Per il ministro degli Esteri groenlandese senza l’Europa Nuuk è vulnerabile alle pressioni degli Usa


Senza il sostegno dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, la Groenlandia non sarebbe riuscita a mandare un messaggio chiaro agli Stati Uniti: minacciare l’isola equivale a minacciare tutta l’Europa. È quanto emerge dal dialogo tra gli eurodeputati delle commissioni Affari esteri (AFET) e Sviluppo (DEVE) del Parlamento europeo e il ministro degli Esteri della Groenlandia, Mute Bourup Egede, che ha visto al centro la nuova strategia europea per l’Artico e i fondi destinati al territorio autonomo danese nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE. La Commissione europea propone di destinare alla Groenlandia 530 milioni di euro nel QFP 2028-2034, quasi il doppio rispetto all’attuale quadro finanziario.

“Più che mai, noi in Groenlandia abbiamo bisogno dell’Unione europea e di tutti i nostri alleati”, ha affermato Egede, già primo ministro dell’isola, descrivendo una situazione nella quale “il nostro diritto a determinare il nostro futuro è in gioco”.

Dall’inizio del 2026 la Groenlandia è al centro di un duro scontro tra Stati Uniti, Danimarca e Unione europea che ha incrinato profondamente i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. La crisi ha raggiunto il suo apice nel gennaio 2026, quando la Casa Bianca ha confermato che il presidente stava valutando diverse opzioni per acquisire l’isola, dall’acquisto a nuove forme di associazione con Washington, senza escludere pubblicamente neppure il ricorso alla forza militare. Una prospettiva respinta con fermezza da Nuuk e Copenaghen e che ha spinto i principali Paesi europei e l’UE a schierarsi a difesa della sovranità e del diritto all’autodeterminazione della Groenlandia. La tensione si è attenuata il 21 gennaio, quando in occasione del World Economic Forum di Davos Trump ha escluso l’uso della forza e rinunciato ai dazi minacciati contro alcuni Paesi europei, aprendo la strada alla prosecuzione del confronto per via diplomatica, senza tuttavia superare le divergenze di fondo.

Lo scorso luglio parlando in conferenza stampa al vertice della NATO di Ankara, Trump ha ribadito l’importanza strategica della Groenlandia per Washington e ha criticato l’operato della NATO sul dossier, lanciando nuovi attacchi alla Danimarca e definendo il territorio autonomo danese un “grosso problema”.

Come sottolineato dal ministro degli Esteri groenlandese davanti agli eurodeputati, ad oggi il braccio di ferro con Washington è tutt’altro che concluso e sta avendo conseguenze sulla popolazione dell’isola. Per Egede, infatti, il senso di insicurezza sta pesando anche sulla salute mentale di adulti e bambini. Il ministro ha ricordato che Groenlandia e Danimarca hanno istituito un gruppo di alti funzionari incaricato di gestire la crisi e il dialogo è ancora in corso, osservando però di non poter fornire dettagli sui negoziati.

Nel suo intervento, Egede ha voluto sottolineare l’importanza del sostegno europeo in questa fase delicata, osservando che ha assunto un peso che va oltre la solidarietà politica. L’appoggio arrivato dagli Stati membri, dalla Commissione e dal Parlamento europeo “ha fatto una reale differenza”, innanzitutto sul piano morale, ma soprattutto perché “ha inviato un messaggio forte all’amministrazione statunitense: interferire con la Groenlandia significa interferire con l’intera Unione europea”.

Un sostegno che, secondo Egede, non si è limitato alle dichiarazioni. Il ministro ha richiamato la proposta della Commissione di raddoppiare le risorse destinate alla Groenlandia nel prossimo QFP e il pacchetto speciale di investimenti che Bruxelles intende avviare già nell’ambito dell’attuale bilancio europeo, i cui dettagli dovrebbero essere annunciati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante la prossima visita a Nuuk.

L’UE rischia di perdere la corsa ai minerali critici, servono investimenti

Tra i principali terreni sui quali Nuuk vuole costruire il nuovo rapporto con Bruxelles ci sono le materie prime critiche. Per Egede la cooperazione può diventare un accordo vantaggioso per entrambe le parti: la Groenlandia può contribuire alla sicurezza delle catene europee di approvvigionamento, mentre gli investimenti europei possono aiutare l’isola a diversificare un’economia ancora fortemente dipendente dalla pesca.

Il problema, ha avvertito il ministro, è trasformare il potenziale minerario in progetti industriali concreti. Circa il 60% del territorio groenlandese non sarebbe ancora stato adeguatamente mappato dal punto di vista delle risorse presenti nel sottosuolo e Nuuk ha bisogno di investimenti, energia e soprattutto di imprese disposte ad acquistare nel lungo periodo le materie prime estratte nell’isola.

Egede ha quindi rivolto un appello diretto agli eurodeputati. Se le imprese europee non saranno pronte a investire, “altri Paesi si faranno avanti”. “Se non lavorate rapidamente, altri Paesi andranno avanti”, ha avvertito. Attualmente due operazioni minerarie sono già in corso e altre tre o quattro sarebbero in preparazione. Gli investimenti europei rappresentano un primo passo positivo, ma per Nuuk “serve di più”, secondo Egede.

La questione è strettamente legata alla strategia di diversificazione economica della Groenlandia. Gran parte delle esportazioni dell’isola dipende ancora dalla pesca e circa la metà dei prodotti del settore viene destinata alla Cina. Il governo di Nuuk sta puntando a sviluppare nuovi pilastri economici, dalle materie prime al turismo, riducendo contemporaneamente la dipendenza da singoli mercati e singoli partner.

Egede guarda con particolare attenzione anche alla revisione del Critical Raw Materials Act per contrastare le crescenti pressioni geopolitiche sulla catena di approvvigionamento sulla quale il Parlamento europeo dovrebbe lavorare in autunno. Secondo il ministro, le modifiche potrebbero creare incentivi migliori per le imprese europee interessate a sottoscrivere accordi di acquisto della produzione groenlandese.

La competizione geopolitica nell’Artico

Il rafforzamento della partnership con Bruxelles si inserisce in una partita molto più ampia sul futuro dell’Artico. Il governo groenlandese ha già trasmesso alla Commissione un documento con le proprie proposte per la nuova strategia europea nella regione, chiedendo che le politiche dell’UE assumano maggiormente “la prospettiva dei popoli artici” e rispettino i diritti delle popolazioni indigene.

Per Nuuk rimane centrale anche l’Arctic Council, del quale la Groenlandia detiene attualmente la guida politica insieme agli altri partner del Regno di Danimarca. “Sia l’Artico sia il Consiglio Artico hanno bisogno di amici forti”, ha affermato Egede. Per questo motivo, ha aggiunto, “abbiamo bisogno dell’UE nell’Artico così come abbiamo bisogno dell’UE in Groenlandia”.

La dimensione strategica della regione è destinata a crescere ulteriormente. Egede ha ricordato il rafforzamento dell’impegno della NATO nell’Artico e le esercitazioni militari che si terranno dal 7 al 18 settembre 2026, inserendole nella necessità di difendere un ordine internazionale nel quale siano rispettati democrazia, Stato di diritto e diritto dei popoli a decidere autonomamente il proprio futuro.

Anche il cambiamento climatico rende la Groenlandia sempre meno periferica rispetto agli interessi europei. “Quello che succede in Groenlandia non riguarda soltanto la Groenlandia”, ha avvertito il ministro, ricordando che gli effetti delle trasformazioni climatiche dell’isola hanno conseguenze globali.

Un futuro della Groenlandia dentro l’UE? 

Nel dialogo con gli eurodeputati è stato anche affrontato il futuro istituzionale dell’isola ad oggi al di fuori dell’Unione europea. Egede ha ribadito innanzitutto un principio: “Le decisioni sul nostro futuro saranno prese da noi”. Ma ha immediatamente aggiunto che, nel mondo attuale, la Groenlandia non può isolarsi e ha bisogno di partner forti.

Alla domanda su una possibile futura adesione all’UE, il ministro non ha però chiuso la porta. “Non la escludo e non la respingo”, ha affermato, sottolineando tuttavia le difficoltà concrete che una simile scelta comporterebbe. Infatti, come lasciato intendere dal ministro, con appena 56 mila abitanti e un’amministrazione centrale estremamente ridotta rispetto a quella degli Stati europei, assumere tutti gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione richiederebbe uno sforzo amministrativo considerevole.

Per Egede, al momento è necessario anzitutto rafforzare progressivamente la rete di accordi costruita negli ultimi quarant’anni. Dopo l’uscita della Groenlandia dalla Comunità europea nel 1985, la cooperazione è partita dalla pesca per estendersi successivamente all’istruzione, alla formazione, al clima e, più recentemente, alle materie prime. A questi settori potrebbero ora aggiungersi transizione verde, infrastrutture, energia e telecomunicazioni.

Per il ministro, però, qualsiasi discussione sul futuro dell’isola deve partire da un principio fondamentale. “Le vere risorse della Groenlandia non sono le materie prime, non sono il pesce: sono le persone”, ha detto Egede. Sono quindi i groenlandesi, e in particolare le nuove generazioni, a dover mantenere “il diritto di determinare il proprio futuro, oggi, domani e per molti anni ancora”.

Un principio che Egede ha affermato di aver inserito direttamente nella crescente contrapposizione geopolitica nell’Artico e nel confronto con Washington. In un mondo nel quale “gli autocrati stanno aumentando il loro potere”, ha concluso, i Paesi che condividono gli stessi valori devono restare uniti: “Se questo non accade, tutto è a rischio, non soltanto la Groenlandia. Si tratta del nostro futuro comune”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.