Nel locale di via Nomentana 81 (oggi bottega bio) la quindicenne fu vista entrare il 7 maggio 1983. La commissione parlamentare aveva chiesto indagini al Catasto, rimaste senza risposta. Non è stato ancora svolto un sopralluogo
Una botola nel bar dei misteri c’è. Si spalanca su un grande locale sotterraneo, infestato da topi e scarafaggi, della cui esistenza finora non si aveva avuto contezza. E non manca neppure un’uscita secondaria sul retro, che dà su una chiostrina interna, di cui in 43 anni non si è mai parlato. Il giallo di Mirella Gregori, la quindicenne sparita un mese prima di Emanuela Orlandi nel remotissimo 1983, fa un salto in avanti. Nei mesi scorsi la commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa delle due ragazze aveva tentato, senza riuscirci, di ottenere dal Catasto planimetrie e documentazione in grado di chiarire una volta per tutte lo stato dei luoghi.
Il bar «Baffo» nel mirino
Sotto la lente c’è il locale nel quale Mirella Gregori entrò per l’ultima volta il 7 maggio 1983, per incontrare la sua amica Sonia De Vito, figlia del titolare del bar «Italia» (detto anche «da Baffo») che si trovava al civico 81, a pochi metri dal portone al 91, dove viveva la famiglia Gregori. Le due amiche si chiusero in bagno per circa un quarto d’ora, prima di uscire, dopo essersi (forse) cambiate d’abito.
A quel punto le tracce di Mirella svaniscono e la ragazza si dissolve nel nulla, in un enigma da incubo. Che fine ha fatto la quindicenne? Possibile nessuno l’abbia vista? Era andata verso la statua del Bersagliere a Porta Pia, all’appuntamento con il presunto Alessandro che le aveva citofonato, o a Villa Torlonia «con gli amici che suonavano la chitarra», come ipotizzato sulla base di testimonianze incerte e contraddittorie?
Il sotterraneo del mistero
Ora, dopo i tentativi a vuoto della Commissione parlamentare insediata da due anni e mezzo a palazzo San Macuto, il Corriere è in grado di svelare alcune novità a lungo attese. Primo: sotto il pavimento dell’esercizio commerciale al civico 81 della via Nomentana che un tempo fu il bar dei De Vito (oggi adibito a tavola calda bio), esiste effettivamente un piano sottostante, la cui metratura coincide con quella del piano superiore. Uno spazio molto grande, quindi: largo 3,5-4 metri e lungo non meno di 25, simile a un vagone. Si tratta di un antro senza sfiati né tantomeno finestre, del tutto inaccessibile perché – e qui veniamo alla seconda novità – è sopravvenuta una circostanza sorprendente: la botola dalla quale si accedeva nel piano interrato, come accertato dal Corriere parlando con persone ben informate, qualche anno fa è stata murata con una passata di cemento. Per ispezionare lo «scantinato dei misteri», dunque, bisognerebbe armarsi di piccone, sfasciare il pavimento e calarsi con delle funi.
L’uscita segreta
La terza novità è altrettanto rilevante, ai fini di una ricostruzione alternativa della scena in cui Mirella fu vista viva per l’ultima volta: si è sempre dato per scontato, infatti, che la ragazza uscì dal bar «Baffo» sul marciapiede di via Nomentana, ma in realtà il locale disponeva allora e dispone tuttora di una porticina sul retro, in fondo al «vagone». L’uscita secondaria immette in una chiostrina, non dotata di passaggi verso l’esterno (ma di finestre o scalette sì), simile se non identica a quella fotografata qui sotto, alla quale si accede dal civico 77, che si trova alla sinistra del fu bar dei De Vito.
Le domande si accavallano e inquietano. Mirella passò da qui? Chi la rapì utilizzò l’«uscita di sicurezza» o se ne liberò addirittura prima, utilizzando la «grotta» che a oggi non risulta negli atti catastali?

I dubbi della Commissione parlamentare
Il medesimo dubbio è venuto alla Commissione parlamentare d’inchiesta. Il caso Gregori è decifrabile con la formula del «delitto a km 0», come sintetizzato da Nicodemo Gentile, l’avvocato della sorella di Mirella, in alcune sue dichiarazioni? Ci troviamo alle prese con un omicidio perpetrato sotto casa della vittima, per un movente presumibilmente a sfondo sessuale o di sfruttamento? La Bicamerale – dopo aver saputo dal barista dell’epoca che Marco Accetti, l’attuale indagato, fu visto in quel bar – è andata precisamente in questa direzione, prima affidando al Catasto di Roma un’indagine conoscitiva sullo stato dei luoghi in via Nomentana 81/91 e poi, lo scorso aprile, convocando a Palazzo San Macuto Moreno Balestro, il capo del Settore servizi catastali della Direzione centrale.

Le domande
Gli onorevoli-detective hanno rivolto al dirigente essenzialmente due domande, entrambe poste dall’allora presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo (poi dimessosi), a nome di tutti, maggioranza e opposizione. La prima: «Al civico 81, è stata evidenziata o no la presenza di locali e cantine sotterranei?» E la seconda, altrettanto secca: «Ma andando fino in fondo, il locale è cieco o ci sono due uscite?»
Le mancate risposte del Catasto
In ambedue i casi, sorprendentemente, la risposta ha oscillato tra un «no» e un «ni». È completamente mancata l’affermativa che molti si aspettavano. La «spelonca» sotterranea c’è o no? «Come vedete dalle piantine proiettate a schermo, la nostra indagine è stata estesa anche ai piani seminterrati – è stata la risposta del dottor Balestri – ma non abbiamo riscontrato la presenza di cantine al piano seminterrato». E la seconda uscita? «Dalla documentazione catastale non si comprende. Bisognerebbe fare un sopralluogo. Presidente, il problema è che abbiamo rilevato alcune incoerenze…» Dove non riuscì una commissione parlamentare d’inchiesta, insomma, poté una verifica sul posto, che ha dato la possibilità di visionare la situazione di persona, ottenendo i relativi riscontri.

Il documento dei blogger
Il giallo di Mirella è a una svolta? A giudicare dalle attese esplicitate dalla Commissione parlamentare attorno al «bar Baffo», verrebbe da dire di sì. A questo punto pare probabile una visita in loco degli onorevoli (e della pletora di loro consulenti) per acquisire ufficialmente la novità e procedere in modo più spedito sulla pista del «delitto a km 0». I primi a porre il focus sul piano sottostante al locale, alimentando i dubbi dei parlamentari, erano stati la ricercatrice investigativa Rossella Pera (audita dalla Bicamerale il 13 novembre 2025) e il blogger-film maker Gianluca Lulli.
La verifica decisiva
Era stato quest’ultimo (il 17 aprile 2025) a rivolgere alla Direzione generale archivi – Archivio di Stato di Roma presso il ministero della Cultura la nota dal titolo «Immobile in via Nomentana 81 Roma. Foglio 578 particella 81. Ricerca catastale». A stretto giro, gli uffici avevano risposto e chiarito che l’edificio fine Ottocento (iniziato nel 1889) oggi al centro del giallo Gregori-De Vito fu costruito come «casa con sotterra, corte e botteghe di 88 vani su 7 livelli (sotterraneo, terreno, ammezzato, 1°/4° piano)» a scopo «di abitazione». I vani per le cantine sulla carta dovevano esserci, quindi. E infatti c’erano. Anche se alla Commissione non è risultato. Adesso, finalmente, ne giunge conferma, con l’inquietante corollario di congetture e terribili dubbi.
(fperonaci@rcs.it)
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