L’Assegno sociale si prepara a cambiare dal 2027, con effetti che riguarderanno sia chi già percepisce la prestazione sia chi si trova vicino al requisito per poterla richiedere. La misura è un sostegno economico di natura assistenziale destinato alle persone che hanno raggiunto una determinata età e si trovano in condizioni economiche considerate insufficienti. Non si tratta quindi di una pensione costruita sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa: per ottenere l’Assegno sociale contano soprattutto l’età, la residenza e la situazione reddituale. Nel 2026 il requisito anagrafico è fissato a 67 anni, mentre l’importo massimo è pari a 546,24 euro al mese per tredici mensilità. La prestazione viene riconosciuta in misura piena oppure ridotta in funzione dei redditi rilevanti.
Dal 2027 il quadro potrebbe modificarsi per effetto di due meccanismi distinti. Da una parte c’è l’adeguamento del requisito anagrafico collegato alla speranza di vita; dall’altra c’è la rivalutazione dell’importo, collegata all’andamento dell’inflazione. Il risultato sarà quindi una prestazione potenzialmente più alta, ma anche un requisito anagrafico leggermente più severo. È proprio questo intreccio a rendere importante distinguere l’aumento dell’assegno dalle condizioni necessarie per ottenerlo. Le nuove cifre definitive non sono ancora disponibili in tutti i loro dettagli, perché la rivalutazione dipenderà dai dati ufficiali che saranno determinati nei prossimi mesi.
Un mese in più può far slittare il primo pagamento
La novità più delicata riguarda l’età. Secondo lo scenario prospettato per il 2027, il requisito potrebbe passare dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese. Si tratta di una modifica apparentemente minima, ma per chi raggiunge il requisito proprio nei mesi interessati dal cambiamento può tradursi in uno slittamento concreto dell’accesso alla prestazione. Una persona che compie 67 anni quando sarà già in vigore il nuovo requisito non potrà infatti considerarsi automaticamente titolare del diritto: dovrà attendere il compimento dei 67 anni e un mese, sempre che nel frattempo siano rispettate anche tutte le altre condizioni previste.
C’è poi un secondo elemento da considerare, spesso sottovalutato. Il raggiungimento dell’età non significa che il pagamento parta necessariamente nello stesso mese. L’Assegno sociale decorre infatti dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, secondo le regole previste per la prestazione. Nel caso prospettato dalla nuova disciplina, quindi, l’effetto complessivo può essere quello di perdere, o meglio di rinviare, una mensilità rispetto a quanto sarebbe accaduto applicando il vecchio requisito. È questo il motivo per cui il riferimento al rischio di “saltare un mese” deve essere letto soprattutto come un possibile slittamento della decorrenza: non significa che chi già percepisce regolarmente l’Assegno sociale perda automaticamente una mensilità, ma che chi deve ancora maturare il diritto può dover attendere più a lungo prima di ricevere il primo pagamento.
L’importo sale, ma la cifra definitiva non è ancora certa
La seconda novità riguarda l’importo. L’Assegno sociale viene rivalutato e, di conseguenza, anche il valore massimo della prestazione è destinato a crescere. Nel 2026 la cifra è di 546,24 euro mensili per tredici mensilità. Per il 2027, tuttavia, non è ancora possibile indicare come definitiva una somma precisa, perché occorre attendere il dato ufficiale sulla rivalutazione. Una simulazione basata su un aumento del 2,8% porta l’importo teorico mensile a circa 561,53 euro. Si tratta però di un’ipotesi e non di una cifra già definitivamente stabilita.
La differenza è importante perché l’importo massimo non coincide necessariamente con quello che ogni beneficiario riceverà. L’Assegno sociale è infatti legato alla situazione reddituale: chi possiede determinati redditi può ricevere una somma inferiore rispetto al massimo previsto, mentre al superamento delle soglie stabilite può perdere il diritto alla prestazione. Per questo l’aumento nominale dell’assegno non deve essere interpretato come un incremento identico per tutti. Il beneficio effettivo dipenderà dalla posizione individuale e, per le persone coniugate, anche dalla situazione reddituale della coppia.
Nuovi limiti di reddito per single e coniugati
La rivalutazione dell’importo produce un effetto anche sui limiti di reddito. Le soglie vengono infatti collegate all’ammontare annuo dell’Assegno sociale. Prendendo come riferimento la simulazione di 561,53 euro mensili per tredici mensilità, si arriverebbe a un importo annuo di circa 7.300 euro. Per una persona non coniugata, questa cifra rappresenterebbe indicativamente la soglia entro la quale può essere riconosciuta la prestazione, tenendo conto delle regole sulla riduzione dell’assegno. In presenza di redditi inferiori alla soglia, il beneficio può infatti essere corrisposto in misura parziale o, quando ricorrono le condizioni previste, nella misura massima.
Per una persona coniugata il calcolo è diverso perché non basta osservare il reddito individuale. Deve essere considerato anche il reddito del coniuge e il confronto viene effettuato sulla base del reddito complessivo rilevante ai fini della prestazione. Nella simulazione collegata al nuovo importo, la soglia complessiva potrebbe arrivare a circa 14.600 euro annui. Questo significa che non è sufficiente guardare alla singola pensione o al singolo reddito mensile del coniuge: bisogna ricostruire il reddito annuale rilevante della coppia e verificare come si colloca rispetto al limite. L’Inps chiarisce infatti che, per l’attribuzione dell’Assegno sociale, il diritto viene accertato sul reddito personale per i non coniugati e sul cumulo con il reddito del coniuge per le persone sposate.
Ape sociale, tempo fino al 15 luglio per fare domanda (prima della scadenza definitiva)
Chi deve prestare attenzione alle nuove regole
Il 2027 si presenta quindi come un anno di transizione per l’Assegno sociale. L’aumento dell’importo rappresenta un elemento favorevole per chi possiede i requisiti, ma non deve far dimenticare che contemporaneamente potrebbe aumentare anche l’età necessaria per accedere alla prestazione. Per chi compirà 67 anni nel periodo interessato dalla modifica, un solo mese può determinare uno slittamento della maturazione del requisito e, di conseguenza, della prima erogazione. La situazione reddituale resterà inoltre decisiva, perché il possesso dell’età non basta da solo a ottenere il sostegno.
Le cifre oggi utilizzabili per il 2027 devono essere considerate come una previsione quando derivano da una rivalutazione ipotizzata. Il valore definitivo dell’assegno e le relative soglie reddituali saranno determinati sulla base degli aggiornamenti ufficiali. È quindi particolarmente importante non confondere le simulazioni con gli importi già stabiliti. Chi si trova vicino ai 67 anni, chi prevede di presentare la domanda nel 2027 o chi già riceve la prestazione e deve verificare la propria posizione reddituale dovrà prestare attenzione alle comunicazioni ufficiali e alle date effettive di entrata in vigore delle nuove regole. In questo modo sarà possibile capire se l’aumento dell’assegno compenserà, nel proprio caso, lo slittamento del requisito anagrafico e soprattutto evitare di programmare il primo pagamento sulla base di una decorrenza non ancora maturata.
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