Cra Bologna, 273 nuovi posti: liste d’attesa e servizi


Quasi il pieno per i nuovi posti nelle Case residenza per anziani non autosufficienti (Cra) del territorio bolognese. Si è concluso l’avviso pubblico per l’accreditamento provvisorio e sono arrivate richieste per 273 posti sui 278 messi a disposizione. Una nuova capacità residenziale destinata agli anziani fragili che, secondo il Comune di Bologna, dovrebbe portare nei prossimi mesi a un “incremento significativo” dell’offerta. Ma proprio mentre si chiude il bando si riaccende il confronto politico sulla tenuta complessiva dell’assistenza agli anziani. Per Forza Italia, infatti, aumentare i posti è necessario ma non sufficiente senza potenziare servizi territoriali e telemedicina. E sul fronte regionale Fratelli d’Italia apre un’altra questione: quante sono realmente le persone anziane che oggi aspettano di entrare in una Cra?

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Cra, 273 richieste per 278 nuovi posti

Il bando rappresenta una novità anche dal punto di vista organizzativo. Per la prima volta la procedura si basa infatti su un accordo integrato tra sei distretti metropolitani, con il Comune di Bologna nel ruolo di capofila. Il percorso era stato avviato nel gennaio 2026 nell’ambito della Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana e coinvolge Città di Bologna, Appennino Bolognese, Pianura Est, Pianura Ovest, Reno Lavino Samoggia e Savena Idice. L’avviso era stato pubblicato il 9 luglio con un tetto massimo di 278 posti. Le manifestazioni di interesse ne hanno coperti 273. Ora si apre la fase di valutazione delle proposte e di verifica dei requisiti: soltanto una volta concluso questo iter si potrà arrivare all’effettivo accreditamento. È dunque più corretto parlare, al momento, di 273 posti richiesti per l’accreditamento, e non ancora di 273 nuovi posti già operativi.

Madrid: “Una risposta alle persone anziane e alle loro famiglie”

Palazzo d’Accursio considera comunque l’adesione alla procedura un segnale positivo. Una volta completate le verifiche, l’obiettivo è aumentare l’offerta residenziale per le persone anziane non autosufficienti e garantire una risposta maggiormente omogenea sul territorio metropolitano. “L’adesione registrata testimonia la solidità della governance pubblica e la fiducia dei gestori nel sistema di accreditamento metropolitano”, commenta l’assessora comunale al Welfare e Salute Matilde Madrid. “Con 273 richieste – prosegue – dimostriamo che la programmazione integrata e un modello basato sull’equità sociosanitaria rappresentano la strada giusta per non lasciare indietro nessuno”. Sulla dimensione metropolitana insiste anche Marilena Pillati, vicepresidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana di Bologna. Il risultato, sottolinea, è stato possibile grazie al lavoro di rete tra gli enti del sociale e della sanità e ora occorre continuare “per arrivare a risultati che sempre più possano promuovere l’omogeneità tra territori nella risposta ai cittadini”.

Forza Italia: “Nuovi posti importanti, ma il sistema resta fragile”

L’annuncio del Comune viene accolto positivamente, ma con diverse riserve, da Forza Italia. “Il Comune pomposamente annuncia 273 nuovi posti nelle Cra bolognesi, un dato importante ma non risolutivo”, sostengono Lanfranco Massari, segretario di Forza Italia Bologna, e Moreno Masotti, responsabile del dipartimento Sanità cittadino del partito. La richiesta è di accompagnare l’aumento dei posti con lo sviluppo dei servizi sanitari territoriali e della telemedicina. Secondo gli esponenti azzurri, “se non si attivano subito i servizi territoriali del DM77 e la telemedicina nelle strutture, il sistema continuerà a essere fragile e a non rispondere alle esigenze della popolazione bolognese sempre più anziana e bisognosa di assistenza e di cura”. Forza Italia sostiene inoltre che nelle Cra dell’Asp di Bologna non sarebbe attivo alcun servizio di telemonitoraggio. Una circostanza indicata dal partito e sulla quale viene chiesto un cambio di passo: “Aumentare i posti senza modernizzare i servizi significa aggiungere capacità, non qualità”.

Il nodo delle liste d’attesa nelle Cra

Il caso bolognese si inserisce in un dibattito più ampio sulla capacità del sistema sociosanitario dell’Emilia-Romagna di rispondere alla crescita della non autosufficienza. A sollevare la questione delle liste d’attesa nelle Cra è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta con particolare attenzione alla situazione di Piacenza. “Quando parliamo di liste d’attesa pensiamo immediatamente a una visita specialistica, a un esame diagnostico o a un intervento chirurgico. Ma esiste un’altra attesa, molto meno visibile, che si consuma ogni giorno nelle case”, sostiene Tagliaferri. Il consigliere chiede alla Regione di rendere noto il numero dei posti presenti nelle Cra, distinguendo quelli disponibili da quelli contrattualizzati, e soprattutto di fornire il numero delle persone in attesa e i tempi medi necessari per ottenere un posto.

“Non è un problema delle strutture”

Tagliaferri precisa che l’obiettivo non è mettere sotto accusa i gestori. Il problema, sostiene, riguarda la programmazione pubblica di fronte a una società nella quale aumentano l’età media, il numero degli anziani soli e il peso dell’assistenza sulle famiglie. “La Cra deve essere una componente fondamentale di una rete, non l’unica risposta possibile quando una famiglia non riesce più a sostenere da sola il carico assistenziale”, afferma. Da qui la richiesta di conoscere anche lo stato dell’assistenza domiciliare, dei centri diurni, dei posti temporanei di sollievo per i caregiver, della residenzialità intermedia e della presa in carico territoriale. Un altro problema è quello del personale. Infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali sono indispensabili perché l’aumento della capacità delle strutture non rimanga soltanto sulla carta. “Possiamo programmare nuovi servizi e nuovi posti – osserva Tagliaferri – ma senza professionisti della cura rischiamo di programmare soltanto sulla carta”.

Una popolazione sempre più anziana e la sfida dell’assistenza

Il confronto aperto dalle tre prese di posizione converge quindi su una questione: non basta stabilire quanti posti ci sono nelle Cra, ma occorre capire quale rete di assistenza esista prima, durante e dopo l’ingresso in struttura. Da una parte Bologna punta sull’aumento dei posti accreditati e su una gestione coordinata tra i sei distretti metropolitani. Dall’altra le opposizioni chiedono di misurare le liste d’attesa e di accelerare sull’assistenza territoriale e sulle nuove tecnologie. “Una lista d’attesa ospedaliera si vede in un sistema informatico – conclude Tagliaferri -. L’attesa di una famiglia che assiste giorno e notte un anziano non autosufficiente molto spesso non si vede da nessuna parte. Ma esiste lo stesso”.


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