Nell’attuale scenario politico ed economico, l’argomento pensionistico è tornato prepotentemente a occupare il centro del dibattito parlamentare. Tra le molteplici proposte avanzate negli ultimi anni, e anche in vista della prossima manovra finanziaria in cui ci sarà spazio anche di pensioni, una in particolare ha suscitato l’attenzione di osservatori e addetti ai lavori: la mozione Braga, Ricciardi, Zanella e altri n. 1-00532, presentata da esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Respinta il 29 gennaio 2026 durante la discussione alla Camera, questa proposta rimane un punto di riferimento per le forze di opposizione, soprattutto con l’avvicinarsi della discussione sulla legge di bilancio 2027.
La mozione rappresentava una risposta articolata alle preoccupazioni crescenti tra i lavoratori riguardo ai futuri requisiti pensionistici e alle condizioni di uscita dal mondo del lavoro. Nonostante la sua bocciatura, l’interesse di PD, M5S e AVS a rilanciare il tema suona come chiara indicazione del peso che la questione previdenziale avrà nella prossima sessione di bilancio. La nuova centralità del dibattito deriva anche dal complesso scenario demografico e dalla necessità di trovare un equilibrio tra sostenibilità dei conti e tutele sociali.
Cosa prevedeva la mozione PD-M5S-AVS bocciata
Il documento proposto dalle opposizioni si inseriva nel solco di una più ampia riflessione sulle riforme pensionistiche dell’ultimo decennio. Di seguito i principali punti richiesti nella mozione:
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Sterilizzazione degli aumenti automatici dell’età pensionabile determinati dall’incremento della speranza di vita, un sistema avviato dalla legge Fornero che prevede, secondo le ultime previsioni Istat, l’aumento dell’età richiesta di un mese nel 2027 e due ulteriori mesi nel 2028. -
Introduzione di canali di uscita anticipata più accessibili per chi svolge lavori gravosi o usuranti e per i lavoratori con carriere frammentate o precarie. -
Trasformazione dell’APE Sociale da misura temporanea ad accesso strutturale e stabile nel tempo, garantendone l’estensione anche agli autonomi attualmente esclusi dalle condizioni di maggiore tutela. -
Recupero dell’Opzione Donna, ovvero la possibilità per le lavoratrici di anticipare il pensionamento, interrotta per le nuove maturazioni nel 2026. -
Riconoscimento previdenziale del lavoro di cura svolto da familiari, in particolare da donne, con l’obiettivo di valorizzare ai fini contributivi i periodi di assistenza a figli o a persone non autosufficienti. -
Pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue, per assicurare un assegno dignitoso anche in presenza di bassa continuità contributiva dovuta a precarietà occupazionale. -
Revisioni alla flessibilità in uscita su base volontaria, istituendo una logica di quote variabili in cui chi sceglie di andare in pensione prima accetta un taglio dell’assegno, mentre chi rimane più a lungo riceve incentivi economici.
La portata della mozione in questo mese di settembre 2026 per le pensioni si articolava dunque attorno sia a parametri anagrafici e contributivi, sia a una visione sociale volta a riconoscere le diversità delle carriere lavorative e le esigenze delle categorie più deboli.
Dall’età pensionabile ai canali di uscita anticipata
Il cuore delle istanze avanzate nella mozione Braga-Ricciardi-Zanella risiedeva nella richiesta di sospendere l’automatismo che lega l’età pensionabile alla speranza di vita. Questo meccanismo, introdotto per contenere la spesa previdenziale e stabilizzare il sistema a ripartizione, viene considerato dalle forze proponenti come non equo, soprattutto in un’Italia in cui persistono ampie disparità tra settori lavorativi.
Anche l’idea di ampliare la platea dei lavori gravosi e usuranti rappresenta un passaggio centrale della proposta. Si punta a riconoscere le peculiarità dei mestieri che comportano un logoramento fisico precoce, offrendo loro l’accesso a percorsi pensionistici anticipati senza penalizzazioni eccessive. Accanto a ciò, un’apertura strutturale per l’APE Sociale, sgravando beneficiari dai continui rinnovi annuali, mira ad assicurare maggiore certezza tra i lavoratori in condizioni di disagio, oltre che aprire la misura agli autonomi, fino ad oggi esclusi da tale possibilità.
Un’altra componente importante è la rivalutazione dei meccanismi di flessibilità in uscita: l’intento sarebbe introdurre sistemi di incentivo-disincentivo che consentano una reale personalizzazione del momento del pensionamento, adattando il valore dell’assegno alle scelte individuali. In tal modo si prevede una maggiore equità intergenerazionale e una gestione più bilanciata dei flussi in uscita senza pesare in modo eccessivo sui contributi delle generazioni future.
Pensione di garanzia, Opzione Donna e lavoro di cura
Un aspetto di rilievo della mozione è il tentativo di rispondere alle disuguaglianze presenti tra differenti fasce della popolazione lavorativa. La pensione di garanzia per i giovani, ad esempio, nasce dall’analisi dei percorsi lavorativi sempre più frammentati, caratterizzati da periodi di disoccupazione, lavori a termine e basse retribuzioni. Questa misura mira ad assicurare che, anche nei casi di carriere irregolari, sia comunque riconosciuto un assegno minimo sostenibile al momento dell’uscita dal lavoro, sostenendo la coesione sociale e contrastando il rischio di povertà tra le generazioni future.
Altro nodo centrale riguarda la cosiddetta Opzione Donna: la mozione chiede di rendere nuovamente accessibile questa forma di pensionamento anticipato interamente contributivo alle lavoratrici, interrotta nel 2026 per mancanza di nuove finestre di accesso. In parallelo si insiste sul riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, ovvero dei periodi spesi nell’assistenza a figli o persone non autosufficienti, tradizionalmente appannaggio delle donne e spesso esclusi dal conteggio per la pensione. L’obiettivo è riequilibrare un sistema che, attualmente, penalizza proprio chi ha dedicato parte significativa della propria vita familiare alla cura senza alcuna tutela economica futura.
Infine, sulla scia delle condizioni lavorative più gravose, la proposta mira a saldare giustizia sociale e protezione previdenziale, concetto ripreso più volte anche a livello europeo, garantendo percorsi di uscita diversificati e più flessibili per quei mestieri in cui logoramento e rischi incidono maggiormente sulla salute e sull’aspettativa di vita lavorativa.
Il contesto politico e le prospettive di approvazione
Il confronto tra le forze politiche in tema previdenziale è stato sempre motivo di intensa dialettica parlamentare. L’iniziativa di PD, M5S e AVS, pur già respinta dalla Camera e quindi con basse possibilità di accensione del semaforo verde, rappresenta una piattaforma di discussione alternativa rispetto alla linea della maggioranza, che attualmente mantiene fermi i parametri fissati dalla legge Fornero, pur valutando interventi graduali sulle categorie più esposte.
Dal punto di vista procedurale, va sottolineato che una mozione respinta conserva valore politico, ma non incide sulla normativa vigente. La richiesta delle opposizioni, dunque, non garantisce una sua imminente approvazione, soprattutto considerando l’assetto della maggioranza che governa il Parlamento. Tuttavia, il persistere del dibattito e il desiderio di riportare il testo nella legge di bilancio 2026-2027 indicano quanto il tema sia percepito come strategico nel Paese, specie in vista dei futuri aggiustamenti richiesti dai cambiamenti demografici e sociali.
I margini per un dialogo trasversale non sono esclusi: alcune richieste, come l’estensione delle tutele per i lavoratori gravosi o un maggior riconoscimento del lavoro di cura, trovano sponde anche in settori diversi dall’opposizione, ma il clima resta segnato dalle differenze tra chi pone la sostenibilità dei conti pubblici in cima alle priorità e chi invoca una maggiore equità sociale.
Le prospettive di sostenibilità e le critiche della maggioranza
Una delle principali obiezioni emerse nella discussione parlamentare riguarda la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Numerosi economisti, tecnici dei Ministeri e rappresentanti della maggioranza hanno espresso rilievi sul rischio che bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile generi nel tempo un incremento eccessivo della spesa pensionistica rispetto alle entrate contributive, aggravando il peso sulle generazioni future.
Nelle comunicazioni ufficiali, si ricorda infatti che ogni interruzione degli automatismi, ad esempio, lo stop al previsto incremento di tre mesi tra 2027 e 2028, comporta un costo annuo stimato in circa 3 miliardi di euro per le casse pubbliche (dati Ragioneria generale dello Stato). Anche l’ipotesi di estendere in modo permanente l’APE sociale e il recupero di Opzione Donna implicherebbero oneri aggiuntivi.
I sostenitori della maggioranza ribadiscono quindi la necessità di contenere le nuove uscite previdenziali per evitare squilibri strutturali che potrebbero tradursi, in prospettiva, in tagli automatici agli assegni o in aumenti della pressione fiscale. Le proposte rivalutate vengono spesso criticate come populiste o prive di un adeguato piano di copertura finanziaria, con frequente richiamo alle esperienze passate di promesse troppo generose e poi ridimensionate in fase legislativa.
Dott.ssa Serena Benedetti
La dott.ssa Serena Benedetti è un’esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell’assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi…
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