerator Act. In questo modo, per esempio, potrebbero continuare a beneficiare di incentivi all’acquisto di auto elettriche e agevolazioni fiscali per le flotte aziendali, mentre i produttori cinesi ne resterebbero esclusi.

Il secondo pilastro mira invece a creare un nuovo strumento di difesa commerciale contro aumenti particolarmente rapidi delle importazioni automobilistiche, modellato sul sistema di salvaguardia già utilizzato dall’UE per l’acciaio. Regno Unito, Giappone e Corea del Sud verrebbero esclusi dalle eventuali misure restrittive. Il bersaglio principale sarebbe quindi la crescente pressione delle esportazioni cinesi, soprattutto in segmenti come i plug-in hybrid, finora non coperti dai dazi aggiuntivi europei sulle auto elettriche cinesi.

Per quanto riguarda le materie prime critiche, Bruxelles e i tre partner intenderebbero rafforzare la cooperazione per ridurre la dipendenza dalla Cina e creare catene di approvvigionamento alternative. Il Giappone starebbe spingendo in particolare per accordi che comprendano anche garanzie di acquisto per materiali strategici, come il gallio, così da rendere economicamente sostenibile la costruzione di capacità di raffinazione e approvvigionamento fuori dalla Cina. L’intesa potrebbe in prospettiva evolvere in una sorta di “club per la sicurezza economica”, aperto successivamente anche a Paesi come Canada e Australia.

Come sottolineato al quotidiano tedesco dall’eurodeputato e presidente della Commissione INTA del Parlamento europeo, Bernd Lange, “non solo l’UE, ma anche Paesi come il Giappone e la Corea del Sud sono colpiti dalle sovraccapacità cinesi e dalla conseguente ondata di esportazioni”. Infatti, secondo l’eurodeputato tedesco, “oltre ai sussidi cinesi illegali e alle sovraccapacità che ne sono derivate, anche la sottovalutazione della valuta cinese rappresenta un grave problema”.


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