Pensioni basse, l’assegno può aumentare anche dopo anni: chi può avere la maggiorazione sociale


L’accredito arriva ogni mese sul conto corrente e, soprattutto quando la pensione è stata liquidata ormai da diversi anni, quella cifra finisce per sembrare definitiva. Eppure non sempre lo è. Per alcuni pensionati con redditi particolarmente bassi esiste infatti una prestazione che può aumentare l’importo percepito: la maggiorazione sociale della pensione.

Non è un nuovo bonus, non riguarda automaticamente tutte le pensioni basse e soprattutto non basta guardare quanto viene accreditato ogni mese per sapere se se ne ha diritto. Contano età, reddito personale, eventuale reddito del coniuge e tipo di trattamento pensionistico.

Nel 2026 il tema è diventato ancora più interessante perché la Legge di Bilancio ha aumentato di 20 euro mensili l’incremento della maggiorazione sociale previsto per i pensionati economicamente più fragili e ha contemporaneamente innalzato di 260 euro i relativi limiti di reddito. Per chi già ne beneficia, questo ulteriore aumento viene riconosciuto d’ufficio dall’INPS.

Che cos’è la maggiorazione sociale della pensione

La maggiorazione sociale esiste da molti anni ed è stata introdotta per sostenere chi percepisce determinati trattamenti pensionistici e dispone di redditi molto contenuti.

La disciplina di base risale alla legge 544 del 1988. Successivamente l’articolo 38 della legge 448 del 2001 ha previsto un ulteriore incremento per i pensionati in particolari condizioni economiche, quello che ancora oggi viene spesso indicato come incremento al milione.

Sono due livelli che è utile non confondere.

La maggiorazione ordinaria può spettare, in presenza degli altri requisiti, già a partire dai 60 anni. Per il 2026 l’INPS indica un importo massimo di 25,83 euro mensili dai 60 anni e di 82,64 euro dai 65 anni. Non significa, però, che queste somme vengano aggiunte integralmente a qualunque pensione: l’importo effettivo dipende dal reddito del pensionato e, se coniugato, anche dal reddito complessivo della coppia.

Avere una pensione bassa da solo non basta

È probabilmente il passaggio più importante dell’intero argomento. Una pensione di 600 o 700 euro al mese non dà automaticamente diritto alla maggiorazione sociale.

Per la maggiorazione ordinaria, le tabelle INPS per il 2026 fissano, a 60 anni, un limite di reddito personale pari a 8.289,84 euro annui e, per il pensionato coniugato, un limite complessivo di 15.390,96 euro.

Dai 65 anni i valori salgono rispettivamente a 9.028,37 euro di reddito personale e 16.129,49 euro per il reddito cumulato con il coniuge. Per chi è sposato devono quindi essere verificate entrambe le condizioni previste.

Sono numeri che aiutano a capire perché non sarebbe corretto ridurre tutto alla domanda “quanto prendi di pensione?”. La verifica è reddituale e può richiedere di considerare altre entrate oltre al trattamento previdenziale.

Dai 70 anni può entrare in gioco l’incremento della maggiorazione sociale

Un secondo meccanismo riguarda l’incremento della maggiorazione sociale previsto dall’articolo 38 della legge 448/2001.

La regola generale individua nei 70 anni l’età di riferimento, anche se la normativa consente in alcuni casi di ridurla in presenza di determinata anzianità contributiva. Esistono inoltre disposizioni specifiche per alcune categorie di persone con invalidità totale, che seguono regole differenti e che meritano quindi una verifica separata della posizione individuale.


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Ed è proprio su questo incremento che è intervenuta la Legge di Bilancio 2026.

Dal 1° gennaio l’importo mensile previsto dalla normativa è stato aumentato di 20 euro, mentre il corrispondente limite reddituale annuale è cresciuto di 260 euro. L’INPS ha chiarito che chi era già titolare sia della maggiorazione sia del relativo incremento non deve presentare una nuova domanda per ottenere questi 20 euro: l’adeguamento viene effettuato d’ufficio.

Per il 2026, dopo l’intervento della legge di Bilancio, il limite personale collegato a questo incremento arriva a 9.987,77 euro annui; per il pensionato coniugato il limite complessivo arriva a 17.088,89 euro, fermo restando il rispetto anche del requisito personale. I valori derivano dall’aumento di 260 euro disposto dalla legge rispetto alle soglie determinate con la rivalutazione annuale.

È bene però evitare un altro equivoco: 9.987,77 euro non rappresentano una pensione minima garantita indistintamente a tutti gli ultrasettantenni. L’importo della maggiorazione viene determinato sulla base della situazione reddituale e può essere inferiore al massimo teoricamente previsto.

Chi dovrebbe controllare la propria pensione

Il tema interessa soprattutto chi percepisce una pensione modesta e ha pochi o nessun altro reddito, in particolare dopo i 60, 65 o 70 anni.

Una verifica può avere senso anche quando la situazione familiare o reddituale è cambiata nel tempo. Una pensione liquidata molti anni fa, infatti, può essere rimasta sostanzialmente la stessa mentre possono essere venuti meno altri redditi che in precedenza impedivano il riconoscimento di una prestazione collegata al reddito.

Non bisogna invece partire dal presupposto che l’INPS conosca necessariamente in tempo reale ogni variazione utile alla concessione di tutti i benefici. Le prestazioni legate al reddito richiedono infatti che le informazioni reddituali necessarie siano correttamente disponibili e aggiornate.

Proprio in queste settimane l’INPS sta richiamando alcuni pensionati alla presentazione dei dati RED relativi ad anni precedenti. Su Agendaonline.it abbiamo spiegato chi deve fare attenzione alla scadenza del 15 settembre e cosa può accadere se i redditi richiesti non vengono comunicati.

Come verificare se la maggiorazione sociale spetta davvero

Prima di presentare qualsiasi richiesta conviene controllare la propria posizione pensionistica e reddituale.

Il punto di partenza può essere il cedolino della pensione e l’area personale MyINPS, dove sono disponibili i dati del trattamento e le eventuali comunicazioni dell’Istituto. Anche una variazione apparentemente piccola dell’importo mensile può dipendere da maggiorazioni, conguagli o altre prestazioni: per questo abbiamo già visto quali voci controllare nel cedolino della pensione.

Quando invece si ritiene di possedere i requisiti ma la maggiorazione non compare sulla pensione, la soluzione più prudente è verificare direttamente con INPS oppure rivolgersi a un patronato, portando con sé i dati relativi alla pensione, agli altri redditi personali e, quando richiesto, a quelli del coniuge.

È una precauzione importante perché per le prestazioni collegate al reddito anche pochi elementi possono modificare il risultato della verifica.

La cosa da ricordare, dunque, è semplice: una pensione bassa non dà automaticamente diritto a un aumento, ma nemmeno l’importo che arriva ogni mese deve essere considerato necessariamente definitivo. Quando età e redditi rientrano nelle condizioni previste dalla legge, controllare se sulla pensione siano presenti tutte le maggiorazioni spettanti può essere tutt’altro che una formalità.


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