La Banca centrale europea (Bce) si prepara da annunciare il secondo rialzo dei tassi del 2026 (25 punti base), con un mercato che appare però già proiettato sulle prossime mosse.
La crisi energetica scatenata dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente ha messo sotto pressione l’inflazione nell’eurozona che ad agosto è salita al 3,3%, valore che resta distante dal target Bce del 2%.
Dopo lo stop di luglio, un secondo rialzo dei tassi porterebbe il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%, mentre quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale raggiungerebbero il 2,65% e al 2,90% rispettivamente. Se il clima di incertezza a livello geopolitico dovesse prolungarsi e l’inflazione dovesse mantenersi su livelli elevati, inoltre, gli analisti non escludono una ulteriore stretta entro la fine dell’anno.
“La rinnovata escalation del conflitto con l’Iran ha accresciuto i rischi al rialzo per l’inflazione, in particolare attraverso possibili effetti di secondo impatto sui salari, mentre i dati più recenti sull’attività economica indicano una crescita che non solo rimane solida, ma si sta anche ampliando a un numero maggiore di settori”, commenta Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, a due giorni dal meeting del consiglio direttivo della Bce che si riunirà a Berlino il 10 settembre. Per Wolburg la Presidente Christine Lagarde potrebbe mantenere un approccio prudente ma orientato a ulteriori strette monetarie, lasciando aperta la porta a nuovi rialzi dei tassi. “Un eventuale ingresso in territorio restrittivo debba essere interpretato principalmente come un aggiustamento di gestione del rischio, piuttosto che come l’avvio di un nuovo ciclo di rialzi dei tassi”, precisa l’economista.
Ma cosa cambierebbe per il mercato dei mutui?
Mutui e rialzo tassi Bce: lo scenario
Secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline, ad agosto il TAN medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni è salito si è mantenuto stabile al 2,80%, dopo che il rialzo dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea lo scorso 11 giugno aveva portato a un aumento del TAN medio a luglio.
Guardando ai mutui a tasso fisso, invece, nell’ultimo mese si osserva un rialzo di una decina punti base, con la media che dal 3,35% di luglio è passata al 3,46%. A incidere sull’aumento è stato soprattutto il rialzo dei Bund tedeschi a 30 anni, benchmark di riferimento per gli indici IRS utilizzati dalle banche nella determinazione dei tassi dei mutui a tasso fisso. Nelle ultime settimane il rendimento dei titoli di Stato tedeschi a lunga scadenza ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi quindici anni, riflettendo il clima di
incertezza geopolitica che continua a influenzare le aspettative degli investitori.
Con rialzo tasso variabile sopra il 3%, con due aumenti si avvicinerebbe riequilibrio con fisso
Se le previsioni del mercato fossero confermate e Francoforte decidesse giovedì per un rialzo dei tassi di riferimento, il TAN medio del tasso variabile sarebbe destinato a salire, raggiungendo un valore oltre il 3% e avvicinandosi a quello del fisso. Stando alle simulazioni di MutuiOnline, infatti, un aumento del costo del denaro pari a 25 punti base porterebbe il tasso medio dei mutui indicizzati all’Euribor indice di riferimento dei mutui a tasso variabile, che segue fedelmente l’andamento dei tassi Bce – ad attestarsi al 3,05%. In questo scenario, il gap con il fisso in termini di tasso d’interesse medio calerebbe dai 66 punti base di oggi a 41 punti base.
In particolare, sulla rata mensile di un finanziamento da 120.000 euro con durata ventennale la convenienza del variabile sul fisso si ridurrebbe dai 40 euro attuali (653 euro contro 693 euro), a 25 euro, con la rata del tasso indicizzato all’Euribor che salirebbe a 668 euro. Sugli interessi totali del mutuo il risparmio passerebbe dai circa 9.600 euro attuali a 5.900.
Le curve forward dell’Euribor relative al 2026 indicano, poi, un aumento dell’indice a un mese dal 2,32% attuale al 2,69% entro fine anno, mentre per la scadenza trimestrale è previsto un incremento dal 2,65% al 2,90%.
In questo scenario, non è da escludere che entro l’inizio del 2027 oltre al rialzo previsto giovedì se ne possa concretizzare un altro da 25 punti base. “Se ciò dovesse accadere, il TAN medio dei mutui a tasso variabile salirebbe al 3,30% e, ipotizzando che il fisso rimanga stabile, il gap si ridurrebbe ad appena 16 punti base. Sul mutuo considerato in precedenza, ciò significherebbe una differenza pari a 10 euro sulla rata mensile, con quella del variabile che si alzerebbe a 683 euro, e un risparmio rispetto al fisso che calerebbe a poco più di 2.350 euro sugli interessi totali del mutuo”, segnalano gli esperti del sito per la comparazione di mutui online.
“L’eventuale rialzo dei tassi da parte della Bce nella riunione di giovedì ridurrebbe il vantaggio economico dei mutui a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso. Per questo motivo i finanziamenti a rata bloccata continuano a rappresentare la scelta consigliata nonché quella preferita dai mutuatari italiani: secondo i dati di MutuiOnline nei primi otto mesi del 2026 questa tipologia di finanziamento ha raccolto il 92,2% delle richieste totali di mutuo, contro appena il 3,6% del variabile. Si tratta di una preferenza spiegabile con la maggiore tranquillità offerta da una rata costante per tutta la durata del finanziamento e da livelli di tasso che, pur in rialzo rispetto allo scorso anno, restano storicamente accettabili”, commenta Matteo Favaro, COO & managing director financial products Italy di MutuiOnline.
Favaro conclude: “Per chi cerca oggi stabilità, il tasso fisso resta dunque la soluzione più indicata, mentre il variabile può essere valutato da chi è disposto ad assorbire possibili aumenti della rata. Inoltre, qualora i tassi dovessero scendere in futuro, sarà sempre possibile beneficiare di condizioni migliori attraverso la surroga, trasferendo gratuitamente il mutuo presso un’altra banca”.
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