Nel 2025 i fondi pensione negoziali proseguono la loro espansione, raggiungendo 81,5 miliardi di euro di patrimonio e un rendimento medio del 4,8%. Pur mantenendo un approccio tipicamente prudente con prevalenza di investimenti obbligazionari, il portafoglio evidenzia una progressiva crescita della componente azionaria e un maggiore ricorso agli strumenti di mercato privato
Prosegue anche nel 2025 la crescita dei fondi pensione negoziali, sostenuta dall’aumento delle iscrizioni, dai flussi contributivi e dall’andamento positivo dei mercati finanziari. Secondo i dati pubblicati nel Tredicesimo Report sugli investitori istituzionali italiani curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, i 33 fondi operativi raggiungono 4,514 milioni di iscritti, circa 270mila in più rispetto al 2024. La crescita è sostenuta anche dalle adesioni contrattuali, che salgono a circa 1,925 milioni; di queste, però, circa 790mila non risultano alimentate da alcun contributo nel corso dell’anno.
Il dato più significativo riguarda il patrimonio: l’attivo netto destinato alle prestazioni raggiunge 81,517 miliardi di euro, con una crescita del 9,28%. Dopo la contrazione del 2022, determinata dalla forte correzione dei mercati finanziari, le risorse dei fondi negoziali sono quindi tornate a crescere per il terzo anno consecutivo, sostenute sia dai flussi contributivi sia dalla positiva dinamica dei mercati. Entrando nel dettaglio dell’entità contributiva, nel corso del 2025 i fondi negoziali hanno registrato 7,875 miliardi di euro di afflussi, per un contributo medio che si attesa a 2.390 euro e aumenta a 3.560 se si escludono gli aderenti contrattuali. La principale fonte di alimentazione del sistema è rappresentata dal TFR, che incide per quasi il 60% dei flussi complessivi, seguito dal contributo datoriale (19,39%) e da quello del lavoratore (19,26%).
I 33 fondi negoziali contano complessivamente 102 comparti: 33 garantiti, 26 bilanciati, 23 azionari, 14 obbligazionari misti e 6 obbligazionari puri. Nella ripartizione per comparti si conferma la prevalenza delle strategie più prudenti; infatti, i comparti bilanciati e obbligazionari rappresentano un peso pari al 46% e al 27,3% dell’ANDP, seguiti dai garantiti (15,1%) e dagli azionari che, passati dal 6,8% del 2022 all’11,5% del 2025, dimostrano un progressivo aumento d’interesse.
Al 2025, 11 i fondi pensione che offrono la possibilità di aderire a un percorso life-cycle (Byblos, Espero, Pegaso, Perseo Sirio, Solidarietà Veneto, Telemaco, Previmoda, Fondenergia, Fondoposte, Eurofer e Gomma Plastica), per un totale di 75.300 adesioni. Il tema assume ulteriore rilevanza alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge 199/2025 (Legge di Bilancio per il 2026), in vigore dall’1 luglio 2026: per i nuovi iscritti tramite meccanismi di adesione automatica, i contributi e il TFR dovranno essere investiti in percorsi o linee life-cycle, articolati secondo diversi profili di rischio-rendimento e calibrati sull’età e sull’orizzonte temporale dell’aderente.
Asset allocation e focus geografico
La struttura degli investimenti conferma la tradizionale prudenza dei fondi negoziali, ma evidenzia anche un progressivo incremento della componente azionaria, che per il terzo anno consecutivo cresce di incidenza nei patrimoni dei fondi, arrivando al 26% delle risorse in gestione nel 2025. In ogni caso, i titoli obbligazionari rimangono l’asset class predominante, rappresentando il 58% delle risorse, divise tra il 40,5% di titoli di Stato e il 17,6% di obbligazioni societarie. Si riduce invece il peso degli OICR a 7,8%, dal 9,1% del 2024, così come quello degli investimenti monetari, che passano dal 4,4% al 3%.
Figura 1 – La composizione delle risorse in gestione dei fondi pensione negoziali 2017-2025
L’analisi geografica conferma la forte diversificazione internazionale, evidenziando come nell’obbligazionario prevalgano gli emittenti dell’area euro, pari al 41,8% del portafoglio titoli (il cui 12,2% è rappresentato da titoli di debito italiani), seguiti da quelli statunitensi con il 15,4%. Nell’azionario, invece, la componente USA è nettamente prevalente e raggiunge il 17,8%, mentre i titoli dell’area euro rappresentano il 7%, incluso l’1,6% di titoli italiani.
Gli investimenti nei private market
Nel 2025 prosegue l’apertura dei fondi pensione negoziali verso i private market. Circa 860 milioni di euro sono rappresentati da quote di fondi di investimento alternativi sottoscritte direttamente da 17 fondi.
Tra le diverse tipologie di FIA prevalgono i fondi infrastrutturali, che rappresentano il 43,09% dell’esposizione, seguiti dai fondi di private equity (25,96%) e dal private debt (23,45%). La parte restante riguarda principalmente investimenti a impatto sociale e, dal 2025, anche venture capital. Particolarmente significativo è il ruolo delle iniziative rivolte a spingere il risparmio previdenziale verso l’economia reale: circa 200 milioni sono riconducibili a fondi di fondi di private debt, private equity e infrastrutture gestiti da Fondo Italiano d’Investimento SGR e CDP Real Asset SGR nell’ambito del Progetto Economia Reale, promosso da Assofondipensione e Cassa Depositi e Prestiti.
Cresce anche il ricorso ai mandati di gestione in private asset: a fine 2025 risultano 34 convenzioni di gestione FIA, rispetto alle 26 del 2024, sottoscritte da 14 fondi negoziali per un ammontare complessivo di circa 1,3 miliardi di euro. Una parte di questi mandati è stata sviluppata attraverso iniziative comuni dedicate a private equity, private debt e infrastrutture.
Gestione e performance
Nonostante la quasi totalità del patrimonio risulti affidata a gestori esterni, la quota d’investimento direttamente investita dai fondi cresce ogni anno, raggiungendo nel 2025 circa 878 milioni di euro, pari all’1,08% dell’ANDP. Di questi, ben 860 milioni sono riconducibili a investimenti in fondi di investimento alternativi.
La parte prevalente del patrimonio continua quindi a essere gestita attraverso mandati affidati a operatori esterni. Al 2025 si contano attivi 301 mandati, assegnati a 47 società, 34 estere e 13 italiane. I mandati obbligazionari rappresentano il 56% del totale e, insieme ai bilanciati obbligazionari, concentrano circa il 70% del patrimonio gestito. Seguono i mandati bilanciati (18,6%), azionari (12,62%) e alternativi (10,96%).
Figura 2 – La tipologia dei mandati (anno 2025)

La gestione del patrimonio risulta inoltre fortemente concentrata tra i principali operatori: i primi dieci gestiscono quasi l’80% delle risorse complessive. Eurizon Capital si conferma al primo posto per AUM e numero di mandati, seguita da Amundi, Generali, BNP Paribas e Unipol che completano le prime cinque posizioni e rappresentano oltre metà del mercato.
Gli oneri di gestione finanziaria ammontano a circa 148 milioni di euro, di cui 136 milioni per commissioni di gestione e 12 per la banca depositaria. Nonostante l’aumento complessivo della spesa, legato anche alla crescita del patrimonio e delle commissioni di gestione e di performance, il costo medio dei mandati risulta in lieve diminuzione. Al netto degli investimenti alternativi, scende infatti allo 0,14% del patrimonio, dallo 0,15% del 2024 e dallo 0,16% del 2023. I mandati garantiti restano i più onerosi, con una commissione media dello 0,41%, mentre per le altre tipologie la commissione media si colloca tra lo 0,07% e lo 0,11%.
La struttura degli investimenti e l’andamento dei mercati si riflettono infine nelle performance dei diversi comparti, che nel 2025 sono state tutte positive. Il rendimento medio è stato pari al 4,8%, con i comparti azionari al 7,7%, seguiti dai bilanciati al 5%, dagli obbligazionari misti al 4,7%, dai garantiti al 2,3% e dagli obbligazionari puri al 2,2%.
Tabella 1 – I rendimenti medi annui composti e cumulati dei fondi pensione negoziali, valori %

L’analisi di lungo periodo consente di valutare i risultati finanziari in una prospettiva più ampia. A dieci anni, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi negoziali è pari al 2,4%, superiore all’inflazione e alla media quinquennale del PIL e in linea con la rivalutazione del TFR. Il rendimento cumulato decennale raggiunge il 27,4%, contro il 22,4% dell’inflazione e il 21,1% della media quinquennale del PIL.
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